Orfani: il suo stile e le difficoltà tecniche

TORINO COMICS MAMUCARI RECCHIONI – Al Torino Comics, Davide Gianfelice e Franco Buratta hanno parlato anche delle difficoltà stilistiche e delle loro soluzioni nella serie di Orfani.

Il fumetto ha sempre avuto una linea grafica precisa con un’impostazione molto simile ai videogiochi e ai film e questo è stato uno dei suoi elementi caratterizzanti. Le difficoltà per i disegnatori sono state rappresentate in particolare dalla divisione tra Passato e Presente e dalla coralità della serie.

La prima, pur essendo un  ottimo modo per mantenere la suspance, rende difficile disegnare i personaggi che devono passare nel corso di un unico albo da bambini ad adulti, mantenendo la propria caratterizzazione e restando il più possibile uguali a se stessi.

La seconda prevede scene piene di personaggi e quindi difficili e lunghe da disegnare, che possono rallentare o confondere il lettore. In questo caso può essere d’aiuto il colore che serve a distinguere i piani e a staccare le figure dalla massa, ma, allo stesso tempo, tener conto del colore significa  definire ogni dettaglio della tavola e chiuderne i contorni per dare indicazioni precise ai coloristi.

Per mantenere stile e personaggi omogenei  i disegnatori hanno, dunque, adottato un metodo di lavoro mai usato prima dagli artisti bonelliani.

I fumettisti hanno lavorato per lo più in contemporanea condividendo il loro lavoro (tavole, bozzetti, studi dei personaggi, ecc…) su Dropbox così che tutto il materiale fosse immediatamente disponibile per tutti. Intere cartelle dedicate ad alieni, armature, armi, tecnologie, navicelle spaziali ecc…, hanno aiutato i disegnatori a creare un universo coerente e dal design semplice e d’impatto, semplificando il  lavoro di supervisione di Mammucari e Recchioni.

Beatrice Spezzacatena

Sono una studentessa di giurisprudenza che ama il giornalismo e i fumetti. Ho iniziato da piccola con Topolino, ho divorato tutte le altre uscite della Disney (Da Monster Allergy a X Mickey) e non mi sono più fermata. La curiosità è un mio brutto vizio.

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