[Esclusiva] C4 chiacchere con… I Raggi Fotonici

RFFFFCome vi avevamo annunciato nell’articolo che sanciva l’ingresso di C4 Comic tra i media partner di Carrara Show 2015, abbiamo la fortuna di intervistare in esclusiva alcuni degli ospiti che animeranno dal 30 maggio al 2 giugno il più grande complesso fieristico della Toscana. I primi con i quali abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro interessantissime chiacchere sono i Raggi Fotonici, gruppo ultradecennale che ha contribuito a fare la storia delle sigle di cartoni animati. A rispondere nella nostra intervista è il front man della band Mirko Fabbreschi.

RaggiFotoniciM.jpgC4 Comic: Ciao ragazzi, benvenuti su C4 Comic e grazie mille per averci concesso quest’intervista. Siamo davvero onorati di ospitare quella che forse è la cartoon-band più longeva in Italia. Il vostro lavoro non si è fermato solo ai cartoni animati: sappiamo che avete lavorato anche in ambito televisivo in veste di conduttori, siete stati testimonial di campagne sociali per la Peta (Animalisti Italiani) e moltissimo altro ancora. Presentarvi è davvero problematico, tanti sono i campi in cui vi siete adoperati, lasciamo quindi a voi questo piacere!
Raggi Fotonici: Come ripeto spesso, affinchè noi stessi non lo si dimentichi, noi della band siamo dei privilegiati. Non trovo un aggettivo più azzeccato per poterci rappresentare. Tra gli anni Settanta e Ottanta eravamo allora solo dei bambini con la passione per i fumetti e i cartoni animati. Sulle nostre strade si è inserita poi la musica. Oggi, da professionisti adulti, riusciamo a vivere la nostra esperienza coniugando queste due grandi passioni: la musica e il mondo dell’animazione! E lo facciamo ininterrottamente da quasi vent’anni. Come altro definireste voi un progetto del genere???

C4C:Nel corso degli anni sono cambiate sensibilmente tanto le sigle quanto i cartoni animati. Come avete vissuto il cambio radicale che hanno subito le opere animate? Questo cambiamento ha influito sul vostro modo di comporre?
RAGGI_FOTONICI 2RF: Sfato questo falso mito: sono cambiati radicalmente i cartoni animati, non le sigle e tanto meno la modalità di scrittura della sigle tv. Il cambiamento è tutta apparenza, tecnicamente è cambiato davvero poco. Mi spiego meglio. Il mondo dell’animazione negli ultimi decenni è profondamente cambiato. Sono cambiate le modalità e il mercato delle produzioni seriali, di conseguenza si è vista una trasformazione anche nelle sigle. Una volta chi era chiamato a scrivere una sigla partecipava ad una sorta di gara d’appalto: il discografico contattava infatti alcuni musicisti e chiedeva loro un provino della sigla. Quella ritenuta migliore veniva poi messa in onda. Adesso la procedura è differente: il musicista viene contattato direttamente dalla produzione dell’opera di animazione o da chi ne cura l’edizione italiana (nel caso di serie non italiane) e a lui soltanto viene commissionata la sigla. Non è detto che quella migliore sia la prima presentata, magari andrà riscritta o ritoccata più volte ma l’epoca delle sfide a chi si aggiudica la commissione del lavoro è finita da oltre venti anni. Se c’è una cosa che non è affatto cambiata è la modalità di scrittura di una sigla. L’artista incaricato partecipa ad una riunione, ascoltando le esigenze del produttore, del regista o del funzionario televisivo che cura l’edizione della serie. Durante questo incontro vengono consegnati un video con alcune immagini della serie, se già esistono vengono proposte le prime puntate, la videosigla e la sinossi, ossia un documento contenente le informazioni fondamentali sulla storia. È in questa fase che al musicista vengono indicati eventuali suoni o effetti da utilizzare, ma sopratutto che tipo di atmosfere sia preferibile evocare e su quale genere di musica orientarsi. All’autore del testo invece vengono indicati eventuali concetti e parole chiave. Solo dopo questa fase, ieri come oggi, si uniscono le sinergie creative per la scrittura vera e propria della sigla. La sigla tv rispetta tutt’ora regole di scrittura, tramandate di anno in anno dagli anni Settanta ad oggi. Non voglio però tediarvi con nozioni tecniche (ampiamente descritte nel mio libro “Cartoon Heroes – gli artisti di trent’anni di sigle tv”), ma voglio precisare che ancora oggi si utilizza spesso il testo per riassumere la storia e per darne gli elementi chiave di codifica, si utilizzano inoltre le primissime battute musicali per richiamare il titolo o il claim della serie tv, si fa ancora uso di alcune “regole empatiche”: per esempio rispetto alla velocità del brano, alla sonorità, al fatto che una serie per ‘femminucce’ sarà cantata da una voce femminile, mentre di contro una serie ‘robotica’ o sportiva avrà una narrazione canora maschile… Ma soprattutto una sigla, ieri come oggi, suona radiofonica. Un concetto ancora valido è che le sigle debbano essere musica, cioè devono essere prima di tutto delle canzoni. Se ‘Ufo Robot’ o ‘Anna dai capelli rossi’ assomigliavano ai brani che i miei genitori ascoltavano in radio quando io ero bambino, oggi i brani dei Raggi Fotonici sono rock come la musica che ascoltano i fratelli maggiori del nostro pubblico di riferimento. I brani di Giorgio Vanni hanno suonato per anni come brani di dance elettronica, come quelli della inossidabile Cristina D’Avena, ritenuti parte della migliore tradizione pop italiana. Concludendo devo però ammettere che capita sempre meno di scrivere sigle italiane. Questo perchè negli anni la TV è mutata. Il trend ormai è quello di economizzare, mantenendo la sigla originale inglese, giapponese, americana e procedendo con il solo adattamento del testo. Ma anche in questo caso vale quanto scritto sopra: la nostra priorità è sempre quella di scrivere innanzitutto delle canzoni con una loro dignità musicale, secondariamente diventano delle sigle. E questa è l’eredità che ci ha lasciato chi ci ha preceduto!

