[C4 Approfondimenti] Imbustare fumetti

LE REGOLE DEL CONSERVARE

1Inutile dire come di questi tempi, nei quali siamo attenti a tutto o almeno dovremmo esserlo, sia diventato un gesto abituale proteggere i propri fumetti con delle buste trasparenti. Questo istinto primordiale di conservazione è un atteggiamento relativamente giovane, poiché fino a qualche anno fa in pochi e con risorse approssimative mettevano al sicuro i propri tesori di carta. Si può prontamente ribattere a questa pratica moderna con la più arguta filosofia, discutere sull’essenza dell’oggetto imprigionato, sulla reale necessità del contatto con la carta, ma statene certi che prima o dopo ogni collezionista franerà, cedendo ogni convinzione all’esercizio certosino dell'”imbustamento“.

Ognuno di noi, secondo la propria esperienza, ha subito il collasso di qualche libreria, un feroce trasloco, la leggerezza di qualche compagno, genitore, amico che con noncuranza ha maneggiato un volume gelosamente custodito tra le cose care. Laddove non sono arrivati sguardi o dita curiose è giunta l’irruzione silenziosa della polvere o l’invadenza sistematica della luce, segnando, ingiallendo, increspando, irruvidendo quelle superfici perfette che abbiamo amato e ricordato bianche e brillanti fin dalla prima volta che le abbiamo tenute in mano. C’è ben poco da fare quindi, l’unica cosa che si può realizzare è una conservazione preventiva che consegni l’immortalità ad ogni collezione di carta. La realtà è lapalissiana, evidente, quasi scontata. Ogni fumetto ben imbustato conserva le proprie caratteristiche, si compatta, scivola su un’altro senza sfregamento così da rendere un trasporto, un cambiamento, un passaggio molto meno traumatico.

COSE DA RICORDARE

Non pensiate che sia tutto sommato un’operazione semplice, ci sono delle considerazioni da fare e delle decisioni da prendere. Un20130905-212559 comportamento davvero esemplare sarebbe quello di sostituire periodicamente le buste ingiallite, comunque non immuni da deterioramento, ma è una cosa da fare in un lasso di tempo di 10/15 anni, lo stesso tempo che la polvere e la luce impiegherebbero per mangiarsi la carta e scolorire i toni di stampa.

Importantissimo è scegliere i materiali giusti: in moltissimi per risparmiare si riforniscono di buste trasparenti destinate a prodotti alimentari, dicitura per altro stampata in piccolo su ogni busta, ma la piccola cifra risparmiata non paga affatto né in termini di bellezza né tantomeno di protezione. C’è molto poco da fare in merito, la scelta migliore è quella di rivolgersi presso una fumetteria o a venditori autorizzati con materiale certificato (internet ne è pieno). Fondamentale è sincerarsi che le buste siano prodotte in polipropilene neutro, cioè privo di quegli acidi che avrebbero l’esatto senso inverso, da non confondersi coll’assai meno pregiato polietilene. La misura esatta per lo spessore varia da 60 a 100 my (micron).

A questo punto non rimane che da trovare il formato giusto e compiere l’ultima scelta, quella estetica; misurato il fumetto va trovata la misura più giusta e deciso se la chiusura della linguetta adesiva si vuole presso il lato lungo o corto. Quest’ultima questione parrebbe un affare da poco, ma come sempre sono i dettagli che fanno la differenza. Non tutti i produttori di buste offrono questa possibilità, fabbricando tutti i formati con la più classica apertura dall’alto: io personalmente, almeno per i formati classici come Bonelli, suggerisco la chiusura laterale (sul lato lungo) che consente un risultato più avvolgente e finiture migliori, non ultimo il fatto che non lascia a lavoro finito la riga di saldatura esattamente a metà sulla costolina, la parte visibile da ogni libreria o mensola. Un’ultimissima considerazione: per fumetti veramente importanti o per formati generalmente americani come gli spillati Corno è consuetudine alloggiare un cartoncino rigido sagomato della dimensione del fumetto, o spesse volte leggermente più grande; il risultato è davvero notevole.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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