[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Paola Barbato

Introspezione, angoscia e follia. Ma anche quotidianità, realtà e razionalità. Un mix di sensazioni ed emozioni si riversano nelle storie della scrittrice e sceneggiatrice bresciana Paola Barbato tra le pagine di Dylan Dog, Le Storie e i romanzi, dove il colore rosso sangue non manca quasi mai. Durante la recente edizione 2015 del Crime City Comics (qui il report) abbiamo avuto modo d’intervistarla. Tra una tavola in anteprima del nuovo corso dell’indagatore dell’incubo e una sessione di dediche, Paola Barbato ci ha raccontato del suo lavoro.

fe4ff18b1574defec53c0c0621ced019C4 Comic: Salve Paola, innanzitutto grazie per averci concesso quest’intervista e benvenuta su C4Comic.
Paola Barbato: Ci mancherebbe, grazie a voi!

C4C: Partiamo dall’alba, non dei morti viventi, ma della tua carriera. L’esordio su Dylan Dog nel 1998, un lungo percorso, quasi ventennale, di storie. Quanto Dylan ti ha cambiata, nel corso del tempo, e quanto pensi di aver influenzato la visione del Dylan di oggi da parte dei lettori?
PB: Direi nulla e nulla. Ero lettrice di Dylan, non ho cambiato la mia visione del personaggio e non ho proiettato in me una visione diversa di Dylan quando ho iniziato a scrivere le sue storie. Sono stata fedele alla stessa impressione che avevo ricevuto da lettrice, quindi se mi ha cambiata è avvenuto prima. Mi ha cambiata in quanto lettrice e non in quanto autrice. Non credo di avere cambiato Dylan perché Dylan non è un personaggio che si possa cambiare. Quello che ho esplorato di lui è qualcosa che c’era già, qualcosa che era già stato creato da Tiziano Sclavi, non sono arrivata io a inventare nulla. E come se lui ci avesse fornito un oceano e poi avesse detto “pescate”, ed io ho pescato. Ma ho pescato in un oceano che già c’era.

Tiziano_Sclavi_e_Paola_BarbatoC4C: L’importanza delle citazioni. Nelle tue ultime storie notiamo un’abbondanza di citazioni, rispetto al passato, che fanno riferimento a serie televisive, al cinema e alla cultura pop a tutto tondo. Quanto sei cambiata, nel corso del tempo, sia come spettatrice sia come lettrice?
PB: Tantissimo. Soprattutto perché la diffusione è aumentata esponenzialmente. Se parliamo degli anni ottanta o degli anni novanta, tutti vedevamo le stesse cose perché erano le uniche che c’erano. Adesso l’offerta è infinitamente maggiore e si possono vedere film, serie tv in lingua originale, si può attingere da bacini enormi, da diverse produzioni estere non necessariamente americane o inglesi. C’è tanto altro che sta arrivando. Da questo punto di vista leggo e guardo di più, sono molto curiosa e la curiosità porta a interessarmi di argomenti che, almeno sulla carta, non dovrebbero appassionarmi. Questo si riflette un pochino sulle mie storie, anche perché ci sono delle narrazioni che si prestano benissimo alla citazione. Attenzione, però! Non tutte le storie si prestano al citazionismo. Se è divertente può esserlo per me, per il personaggio o per il lettore, e svolge una funzione; ma la citazione sterile non m’interessa, proprio perché non ne ha una.