foto_live_800_800C4C: Negli anni quello delle sigle tv, e in particolare dei cartoni animati, si è imposto sempre di più come un genere musicale indipendente con un gran seguito, non solo tra i giovanissimi. Voi credete nella potenza indipendente della sigla o la vivete come un qualcosa di indivisibile dal soggetto per cui è studiata?
raggi_fotonici_imgRF: Come dicevo poco fa, un aspetto che lega passato e presente delle sigle tv, è quello di realizzarle come buone canzoni prima che come supporto a delle immagini di una serie animata. Mi è capitato di parlare con Detto Mariano, uno che di sigle negli anni Ottanta ne ha realizzate un bel po, il quale mi disse “Io ho sempre scritto non pensando ai bambini di oggi ma agli ometti di domani”. Questa per me è rimasta un’affermazione illuminante che ha cambiato notevolmente il mio modo di pormi di fronte alla scrittura di una sigla tv. Da lì realizzai infatti che nel mio DNA culturale e musicale c’è il riff di chitarra di Forza Sugar come l’impeccabile sequenza degli accordi di Sampei. E il fatto che oggi, da adulto e professionista, ancora le apprezzi e le consideri “grande musica”, fa sì che quando scrivo pensi per prima cosa al fatto che, con quella determinata sigla, io stia per entrare a far parte del DNA culturale di intere generazioni di piccoli telespettatori e che un giorno quegli stessi telespettatori diventeranno adulti e potranno giudicare il mio lavoro. Forse, se il mio lavoro sarà meritevole, influenzerò il loro… Così come i Superobots o Vince Tempera hanno influenzato il mio! E questo vale, adattando il livello di scrittura al pubblico di riferimento, per ogni brano che realizzo con i Raggi Fotonici, che siano lavori per un pubblico bambino come l’’Ape Maia’ o ‘Peter Coniglio’, o che siano brani per un target più smaliziato come l’’Invincibile Dendoh’ o ‘LBX’! La priorità dunque è essere sempre musicalmente più che dignitosi e e, grazie anche al mio amico Detto Mariano, con un occhio sempre agli ometti di domani!

C4C: Cristina D’Avena, Giorgio Vanni, Marco Destro e potrei citarne moltissimi altri: com’è il rapporto dei ‘Raggi Fotonici’ con gli altri autori di sigle? Si può parlare di ambiente collaborativo e pacifico oppure siete in competizione spietata tra di voi?
RF: l rapporto tra di noi è molto pacifico e rilassato. Ad aver frequentato questo ambito musicale nei decenni siamo stati davvero in pochi se ci pensiamo. Posso contare circa una decina di artisti, che si sono dedicati alle sigle a tempo pieno. Difficile quindi pestarsi i piedi, e comunque tra di noi c’è un grandissimo rispetto per il lavoro altrui. Per chi, come i Raggi Fotonici o Giorgio Vanni, appartiene poi alla terza generazione degli autori di sigle, gli altri colleghi sono certamente stati un punto di riferimento. Vanni ha recentemente pubblicato un suo disco di cover per omaggiare quel repertorio, noi ‘Raggi Fotonici’ collaboriamo abitualmente con coloro che per anni sono stati i nostri miti e, come saprete, abbiamo fondato il collettivo musicale dei ‘Cartoon Heroes‘.
Questo progetto è nato proprio per la stima che ci lega ai nostri colleghi e soprattutto per la voglia di condividere con loro il palco e di celebrare un genere che ci appartiene in egual misura: quello delle sigle tv!

