[Esclusiva] Due giorni con Massimiliano Frezzato

L’ISOLA CHE (NON) C’È

2015-09-16 17.20.24Sarebbe bastato aspettare un mese o poco più per incontrarsi comodamente a Lucca Comics, ma ce lo siamo promessi da troppo tempo per non mantenere la promessa di visitare la casa-studio di Massimiliano Frezzato. Non è semplice arrivare, ma non è un problema perdersi per la campagna che ti culla fino ai piedi di Montepulciano. Questa è terra ricca, rigogliosa, antica; è una giornata ventosa e soleggiata, anomala nella sua assoluta normalità. Scendiamo dalla macchina e in silenzio ci guardiamo negli occhi, la campagna ci sta divorando; i sorrisi scivolano via, il rigore della natura assoggettata alla volontà dell’uomo ci imprigiona, filari infiniti carichi di grappoli smeraldini solcano paralleli verso piani dolci. Si apre una porta e in cima alla scala arriva il “Frezz“; imprigionato in una maglietta scura e pantaloni larghi, è scalzo e sorridente, caratteristiche riservate ai rigori francescani. Non parla ancora con gli uccelli (credo) ma sicuramente ci prova con un gatto statuario seduto a godersi il frescolino del pomeriggio e Momo, una cagnetta minuta e silenziosa, addomesticata da una corrisposta vera amicizia. Un abbraccio, due versi, poi la porta si apre, entrare nello studio di un artista equivale a fare una passeggiata sulla tastiera di un piano mentre un musicista compone, per una volta ci sentiamo di essere maleducati ed entriamo.

LA MALATTIA DI PETER PAN

Sapevamo che ci avrebbe atteso un luogo denso, carico, ingombrante, ma come sempre la realtà è di2015-09-16 16.53.22 gran lunga più stupefacente dell’immaginazione, ed eccoci qua ad assaporare quell’aspro odore di vernici di cui è intrisa l’arte tutta; ci guida, e non si sbaglia mai a seguirla. Max ci ha preceduto rintanandosi subito dietro la tela, ricomponendosi in una posizione primordiale, come fa un elastico dopo essere stato tirato. È di nuovo silenzio. Ma questo è un divario che noi toscani sappiamo infrangere con strutturata leggerezza; così conosciamo la compagna del pittore, un’anima racchiusa nella timidezza tutta francese di chi vede l’incontro a bordo ring e che forse non conosce proprio tutte le regole del pugilato. Silenziosa, gradevole, minuta. Piombiamo in una stanza non troppo grande e neppure troppo piccola, un luogo abitabile, ma più che altro da indossare, una taglia più grande proprio come la maglia e i pantaloni. Frezzato prima di tutto è un artigiano, un modellatore, uno che tocca, che assembla, che raccoglie, che alimenta; sa mettere insieme prima della grande divisione che è la pittura. Dipinge su tutto: 2015-09-16 17.48.16carta, cartone, legno e con tutto, olio, acrilico, acquerello, matite, biro. Una volta individuato il supporto scinde il vero dal sognato, l’inanimato dal vitale. Non pensate che siano parole di semplice compiacimento, anzi, vi invito a cercarlo, conoscerlo, toccarlo, parlateci, stupitelo, lui vi inviterà a volare come fa ogni Peter Pan. Pausa sigaretta, una delle tante, ma questa volta è il pretesto per aprire il sipario, e mettere in scena l’ultimo pezzo della sua vita disegnata, quello che tra poco ci gusteremo a Lucca Comics and Games. Si susseguono tavole di forme e misure insolite, diverse; lui si muove silenzioso e ce le para davanti con un filo didascalico di spiegazione. Quello che abbiamo di fronte è un album personale di risorse, di impressioni, visioni lontane, umori anestetizzati. Ci sarebbe da chiedersi chi ha trovato chi in questo incontro tra racconto e sognatore, ma la risposta in fondo non ci interessa; Peter è uno specchio davanti al quale ognuno di noi ha compiuto il suo passaggio, in molti lo hanno abbandonato immediatamente ma altri lo hanno adoperato come strumento di misura. Peter prende vita nei2015-09-17 11.03.25 giochi, nell’attimo che il volo spicca, nelle nottate insonni, nelle morti ingiuste, nei desideri che tutto ancora non sia stato scoperto, nella compagnia di altri bambini, nei colori impossibili che solo il cielo trattiene in sospeso, nella solitudine di un desiderio non condiviso, nel sonno degli altri, nell’inutilità della resistenza. Tutto questo è fin troppo evidente, perché questi quadri sono riflessi e portano fuori tutto quello che teniamo nascosto al buio; questo Peter Pan è colto di sorpresa, spiato nei suoi atteggiamenti più intimi, immortalato nell’attimo preciso in cui smentisce la sua stessa natura di ragazzo che rinuncia a crescere. È un bambino insofferente, l’ultimo dei rassegnati oggi, ma che il tempo sconfiggerà più avanti e in modo ancor più doloroso. Non è raffigurato sorridente nella sua istintiva solitudine, ma riflessivo, quasi logorato da una continua battaglia; si bea contemporaneamente delle piccolezze e delle meraviglie che ogni vita ci riserva, assapora quella genuina linfa che sempre più spesso stiamo confondendo.

DAI PIEDI IN SÙ

Massimiliano è come un albero, sottrae energia da quello che gli sta intorno e lo fa attraverso i2015-09-17 11.03.11 suoi piedi scalzi, fini, lunghi, magrissimi. È un concerto di piccoli gesti, si aggrappa alla poltrona quasi per comprenderne il tessuto, poi li ritrae e va a cercare l’ordito del pavimento, altre volte li distende ma non è un riposo, piuttosto meditazione. Capta, assaggia la materia e la rende filtrandola dal tronco, dove da qualche parte nasconde un cuore, e rende tutto in frutti colorati attraverso le punte delle dita, espertissimi intrecci di rami nerboruti e solidi come i nodi degli olivi della Toscana. È un giudice severo al quale non scappa una tessera fuori posto, affonda il pennello esattamente dove serve e lo stende dove solo lui l’ha immaginato; sorprende chi guarda, per la determinazione del suo coraggio, per le forme che l’immaginazione suggerisce a velocità doppia. Frezz è generoso, si vede, conosce le ore misurate sul suo probabile mal di schiena, eppure non si lamenta mai, strizza gli occhi e si allontana per capire se ha tradotto al meglio le sue emozioni, poi si ferma e dichiara la giornata finita. Il resto per quello che ci riguarda è fatta di una lunga serata di discorsi, di ogni tipo, di grandi bicchieri di vino sincero, di fogli scarabocchiati. La strada del ritorno è già segnata, è il momento di salutare e trovare qualcosa altrove, ma adesso devo solo concentrarmi per capire bene cosa è sogno e cosa è realtà.

2015-09-17 11.04.17

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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