C4 Corso Manga: Lezione #17 – I retini

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Salve a tutti e perdonate l’assenza! Eccoci ritornati con C4 Corso Manga.

Oggi parleremo del “mezzo tono” nella tavola manga, il grigio, che è uno degli elementi caratteristici nella tecnica fumettistica giapponese: per essere più chiari, parleremo del retino.

Premettiamo che noi, come sempre, parleremo del retino manuale, ma esiste anche quello digitale come sapranno in molti. La resa e le caratteristiche, nonché alcuni difetti, sono i medesimi per entrambi, la differenza sta ovviamente nella manualità (con il retino digitale occorrono meno strumenti) e nell’economia del prodotto (in digitale il retino è virtualmente infinito), ma partiamo da un discorso generico sul retino.

NOTA: useremo sia termini in italiano che in inglese, perché online e su alcuni programmi di produzione giapponese troverete più spesso i termini inglesi.

I nomi dei retini variano a seconda della ditta produttrice o del programma utilizzato, ma troviamo sempre queste grandi categorie:

dot screen o retino puntinato (di cui parleremo ora ampiamente)

gradiation screen o gradiente cioè la sfumatura nero/bianco, di diverse grandezze (si trova sia in formato dot screen, quindi formato da punti, che in stampato)

texture screen (trame varie, in genere sabbie e la maggior parte degli stampati si trovano qui, anche talvolta gli effetti come la kakeami)

background ossia gli sfondi. Sono quasi sempre degli stampati e posso accelerare molto il lavoro.
ATTENZIONE!!! Non utilizzate gli sfondi senza pensare, specialmente in quelli che riproducono città si trovano spesso edifici che sono tipici unicamente del Giappone (dato che, in fondo, programmi dedicati al manga e retini provengono per la stragrande maggioranza da ambito nipponico), quindi controllate prima di riempirvi gli sfondi di edifici fuori contesto.

masking screen un retino particolarissimo ma molto utile a chi usa il manuale, è trasparente e su di esso, passandolo in una stampante laser, si possono stampare i propri retini personalizzati.

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Breve carrellata di esempio. Da sinistra retino ad effetto, un dot screen, alcuni background stampati, altro effetto e un gradiente a bande.

Vediamo ora un uso veloce dei retini più “comuni“.

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Soffermiamoci innanzitutto sul retino più usato e conosciuto, il dot screen o retino puntinato.

ATTENZIONE: in genere con dot screen si intende letteralmente un retino formato da puntini, ma esistono anche retini con trame a “punti” di forma diversa (spot shape, cioè la forma del “punto”) come a linea (line screen), a rombo (diamond screen) a ellisse o a quadrato. Sono meno comuni in formato manuale (il puntinato dot è il più utilizzato), ma si trovano e possono essere utili per effetti diversi.

Il retino puntinato è composto, come dice il nome, da punti più o meno grossi disposti in sequenza: un puntino molto grande sarà ben visibile e darà un effetto a pois riconoscibile, mentre puntini molto piccoli creeranno una trama che apparirà come un grigio: ricordate gli effetti di kakeami, nawaami, ecc. e l’effetto di tratteggio delle lezioni n.ro 14 e 15? Il medesimo principio, parliamo quindi di grigi dati da “illusione ottica”, non pieni ed assoluti come tinte ma resi da una trama di neri combinata con una certa quantità di bianco.

ATTENZIONE: si parla quasi sempre di punti neri su foglio bianco, ma esistono anche retini con punti bianchi applicabili su nero per ottenere l’effetto dei retini in negativo.

I retini puntinati sono caratterizzati da due sigle numeriche, una percentuale e una cifra seguita dalla lettera L che sta per lineation, lineatura.
Facciamo un istante di chiarezza.

Abbiamo detto che il retino simula il grigio unendo tratti neri e il bianco del foglio in quantitativo diverso.
La percentuale scritta sul retino indica quanto nero è presente sul foglio, un ipotetico retino 0% equivale ad un retino bianco, un retino 100% equivale al nero: seguendo questo principio (i retini manga si trovano normalmente dal 5% fino al 90% o 95%) più la percentuale è bassa più il retino sarà grigio chiarissimo, più salirà più il retino si avvicinerà al nero.

Nel manga la miglior percentuale in cui lavorare è tra il 10% e il 70%, ovviamente poi la vostra esperienza vi permetterà di scegliere con più precisione.

La cifra con la L abbiamo detto che è la lineatura; la lineatura, o frequenza, indica appunto la frequenza di linee di punti per centimetro (o per pollice, a seconda dell’unità di misura scelta dalla ditta produttrice):  più la frequenza è alta più i puntini saranno piccoli, più la frequenza diminuisce più i puntini saranno grandi.

Facciamo un esempio pratico mostrandovi in sequenza tre retini con la stessa percentuale, ma diversa frequenza.

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Fin qui le cose sono molto teoriche e non sembra ci siano grandi problemi pratici, vero?

State attenti!