C4C: Di tutti i cartoni per cui avete realizzato sigle, ce ne è uno in particolare che più vi è rimasto nel cuore o di cui andate particolarmente orgogliosi? Se sì perché?
I Raggi FotoniciRF: Questa è una domanda difficilissima. Nessun autore potrà mai rispondere in maniera del tutto sincera. La questione è veramente spinosa, quindi taglio corto e semplifico al massimo. Rispetto al repertorio di qualche anno fa, certamente siamo legati a brani come ‘L’Invincibile Dendoh’ o ‘SuperGals’. Riguardo al repertorio recente, sicuramente è da menzionare la nuova sigla dell’’Ape Maia’, scritta con l’ex componente dei ‘RAGGI FOTONICI’ Gabriele Lopez, oggi celebre doppiatore. Siamo però davvero orgogliosi di un lavoro piuttosto anomalo rispetto al nostro percorso musicale abituale: la colonna sonora italiana del film per il cinema dell’Ape Maia. È uscito nelle sale a settembre scorso, lo abbiamo curato tantissimo, siamo fieri dei brani, ma soprattutto ci ha permesso di inserirci nel mondo del grande schermo, infatti dopo questo abbiamo scritto altro ancora. Vi posso anticipare che a breve ci vedrete musicalmente sui grandi schermi nazionali e internazionali. E non spoilero oltre!

C4C: Un cartone passato o presente di cui avreste voluto o vorreste assolutamente fare la sigla?
RF: Non so… Forse Dario Sgrò o Laura Salamone, gli altri componenti dei ‘RAGGI FOTONICI’, risponderebbero in maniera differente. Io però vado sul sicuro: ‘Jeeg Robot d’acciaio’. Probabilmente sarà una risposta banale e fin troppo classica…. Ma al cuor non si comanda!

C4C: Come si diventa Raggi Fotonici? Avete studiato in conservatorio, avete tappezzato garage di confezioni di uova o un misto delle due cose?
RF: Esattamente tutte le cose che hai scritto. Abbiamo studiato musica, poi sia io che Dario abbiamo fatto studi classici. Parallelamente abbiamo devastato garage e palchi di periferia, fino ad arrivare al professionismo con caparbia volontà. Le sigle tv in effetti sono arrivate dopo e posso dire per caso. Ma è così che accadono tutte le cose migliori: col tempo e spesso senza averle progettate a lungo! 😉