BarbatoC4C: Il Downgrade di Dylan Dog è terminato. Hai scritto due storie importantissime della fase due, “Mai più, Ispettore Bloch” e “…E cenere tornerai” (qui e qui le due recensioni), il nuovo setting è stabilito: sei soddisfatta del cambiamento e soprattutto, cosa dobbiamo aspettarci dalle storie del tuo Dylan?
PB: Il cambiamento mi soddisfa nella misura che può soddisfare il membro di uno staff. Non tutte le decisioni incontrano i gusti di tutti: alcune cose sì, altre, io per prima, devo vederle attecchire meglio, perché nel nuovo corso è stato seminato, abbiamo fatto un bell’orto, abbiamo messo insieme tante cose nuove. Adesso cresceranno e germoglieranno in maniera diversa, anche secondo la risposta del pubblico, quindi resto in attesa insieme a loro. Dei due punti di cui mi sono occupata io, della caduta e della rinascita di Dylan e del pensionamento di Bloch, ne sono sempre stata convinta. Bloch, negli ultimi tempi, era un personaggio troppo sacrificato. L’ex ispettore è un personaggio bellissimo che ho avuto possibilità di usare a 360° in alcune storie che ho già scritto e che usciranno nei prossimi mesi. È un personaggio divertentissimo da muovere, da far agire, da far pensare e da porre davanti a delle scelte, perché finora Bloch ne era praticamente privo. Per quanto riguarda Dylan, credo di conoscerlo molto bene e conosco abbastanza bene Tiziano. Dylan è Tiziano e viceversa, anche se sono, sostanzialmente, due nuclei che si sono evoluti in maniera molto diversa. L’autore in un modo, il personaggio in un altro, però il punto di partenza è lo stesso. Nei limiti del possibile, credo di averlo fatto cadere e risollevare in una maniera coerente con se stesso. Quando mi dicono che mi diverto a torturare Dylan, non è mai vero. Io torturo Dylan mettendolo in condizione di reagire, non lo metto mai con le spalle al muro, perché non è una scelta che si fa quando si ama un personaggio.

UpkPfA5XLjjo7AfuSK6gZaFV8naJTnpaUMDp1U05zsA=--C4C: Il tuo amore per Bloch, invece, è già stato dimostrato anni fa nella storia “Il numero duecento” dove hai espresso tutta la sua umanità.
PB: Bloch è un personaggio, per me, molto bello da diversi punti di vista. Ha un potenziale molto alto che deve essere sfruttato.

C4C: Sappiamo che le tue sceneggiature sono costellate d’informazioni dirette ai disegnatori. Tra un’indicazione di campo e una descrizione, dialoghi apertamente con il disegnatore di turno. Quanto è importante per te, ai fini della realizzazione della storia, questa fase di preparazione della sceneggiatura?
11539593_492894107551294_1540679015090970709_nPB: Non credo di sapere scrivere diversamente. Roberto (Recchioni) ogni tanto mi dice che non capisce il mio modo di sceneggiare, proprio perché non comprende tutto questo dialogo. Probabilmente perché ho bisogno di un referente e, in fase di realizzazione, è il disegnatore a ricoprire questo ruolo. Non posso fare appello diretto al pubblico, è una cosa che non amo fare. Cerco la complicità a distanza con il disegnatore, e qualche volta questa complicità diventa effettiva e il disegnatore risponde a tono, nei tratti, nei disegni, alle mie idee, suggerimenti e dubbi. Molte volte propongo un’idea e suggerisco al disegnatore di trovare una soluzione migliore, e molti raccolgono questa sfida e dopodiché svolgono un lavoro personalissimo che è lontanissimo dal mio suggerimento iniziale, che però rende esattamente quella che doveva essere la sensazione finale. Io so scrivere solo in questo modo, farei violenza a me stessa cercando di farlo in maniera più tecnica, più contenuta e meno viscerale. Così sono e così mi si tiene.

11752476_10206370716254447_1720858436233205469_nC4C: Che cosa puoi raccontarci di UT, la miniserie in lavorazione tua e di Corrado Roi?
PBNulla, in pratica. Posso dire la cosa fondamentale: UT è una creatura di Corrado. Ha concepito il progetto come idea quando era un ragazzo, durante i primi anni che disegnava come professionista. Ha cominciato a coltivare tutta una serie di suggestioni riversandole in un magma enorme che è il risultato del file di oltre duecento pagine che sono il cuore della storia. Un universo intero che non si è mai letto su nessuna testata Bonelli e non solo. Io mi sono limitata a prendere questo bozzolo gigantesco della storia, di panarlo e cominciare a dargli una forma che fosse di lettura immediata anche per chi non avesse il background di Corrado, che ha inserito elementi di ogni genere. Moltissima è la sottotrama filosofica che è presente in UT; può essere colta oppure no, senza inficiare il vero godimento della storia. Su tutto il resto devo restare molto abbottonata, l’unica cosa che posso dire: è una storia in cui non ci sono esseri umani.