Abbiamo detto come si fa a distinguere un dot screen, ma torniamo un istante a parlare dei puntini che lo compongono. Sono disposti su linee parallele, ma che rapporto c’è tra di loro?
Nell’immagine vi mostriamo un ingrandimento per capire (parliamo ovviamente di un foglio di retino posto dritto sul tavolo, in orizzontale o in verticale, o parlando di digitale di un retino posto senza particolari angolature)

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Speriamo di essere stati chiari a sufficienza :). Sappiamo che il discorso è un po’ arzigogolato, e specialmente se vi approcciate al retino digitale le difficoltà con frequenza e percentuale sono relative trattandosi di semplici impostazioni selezionabili con un click, e avendo a disposizione un set illimitato di ogni gradazione possibile di retino.

Perché questo discorso allora?

Bisogna conoscere il retino, innanzitutto se voleste approcciarvi alla versione hardware, ma anche nel digitale per imparare a non fare scelte casuali e soprattutto per evitare un terribile effetto che si può ottenere con il retino, e che non si può evitare nemmeno ricorrendo al computer.

L’effetto moiré

Chiunque di voi lo avrà visto almeno una volta perfino guardando la televisione, letteralmente moiré è il disturbo di frequenza, un effetto cangiante che il nostro occhio percepisce quando determinate trame su un tessuto o su un foglio appaiono distorte.

Il moiré purtroppo è un rischio a cui tutti gli utilizzatori di retino possono andare incontro, e succede in due casi.

1 – COMPRESSIONE DEI PUNTI

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Il particolare di una tavola realizzata da noi e, volutamente, rimpicciolita senza progressione… I cerchietti più chiari che si vedono non dovrebbero assolutamente apparire, ma la resa dovrebbe essere di semplice grigio (= il retino si è “compresso” ed è nato il moiré)

La moiré più comune, che avviene in fase digitalizzazione delle tavole o comunque lavorando in digitale e tra il file e la versione stampata. Occorrerebbe fare una piccola spiegazione su risoluzione e misure digitali, ma cerchiamo di essere i più chiari possibili senza dilungarci oltre.
Abbiamo detto già che i dot screen e i loro simili sono simulazioni di grigio date da punti. Ovviamente questi punti hanno una certa risoluzione (cioè una determinata grandezza/qualità digitale, per semplificare) a seconda della grandezza e della qualità del file su cui stiamo lavorando.

Capita spesso che riducendo le dimensioni del file, soprattutto per diffonderlo in rete, si riduca la risoluzione, cioè la qualità, del file in modo troppo drastico: i punti del retino (che sul computer corrispondono a dati digitali ovviamente) non vengono “ricalcolati” adeguatamente e vengono compressi. Per dirla in modo molto semplicistico, ma efficace, il computer elimina alcuni dati per rispondere al comando di ridurre la grandezza del file, e spesso “perde” le informazioni sulle distanze tra i punti: risultato, i puntini appaiono “schiacciati” tra di loro e la resa è simile ad un’interferenza in bianco e nero.

In stampa, poi, i lavori appariranno a macchie e per nulla gradevoli, rovinando anche lavori bellissimi.

Questo problema si elimina facilmente comprimendo sempre i file di metà in metà. Il computer avrà molte meno perdite di dati dimezzando le dimensioni gradatamente.

Spiegando meglio con un esempio, se stiamo lavorando con un file in 1200dpi, ma ci occorre un 150 dpi per la stampa, ridurremmo le dimensioni prima a 600dpi, poi a 300dpi e solo in terza fase a 150dpi.

ATTENZIONE: spesso nel passaggio sui siti web l’effetto di moiré compare, ma non spaventatevi, la maggior parte delle volte è solo dovuto allo zoom ridotto delle anteprime presente in quasi tutti i siti (se si apre l’immagine a grandezza giusta, il moiré scomparirà).

2 – SOVRAPPOSIZIONE SBAGLIATA

Errore più frequente in hardware, dove spesso bisogna economizzare per non dilapidare il portafoglio in materiali (e purtroppo il retino ha un costo abbastanza alto quando si parla di grossi quantitativi), ma succede anche in digitale.

Mettiamo ad esempio che voi abbiate un foglio 20% e vogliate ottenere un grigio più scuro, ma non ne abbiate. Potete risolvere la cosa semplicemente sovrapponendo due parti di retino (come nell’immagine sotto) e l’effetto sarà di scurire il retino.

Ma ricordate! Dovete sovrapporre i punti con la stessa angolazione, perché altrimenti si creeranno trame o disegni e ancor peggio, il moiré.

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Passiamo ora alle cose pratiche, come apporre un retino manuale su una tavola.

Innanzitutto ecco a voi l’aspetto di un retino tradizionale, null’altro che un foglio adesivo sottilissimo (per questo, e per gli strumenti che vi diremo, ricordatevi che retinare è una procedura in cui bisogna avere attenzione e cura).

