Tavole originali: Tecnica

hugo-prattEccoci arrivati a considerare uno degli aspetti più riservati a chi è già un po’ allenato, per quelli che sono in grado di distinguere al volo un caso, un dettaglio, un concetto. Proviamo quindi a colmare questa distanza. La tecnica è quel processo creativo, quel linguaggio espressivo che un autore possiede per raccontare quello che sulla carta bianca non c’è e che poco per volta verrà fuori. Fortunatamente esiste una gamma di campioni potenzialmente infinito sui quali ci si può esercitare. Comprendere il processo di sintesi richiede tempo ed esercizio, ma ricompensa lo sforzo con smisurata soddisfazione; dobbiamo sempre ricordarci che alla base di tutto, ad alimentare questa voglia di sapere, ci deve essere esclusivamente uno spirito ludico o quanto meno l’entusiasmo sincero di chi ha voglia di divertirsi. Se si è deciso di approfondire la conoscenza ben al di là della semplice impressione personale, c’è da fare quello sforzo che si compie quando da semplici appassionati d’arte, ci si diletta sui testi per misurare la grandezza di un autore altrimenti indecifrabile. Saper distinguere al volo un autore da un altro è senza alcun dubbio il primo passo e solo la curiosità personale e la tenacia nel ricercare i nomi degli artisti può aiutare, ma nello specifico, testi dedicati ad autori sono l’ideale.

In certi casi le differenze sono lampanti, evidenti, lapalissiane, ma in certi altri la distinzione diventa una delicatissima opera di occhi esperti, volti alla ricerca di un modus operandi, di un gesto, di un particolare che inchioda la certezza di aver individuato il nome giusto. Questo naturalmente se la tavola non è firmata, tutt’altro discorso però è riconoscere se una tavola è originale o meno, compito estremamente riservato a pochissimi esperti. Ma la tecnica non è solo il mezzo per ottenere un disegno, piuttosto è la sintassi che compone quel famoso linguaggio che un disegnatore imprime alla propria capacità. Ci sono innumerevoli nomi che cedono il passo al più oscuro anonimato, seppur dotati di vena creativa, però diventare campioni fa parte di una categoria a sé. Proprio lì si distinguono i maestri, coloro che nell’immediato o postumi si laureano come punti di riferimento per tutti gli altri. Eletto a furore di popolo è il grande Hugo Pratt, sintesi espressiva allo stato di grazia, maestro assoluto di sicurezza, spada affilata e sicura che squarcia il bianco del foglio con dirompente disinvoltura. Tecnica semplice all’apparire, ermetica fino all’inverosimile eppure colma di matrice evocativa. Molta differenza in termini prettamente economici la fa l’utilizzo dei materiali, difatti una vignetta o una tavola delle stesse dimensioni, con soggetti simili mostra una forte discrepanza tra una soluzione a china o matita, rispetto ad un risultato ottenuto attraverso l’acquerello o una tavola ad acrilico o magari ad olio. Questo avviene anche perché generalmente le soluzioni policrome vengono utilizzate per copertine, illustrazioni, manifesti o pubblicazioni di rilievo.

Pratt schizzo

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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