workshop-barbato-intemittenzeC4C: Seguiamo spesso il tuo profilo Facebook, ed è come leggere un diario privato ma reso pubblico. Poche settimane fa hai pubblicato un post sull’attrazione omosessuale. In casa Bonelli è spesso un argomento tabù e, a eccezione di Legs Weaver, non ci sono stati molti altri esempi; quant’è difficile parlare di omosessualità in Bonelli e pensi che sia giunta l’ora di una tua storia sull’argomento?
PB: Non credo – e lo dico da persona che ha molti legami affettivi ed emotivi con persone omosessuali – che sia un argomento di cui parlare; faccio fatica a pensare che si debba parlare dell’omosessualità. Equivale a dire: “adesso faccio un albo sulle persone alte”. Non ci trovo nulla da raccontare. È un tratto della natura umana: c’è chi è omosessuale e chi non lo è; c’è chi è tendenzialmente sovrappeso e chi suda molto, chi ha l’orecchio assoluto e chi ha le narici irregolari. Io non vedo l’omosessualità come argomento di cui ci sia altro da svelare o su cui porsi domande. È un fatto, uno dei tanti aspetti meravigliosi del nostro mondo.

11709453_10206224458278089_100618077722911413_nC4C: Bilico, Il filo rosso e Mani nude, la tua veste da scrittrice di romanzi. Quando ti rivedremo in libreria? Dopo il successo di Mani nude in Francia saranno pubblicati altri tuoi lavori oltralpe?
PB: L’unica buona notizia su questo fronte è che “Il filo rosso” quest’inverno uscirà in Francia. Attualmente sono senza editore, quindi mi sto guardando intorno, sto cercando nuovi contatti, ma in questo momento sono ancora in alto mare. Sto scrivendo, ho terminato un romanzo e altri due sono in lavorazione. Ovviamente il tempo che gli posso dedicare è limitato, perché ci sono tante cose nella mia vita, e purtroppo si prendono degli spazi che prima, quando non c’erano (ed ero una persona più triste), erano vuoti: giornate e notti intere dedicate alla scrittura e adesso non posso più farlo. Evviva Dio che non posso più farlo! Mi manca, in parte, quell’iperproduzione. Intanto io scrivo, se qualcuno vorrà pubblicarmi c’è tanto materiale.

11707554_1458737301111526_7941396774827661704_nC4C: Oltre Dylan Dog e Le Storie sei a lavoro su Smartcomix. Qualche anticipazione della tua partecipazione al progetto?
PB: Partirà una miniserie, “Alter Ego”, su Smartcomix che inizia con tre puntate. C’è molta cautela anche da parte della Shockdom, saranno delle puntate che usciranno ogni due mesi. Per me è un terreno altro dove posso seminare quelle storie che non hanno trovato interesse o che non rientravano nei canoni bonelliani o di altri tipi di editore cui le ho proposte. Sono storie cui sono molto legata e che alla fine avrei autoprodotto, probabilmente con esiti completamente diversi, invece gli Smartcomix sono una bellissima occasione. Il formato è particolare, e mi piacerebbe molto che i fumetti cominciassero a essere scaricabili e leggibili su smartphone. Sarebbe un buon successo riuscire a raggiungere quel tipo di pubblico, soprattutto perché sono conformati in quella visione: una vignetta alla volta, 16:9, leggibilità assoluta, contrazione della narrazione in modo che in una sola vignetta si possa leggere molto della storia senza necessariamente sacrificare qualcos’altro. È una bella sfida. Lo staff è un gruppo di amici per cui si sta insieme e ci si diverte. Fabio (Celoni) è un grande amico e nell’ambito dei fumetti non succede di frequente. Spero tanto che Smartcomix, come progetto, vada bene, sia per le storie che amo e che mi dispiacerebbe che finissero in un nulla, sia perché l’idea, la forza e il vigore che ci mette Fabio valgono assolutamente la pena di ricevere un buon consenso.

C4C: Ultima domanda. Qual è la tua Kryptonite?
PB: Non è una domanda facile. Tante cose sono cambiate, ciò che più di tutto temo è che qualcosa possa minacciare le persone che amo. Fino a qualche tempo fa avevo delle grossissime difficoltà con il dolore fisico e i ragni. Sono aracnofobica, però da quando ho delle figlie ho imparato a superarla. Da adesso in avanti le mie tre figlie sono in assoluto la mia Kryptonite, perché sono le uniche che possono mettermi all’angolo.

C4Comic ringrazia Paola Barbato per il tempo concesso e per la gentilezza dimostrata.

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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