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Per poter utilizzare il retino tradizionale occorrono:

Un pad di taglio: facilmente reperibile anche in negozi che vendono materiale da ufficio (di norma in formato A4), è uno spesso foglio di plastica stampato con un reticolo; oltre a fornire un righello ulteriore su cui posare tavole e retino, il suo spessore ci impedirà di graffiare la superficie del tavolo di lavoro con il cutter.
Ricordatevi che il pad di taglio DEVE essere più grande del foglio su cui state lavorando, per evitare di fare orecchie o pieghe.

cutter: il classico taglierino con la lama in sezioni. Oltre a questo (e una piccola scorta di lame di ricambio) la cosa migliore sarebbe procurarsi un bisturi di precisione e usare questo per ritagliare il retino e il cutter per grattarlo.

spatola: spatoline in plastica necessarie per fissare il retino al foglio. Volendo oltre alla spatola standard potete comprarvi una spatolina di precisione, in ferro o in plastica (esistono anche in legno, ma le sconsigliamo perché tendono a sbavare l’inchiostro del retino).

sand eraser: utile quando iniziate a prendere la mano con il retino, è una gomma molto dura che serve per grattare e sfumare il retino con più delicatezza e creare effetti morbidi. Non è fondamentale all’inizio.

un foglietto/fazzoletto di carta per i residui: tagliando il retino a volte si tagliano angolini o si strappano parti, o semplicemente si hanno avanzi non più utilizzabili. Tutti questi frammenti vanno attaccati ad un pezzetto di carta o un fazzoletto in modo che non volino in giro o non vi restino attaccati alle mani (anche se, per esperienza, vi avvisiamo già che troverete retino ovunque in ogni caso :P)

Iniziamo a retinare 😀 !

Per prima cosa preparatevi il tavolo, disponete bene il pad di taglio e poggiateci sopra il disegno/tavola da retinare. Questo deve essere BEN PULITO dalla matita e soprattutto senza più alcuna traccia di gomma o sporco.

retino preparazione

Scegliete dove disporre il retino. Prendete il foglio, poggiatelo sul disegno e guardate dove disporlo (il retino tanto rimane trasparente e vedrete bene ciò che c’è sotto).

retino applicazione 1

Iniziate a ritagliare il retino, senza premere troppo (il retino è un foglio sottilissimo, se il cutter o il bisturi sono ben affilati vedrete che basterà passarli sul foglio e il retino si taglierà) ricordando una regola fondamentale, MAI TAGLIARE IL RETINO A MISURA. Il retino va sempre tagliato un po’ più grande dell’area dove si vuole attaccarlo, per evitare di fare errori ed eliminare troppo retino lasciando parti bianche non desiderate.

attenzione-retino

Ora sollevate il retino che avete tagliato, magari aiutandovi con il cutter (attenti a non tagliare il retino, né le vostre dita!) quindi posatelo sul disegno; a questo punto prendete la spatola e passatela su e giù sul foglio senza troppa pressione, cosicché il retino non scappi via ma possiate ancora lavorarci.

Cosa intendiamo per “lavorarci“?

Abbiamo spiegato velocemente la sovrapposizione del retino (= metodo per avere retini più scuri pur disponendo di una scala di grigi limitata) e abbiamo accennato il termine “grattare il retino”.

Quando si dice “grattare il retino” si parla semplicemente di ottenere una sfumatura nel retino stesso cancellando i punti da cui il foglio è formato. Si può fare con la sand eraser (è sufficiente usarla come una normale gomma) o più semplicemente con il cutter a lama sezionata (NON IL BISTURI!)

retino applicazione 2

retino-grattare

Nell’immagine della ragazza di inizio lezione, la bolla di chewing gum è stata fatta a retino per dare un effetto più morbido; inoltre è stata grattata per dare il senso tridimensionale della bolla.

I punti si grattano via seguendo la loro inclinazione a dato da cinque: premete con delicatezza e grattate poco a poco, aumentando l’intensità dal punto in cui volete il bianco fino al ritorno al retino.
Tutto questo va fatto PRIMA di rifinire il retino e tagliarlo a misura della nostra immagine, così da non rischiare di strappare il retino attaccato.

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Ora il retino è pronto. Rifinite i bordi, quindi riprendete la spatola e passatela più e più volte sul foglio, non abbiate paura di esagerare, la colla del retino non è fortissima e anche se aderisce bene ha bisogno della giusta pressione per non staccarsi più.

Procedete allo stesso modo per tutti i retini che desiderate inserire 😉 .

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È stata una lezione intensa e speriamo che vi sia tutto chiaro e utile. Per qualunque domanda contattateci come sempre, vi aiuteremo al meglio 😀 !

Con oggi si chiude la parte sulla tecnica manga base. Ci vediamo tra un paio di settimane con la nuova lezione di GENSAKUSHA – Special.

STAY TUNED 😀 !

The King's Dream Studio

"The King's Dream Studio©" nasce nel 2012 grazie alla collaborazione tra Martina e Nicolò. Martina "Dream" Longinotti: Diplomata al liceo classico, laureata in Arti Figurative e Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara (laurea triennale e specialistica). Disegnatrice da sempre. Nicolò "K.i.S." Belloglio: Diplomato al Liceo Classico, ha frequentato l'Università degli Studi di Pisa, corso di laurea in Lettere Moderne. Appassionato di lettura, manga e scrittura fin dalle medie, si dedico alla sceneggiatura, in particolare a quella manga.

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