C4C: Ogni giorno C4 Comic si occupa di fornire notizie, recensioni e quant’altro relative al mondo del fumetto: la notizia che i Raggi Fotonici vorrebbero leggere aprendo il nostro sito?
gente_cartooniaRF: Come certo saprete, abbiamo recentemente pubblicato un nuovo lavoro. Questo lavoro riguarda proprio il mondo del fumetto e non dell’animazione, il nostro usuale brodo professionale. Ci piacerebbe leggere quindi di una collaborazione tra voi di C4Comic e Carta Canta!!! Vi siete fregati con le vostre stesse mani facendomi questa domanda… ora siete compromessi:P A parte gli scherzi, è un progetto che mi ha molto coinvolto perché riguarda un ambito che vivo con grande passione da sempre. “Carta Canta, quando i fumetti diventano canzoni” è stato per anni, quasi dieci!, uno di quei progetti che rimangono nel cassetto in attesa di vedere la luce. Ognuno di noi ne ha o ne ha avuto almeno uno. Quindi potete immaginare con quanto entusiasmo mi ci sono approcciato. Il mio libro precedente “Cartoon Heroes – gli artisti di 30 anni di sigle tv” (Edito da Kappa Edizioni) è stato un buon esperimento editoriale che univa un disco ad un saggio, e che sta avendo ancora, a distanza di tre anni, un discreto riscontro di vendite. Credo che anche questo abbia rincuorato gli amici delle edizioni Lavieri (per la parte del libro) e quelli dell’etichetta discografica Millesuoni (per la produzione del CD) nell’affrontare la realizzazione di Carta Canta. Sono però certo che anche i miei editori attuali non siano stati mossi solo da mere motivazioni commerciali. Sono convintissimo, anzi, di essere riuscito a trasmettere anche a loro il mio entusiasmo rispetto alla storia di un amore apparentemente impossibile: quello tra musica e fumetto. Come forse tutti i vostri lettori (non!) sanno, nella vita mi occupo di scrittura televisiva. Questo per dire che mentre la tv e l’animazione sono il mio mestiere, il fumetto è la mia passione, il mio imprinting culturale, la beatitudine di me bambino e di me adulto. In quanto musicista ho spesso intuito il legame tra musica e fumetto e ho subito la fascinazione di quello che ho sempre avvertito come un matrimonio improbabile eppure prolifico. Il fumetto è una forma espressiva assolutamente muta, fissa e prettamente visiva. La musica è eterea ed immateriale, uno dei fenomeni acustici per eccellenza. Eppure da tempo immemore, alla pari di Romeo e Giulietta e forse molto più che Lupo Alberto e la gallina Marta, queste due modalità espressive si cercano, si corteggiano, si bramano e più spesso di quanto si pensi, si incontrano! Fumettisti che prestano la loro arte per illustrare biografie di mitici musicisti o che ne illanora maschile… Ma sopracontenuti nei dischi, fumettisti che suonano, suonatori che fumettano… e poi c’è il suono dei fumetti, quello delle onomatopee, ad esempio, ma anche la musica rappresentata tra le vignette: dalle partiture di Beethoven suonate dal piano giocattolo di Shroeder, in Linus, alle canzoni messicane di Cico, l’inseparabile compagno di Zagor. Ma quello che a me è risultato più intrigante e che ho voluto maggiormente analizzare nel libro non è tanto la musica nel fumetto (argomento su cui per altro già esiste ampia letteratura) quanto l’esatto contrario: il fumetto nella musica. Quando cioè il fumetto è stato cantato. Ed è quindi da queste constatazioni che sono nati nell’ordine: un disco che contiene le rivisitazioni musicali di alcuni pezzi di grandi cantautori italiani, dedicati proprio agli eroi di carta, uno show che celebra il rapporto tra musica e fumetto, e infine un libro che racconta questa lunghissima, intricata e tormentata storia d’amore! Mi permetto di lasciare ai vostri lettori un riferimento.

C4C: Sappiamo che sarete ospiti a Carrara Show, il nuovo Festival dei Giochi e del Fumetto, potete darci qualche anticipazione di cosa ci aspetta sul palco?
RF: Manco per sogno! Chi vuole sapere cosa i ‘Raggi Fotonici’, insieme ad uno storico vignettista satirico come Passepartout e a dei monumentali doppiatori come Maura Cenciarelli, Stefano Onofri e Pietro Ubaldi, combineranno sul palco di Carrara Show, deve essere dei nostri! Non c’è altro modo. Stiamo preparando una serie di show diversissimi e che, ovviamente, uniranno musica, disegno live e doppiaggio.Ma solo chi sarà dei nostri potra dire ‘io c’ero!’… Anche perchè altrimenti, dicendo ‘io c’ero’ senza esserci stato direbbe falsa testimonianza.Un reato penalmente e teologicamente perseguibile. Chi non sarà presente commetterà reato. Un reato penalmente e teologicamente perseguibile. Quindi fate i bravi e venite a Carrara!!!!! Se però proprio non resiste e volete avere qualche anticipazione

C4C: Concludiamo ringraziandovi nuovamente per averci concesso questa intervista e ponendovi la domanda-marchio di fabbrica di C4 Comic: qual è la vostra kryptonite?
RF: La fretta, la superficialità, il pressapochismo e altre condizioni con cui siamo nostro malgrado costretti a convivere. Anche e soprattutto nel nostro ambito lavorativo. Nonostante tutto, anche noi come Superman, cerchiamo quando è possibile di volare alto e di stare lontani dalla Kryptonite. A questo proposito però ci piacerebbe salutarvi in musica proprio con un brano di Ivan Graziani che abbiamo incluso nel nostro ultimo lavoro editoriale ‘Carta Canta’. A presto e buona musica!

Jacopo Cerretti

Classe '90, cresciuto a pane (tanto) e comics con approccio disinteressato, negli ultimi 3 anni ho sviluppato un vero e proprio amore per il fumetto grazie in primis all'indagatore dell'incubo, i colleghi di casa Bonelli e alle poesie grafiche di Gipi.

Potrebbero interessarti anche...

1 Risposta

  1. 7 gennaio 2016

    […] stregata da te entrambe interpretate dai Raggi Fotonici (qui potete leggere una nostra intervista al […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.