[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Alessandro Bilotta

Innumerevoli universi e futuri (o passati) alternativi sono nati dalla penna dello sceneggiatore romano Alessandro Bilotta, punta di diamante della squadra degli autori bonelliani. Il pianeta dei morti, il ciclo di storie (le prime due tornano in edicola in questi giorni – il 06 gennaio “Addio Groucho“, il 13 gennaio “Il pianeta dei morti – per la collana I colori della paura della Gazzetta dello Sport) che vede protagonista un Dylan Dog spento, disilluso e non più di primo pelo, è soltanto l’ultima – in ordine di tempo – delle reinvenzioni di Bilotta, che ha suscitato interesse nei lettori, nuovi e storici dell’indagatore dell’incubo. Storia, cruda realtà e avventura si rimescolano insieme nelle sue creature di carta. Alcuni nomi? Valter Buio, Mercurio Loi, Giulio Maraviglia

foto-bilotta-586x586C4Comic: Salve Alessandro, innanzitutto grazie per averci concesso quest’intervista e benvenuto su C4Comic.
Alessandro Bilotta: Grazie.

C4C: Un anno dopo l’inizio del rinnovamento di Dylan Dog. La cosiddetta Fase due è in pieno svolgimento, come autore sei stato in parte spettatore del cambiamento poiché non è stata pubblicata nessuna storia scritta da te sulla serie regolare. Quali pensi siano i punti forti del nuovo ciclo e quali elementi vanno limati?
dyd_pdm_slideAB: I punti forti sono la riscoperta di un approfondimento psicologico dei personaggi e di alcuni temi importanti. L’attenzione mi sembra riservata agli esseri umani, ai protagonisti che compongono le storie e le loro paure, soprattutto il tentativo di rinnovare le paure adattandole a ciò che spaventa oggi. Non saprei dirti ancora, invece, quali siano gli elementi da limare, poiché tutto è ancora in fase di costruzione.

Dyd-317-CoverC4C: La tua ultima storia apparsa sulla serie regolare è “L’impostore”, pubblicata nel 2013. Ti rivedremo presto sulla testata “ammiraglia” dell’indagatore dell’incubo?
AB: 
Per la serie regolare ci sono delle storie in lavorazione che per vari motivi non sono in programmazione. C’è una storia che dopo tre anni è ancora al disegno, un’altra ancora da assegnare, un’altra ancora che amo molto, per il Color Fest, disegnata da Sergio Ponchione nel suo stile caratteristico.

C4C: Il tuo grande impegno su Dylan Dog è per lo speciale annuale, dedicato al ciclo di storie, da te ideato, denominato “Il pianeta dei morti”. La prima di questa serie di storie si chiude con la morte di Dylan, quindi sostanzialmente tutto ciò che scriverai su questo futuro alternativo di Dylan Dog porterà a quest’evento. Credi che ci sia un numero ben definito di storie da sviluppare oppure pensi di proseguire senza termine finché avrai voglia di raccontare questa visione di Dylan Dog sconfitto e disilluso?
11760260_1038074369594385_2854285290624300485_nAB: Nel caso della prima storia, disegnata da Carmine Di Giandomenico, si raccontava che cosa significasse la fine di tutto. “Addio Groucho”, disegnata da Paolo Martinello, è stata il racconto dell’inizio di una tragedia, infine, nel mezzo c’è stata la storia disegnata da Daniela Vetro, che è il racconto più ampio, al fine di fare ordine sulle due precedenti vicende. Strutturando la serie annuale di centosessanta pagine, ho creato dei nuovi personaggi, delle nuove tematiche, problemi, comportamenti e dei nuovi luoghi, tutti intorno al protagonista, che resta Dylan Dog senza una spalla come Groucho. Lo speciale annuale conterrà tutte le suggestioni poetiche già lette, ma sarà anche una struttura ampia di racconto su cui si può lavorare molto.

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C4C: “La casa delle memorie” è un malinconico e, allo stesso tempo, brutale punto di vista sull’evoluzione dell’umanità. Nonostante ciò, è presente un tocco di magia legato al cinema, soprattutto italiano. Tra le tavole s’intravede Fellini, e la sequenza iniziale sembra, a mio avviso, un omaggio a Dellamorte Dellamore di Soavi/Sclavi. Quanto influenza il medium cinema nella scrittura delle tue storie, e soprattutto che tipologia di spettatore sei?

AB: Dylan Dog che diventa Francesco Dellamorte non è un riferimento al film, ma al romanzo di Tiziano Sclavi, e la presenza di Cinecittà non vuole parlare di cinema, ma di un mondo di arte e sentimenti completamente scomparso. Il cinema per me deve essere tenuto ben lontano dal fumetto, sono due mezzi del tutto diversi e i fumetti che possono fregiarsi di questo titolo nel modo più nobile sono quelli che sono fumetti di per sé e utilizzano appieno i mezzi del medium. Non saprei riassumere in breve che tipo di spettatore sono. Amo da sempre i film di John Cassavetes e le sue idee, il realismo, il documentarismo della vita quotidiana e dei sentimenti dei protagonisti, nato dal meccanismo del pedinamento del neorealismo italiano che oggi rivedo e mi interessa molto nei film di Jacques Audiard.

