[C4 Approfondimenti] Come uscire dalla gabbia leggendo più fumetti e vivere felici

C4 approfondimenti

Non fraintendete. Il fumetto italiano è un compagno bello e diabolico, non muta mai abbastanza da metterci in agitazione e tuttavia riesce a cambiare di volta in volta di quel tanto che basta a non annoiarci, a non farci venire voglia di scappare. Una trappola perfetta. Ma la nona arte è diventata sempre più vasta, si è sviluppata in ogni parte del globo e si presenta ogni volta con nuove sfaccettature. Eppure il tanto vituperato “lettore medio” ancora non si fida a fare il grande salto, a leggere qualcosa che non sia già conosciuto, già visto. La sua gabbia è ben confortevole.15315_Galep 001

Certamente la qualità del nostro fumetto è fuori discussione. Quello checover_MMorbi_ personaggi come Tex o Diabolik hanno dato al lettore italiano negli ultimi 50 anni è irripetibile. Anche quando nel 1986 è uscito Dylan Dog è stato un fulmine a ciel sereno. Un opera che è nata per pochissimi e che nel tempo è diventata parte della cultura fumettistica del bel paese, sfondando abbondantemente quota 300 albi, un traguardo più che ragguardevole.
Però i dati sulle tirature e le vendite in Italia ci dicono che il lettore italiano legge più o meno sempre le stesse cose da anni, quelle stesse cose che, vittime del loro successo commerciale, faticano a reinventarsi, a rinnovarsi.

Se pensiamo ai manga, e in particolare alla quantità enorme di testate presenti sul mercato, si potrebbe pensare che ci siamo convertiti alla cultura giapponese, immersi in spaccati di vita quotidiana o perduti negli anfratti di tradizioni e culti millenari. Ma la verità è un’altra: le testate giapponesi più vendute piazzano fra 10 e le 20mila copie per ogni uscita. Una miseria rispetto alle circa 200.000 di Tex, e nulla rispetto alle vendite che realizzano in patria, dove un mostro sacro come One Piece si piazza regolarmente sopra il milione di copie. E lo stesso si può dire, con le ovvie differenze culturali e statistiche, del fumetto americano. Salvo che le vendite sono ancora più basse.akira

Ora in tutto questo non c’è niente di sadico o malefico, perché scegliere di leggere un fumetto è un processo che ha, o almeno dovrebbe avere, come unico scopo quello di dare piacere. Eppure il fumetto stesso è cambiato e pur mantenendo le sue funzioni meramente ricreative, ne ha assunte anche di nuove. Ha sublimato le sue origini per sconfinare in quel campo espressivo che fino ad oggi era riservato alla letteratura alta. Alla narrativa, ai romanzi. Trovare queste differenze, cercare di ampliare la nostra concezione di fumetto, smettere di essere consumatori di fumetto per diventarne estimatori: questa è la chiave per uscire dalla gabbia. Dobbiamo cominciare a leggere sul serio. Diversificare.Sin-City-Comics-215687

Il mondo del fumetto è vasto. Il solo fumetto americano potrebbe impegnare le vostre serate per anni, e ancora avreste letto solo una parte minima del mare magnum dei comics. I manga vengono disegnati da oltre quattrocento anni. Lentamente sono diventati la rappresentazione del Giappone nell’immaginario collettivo, della sua cultura, delle sue tradizioni, ma anche di tutti i suoi difetti, anche quelli più oscuri e nascosti.

tintinMaestri come Giménez, Francisco Solano López o José Muñoz sono stati dei precursori. Negli anni ’70 e ’80 hanno incantato i lettori di Skorpio e Lanciostory, con storie che a distanza di quarant’anni sono ancora gioielli assoluti. Poi ci sono le bande dessinée del fumetto francese, la scuola franco-belga di Peyo ed i suoi Puffi, o al Tintin di  Hergé, giusto per fare qualche nome celebre. Eppure per la maggior parte dei lettori questi nomi sono solo suoni indistinti, ombre nella nebbia.

Sgombriamo il campo da dubbi: nessuno sta suggerendovi di non comprare più il vostro fumetto preferito. Ma provate ad essere curiosi. Andate in fumetteria, cercate Autoroute du Soleil e godetevi le tavole calde di Baru. Assaporate le note dolci del Fado nel Portugal di Cyril Pedrosa. Se sfoglierete con cura le pagine di Rughe di Paco Roca, forse apparirà un sorriso amaro sulla vostra bocca e non saprete perché. Proiettatevi nel futuro lontano dei Metabaroni di Jodorowsky e cercate il vostro posto nella battaglia. Provate a entrare nel futuro distopico di Otomo, cristallizzato nelle pagine di Akira o fate i conti con gli Dei di Anno intrppolati nei suoi Evangelion. Cercate il mare e la magia delle pagine di Pratt o  fatevi rapire da Toffolo e dal suo Re Bianco. Sorprendetevi nello scoprire che Lady Oscar è stato un fumetto incredibile prima di essere un cartone animato. PunpunTrovatevi a piangere sfogliando le pagine di Buonanotte Punpun, e cercando di immaginare cosa passasse per la testa di Inio Asano quando l’ha scritto.

Sfogliate le pagine di questo sito, leggete le recensioni, cercate gli articoli e diradate la nebbia. Andate oltre. C’è talmente tanto da leggere che se comincerete non la finirete più. Buona Lettura.

Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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2 Risposte

  1. “I manga vengono disegnati da oltre quattrocento anni”, forse si intendeva 40.
    Per quanto riguarda le vendite bisogna tener conto che pochissimi manga vengono venduti in edicola. Quindi il paragone mi sembra fuori luogo. La stragrande maggioranza di quelli che comprano Tex e Dylan Dog non sono mai entrati in una fumetteria. Passare da Tex a One Piece sarebbe troppo per loro, sono linguaggi diversi, ritmi diversi… Queste persone probabilmente non leggeranno mai questo articolo, purtroppo.

    • Andrea Cattani ha detto:

      Ciao Alessandro

      Innanzitutto grazie per aver letto l’articolo ed aver fornito uno spunto di discussione.
      Per quanto riguarda i 400 anni, non è stato un errore, anche perché altrimenti avrei fatto risalire l’origine dei manga alla metà degli anni ’70 e quello sì, sarebbe stata una topica!
      Mi riferivo alle prime apparizioni di illustrazioni fatte da artisti giapponesi che non fossero strettamente legate alla illustrazione di opere letterarie, che hanno fatto la loro comparsa sulle pareti dei templi shintoisti all’inizio del periodo Edo (c.a. 1600 dc), anche se alcuni fanno risalire le origini dell’illustrazione giapponese ludica addirittura agli Emakimono (che risalgono al X secolo). Nell’articolo non ho ritenuto di dover andare troppo nello specifico, per non annoiarvie non appesantire lo scritto.

      Per quanto riguarda il discorso manga in edicola: fare una analisi del perché i manga non arrivano in edicola sarebbe veramente lungo da affrontare qui, magari ne parleremo in un altro articolo. Sulla differenza di ritmi e linguaggi, probabilmente riguardo ai manga hai anche ragione, anche se diversi manga hanno ritmi e ambientazioni più simili ad un vero e proprio romanzo adatto quindi anche ad un pubblico più adulto ed esigente dal punto di vista narrativo.

      In ogni caso il punto principale è portare la gente in edicola, in fumetteria, alle fiere, e fargli vedere anche altro, fargli leggere altro, non importa che sia un romanzo o un graphic novel. Educarci alla curiosità.

      Scusa il pippone, spero di essere stato esauriente.

      Alla prossima

      Andrea

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