C4C: In un fumetto come Dylan Dog, dove la morte diventa quasi una consuetudine, non si presta attenzione alle comparse che muoiono nelle sequenze di poche vignette. In “La casa delle memorie”, invece, hai raccontato tanti piccoli frammenti di vita di persone uccise nell’arco della storia, donando loro umanità e riqualificandoli come essere pensanti. Come hai sviluppato quest’idea basata su tanti piccoli flashback che si ricollega al presente della narrazione?

AB: Uno dei temi del Pianeta dei Morti è come l’orrore entra nella vita quotidiana, il mondo visto dal basso delle persone comuni e non dall’alto con le grandi masse di zombi e gli eserciti armati. Nella prima storia che reintroduce quel mondo mi è sembrato interessante fare un racconto di protagonisti, ma anche di comprimari.

C4C: Intrighi politici, immemori, disillusione. Tre parole importantissime per “Il pianeta dei morti”. C’è qualcosa di nascosto nel substrato narrativo che i lettori non hanno ancora individuato, o qualche altro dettaglio che vuoi svelare? In pratica, tutto ciò che c’è ancora da sapere su questa storyline che ha stregato tutti i lettori di Dylan Dog.

AB: Nelle mie intenzioni ci sono quelle di costruire una serie che vada esattamente nella direzione opposta a qualcosa di definito, un mondo pieno di strati che si rivela di storia in storia, dove niente resta sicuro, niente è rassicurante. Quindi si vede ancora solo la cima della montagna.

C4C: Nell’ottica da lettore bonelliano, sei un autore molto equilibrato: hai un ritmo moderno ma riservi una grande attenzione ai particolari storici come abbiamo letto in “Mercurio Loi” pubblicato sulla serie “Le storie”. Credi sia arrivato il momento, dopo “Valter Buio” per la Star Comics, di una serie ideata da te per la Sergio Bonelli Editore?
AB: Non saprei dirti quali siano i segnali per capire se i tempi siano maturi. Posso dirti che sto lavorando su nuovo materiale che potremo approfondire in una prossima intervista.

valter-buio-cop1C4C: Valter Buio tornerà, prima o poi, in edicola?
AB: In edicola ancora non so, ma posso anticiparti che tornerà in libreria in una edizione elegante di diversi volumi che ristamperanno le dodici storie.


C4C:
Mercurio Loi, Valter Buio, la storia scritta per la serie Dampyr, hanno tutti un comune denominatore: sono ambientate a Roma. La tua città è spesso la centro delle tue storie, hai intenzione di spedire anche Dylan in trasferta in Italia?
0506r_d_cover06_big2AB: Aggiungerei Giulio Maraviglia, La Dottrina e una serie scritta per la Francia che si intitola Romano. Ogni volta che ho l’opportunità di creare un personaggio, quello che mi interessa maggiormente è raccontare la realtà intorno. Penso che ambientare una storia in un altro Paese abbia senso se di quel luogo si colgono pienamente le caratteristiche. Raccontare Roma e Dylan Dog forse rischierebbe di creare due protagonisti nella stessa storia. Ma mentre te lo dico so che mi sto già contraddicendo.

C4C: Oltre che autore sei insegnante di sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli. Parlare con ragazzi molto giovani porta a confrontarsi con i loro mondi che riflettono diverse identità narrative. Quanto è importante per te questa parte del tuo lavoro per migliorare come autore?
images (2)AB:Il confronto con persone che faranno questo lavoro e che cercano di mettere le loro idee nero su bianco, costringe a tenere la mente sempre un passo avanti. Mi obbliga a fare quello che di natura dovrebbe sempre fare uno scrittore: guardarsi intorno, tenersi al passo con le letture, con il mondo, e ragionare del modo in cui evolve la narrazione. Questo non significa necessariamente che bisogna essere moderni e modernisti, ma nel tempo cambia il sentire dei racconti, il modo in cui noi ci tramandiamo le storie.

bilotta1C4C: Qual è la tua Kryptonite?
AB: Il buon senso. È il buon senso che rende tutti portatori sani di parole astratte, moralmente condivise, che esonerano dall’entrare realmente nel merito delle questioni. È il buon senso che porta chi fa un lavoro culturale a rivolgersi verso il basso, a cercare quanto più consenso possibile, quindi ad autocensurarsi. È sempre il buon senso che ha portato il mondo intellettuale alla ricerca di un benessere materiale e un consenso sociale, ponendo la seria questione dell’indipendenza e quindi dell’utilità del mondo intellettuale stesso.

C4Comic ringrazia Alessandro Bilotta per il tempo concesso e per la gentilezza dimostrata.

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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