[Speciale Florengers] C4 Chiacchiere con… Maria Letizia Mirabella

Ebbene sì, siamo arrivati alla fine di questo splendido viaggio in compagnia degli amici di Florengers. E per chiudere non potevamo che tenere in serbo il meglio, l’asso nella manica… Sto parlando di Maria Letizia Mirabella, che ha curato il lettering di tutti e cinque gli episodi della mini-serie creata da Francesco Savino e Stefano Simeone. Prima di lasciare la parola a Maria Letizia, mi prendo un momento per ringraziare tutto il team di Florengers e di Verticalismi, in particolare modo Francesco e Mirko Oliveri (aka il cervello e il braccio dietro a Verticalismi e Verticomics). È stato un vero piacere fare questo pezzetto di strada insieme e speriamo di tornare a bordo del gruppo di Vivi e Vegeta quanto prima! Buona lettura!

Florengers 02

C4 Comic: Ciao, Maria Letizia! Benvenuta su C4 Comic!
Maria Letizia Mirabella
: Ciao!

C4C: Maria Letizia, la prima domanda è uno spazio a tua disposizione. Hai un CV impressionante, hai curato il lettering per tutti gli episodi di Florengers e fai parte, tra le altre cose, della redazione di Verticomics. Spesso si sente parlare di sceneggiatori e di disegnatori e meno di coloro che curano la parte grafica o che lavorano “dietro le quinte”, ma il fumetto non sarebbe quello che è senza l’apporto di persone come te, quindi… Tutto questo lunghissimo preambolo per chiederti: chi è Maria Letizia Mirabella?
Verticomics 01M.L.M.
: Provengo da una formazione prettamente umanistica (cinque anni di lettere che mi resteranno sempre nel cuore e che mi hanno marchiata a fuoco). Ho sempre lavoricchiato, anche durante gli studi, collaborando in qualità di redattrice con web magazine e testate di vario genere. Mi piace l’dea di saper fare tante cose, così non ho mai smesso di buttarmi a pesce su qualsiasi tipo di esperienza lavorativa che potesse insegnarmi qualcosa e oggi sono editor e graphic designer per Verticomics e cofondatrice dello Studio Panopticon.

Mi piacerebbe poter dire che grafica e lettering sono tutta la mia vita da Studio Panopticon 01quando presi per la prima volta in mano un foglio e una penna… ma in realtà non è così. Fino a poco più di due anni fa, se provavo ad aprire un progetto di Photoshop o di Illustrator entravo nel panico più totale, ma le arti grafiche mi hanno sempre profondamente affascinata, così un giorno ho deciso che volevo imparare… e ho imparato. Inizialmente mi sono avvalsa dell’aiuto di una persona a cui devo tanto (che non nomino solo perché so che mi sta leggendo e che ama restare sempre felicemente nell’ombra). Poi ho proseguito, da autodidatta, accettando commissioni su commissioni. Perché il miglior modo di imparare è fare le cose. Stop.

C4C: Maria Letizia, il tuo lavoro mi affascina un sacco, ma devo ammettere che non ne conosco tutti gli aspetti. Parlando con un profano come me, come spiegheresti cosa vuol dire occuparsi del lettering di un fumetto?
M.L.M.
: Lavorare di grafica e lettering significa mettere le mani su qualcosa di estremamente delicato. Una buona tavola è infatti frutto della perfetta compenetrazione di più competenze e del lavoro di più persone. Il racconto a fumetti non è davvero tale se non si crea un vincolo indissolubile fra immagini e parole, e tutto ciò che investe la parte grafica non è che la finalizzazione ultima di questo legame. In un certo senso, il lavoro del grafico e del letterer, quando è ben fatto, deve restare invisibile. In genere, possiamo dire che se il lettore non si accorge della mano di un grafico, allora questo grafico ha lavorato bene, perché il suo intervento non ha prevalso sul racconto, bensì l’ha rafforzato, consolidato. Le parole nei fumetti ci sono e non ci sono: i balloon entrano prepotentemente nelle vignette, coprono parti del disegno, dirigono l’occhio del lettore nell’ordine delle sequenze di dialogo, eppure non sono realmente lì. E poi ci sono le onomatopee, quasi dei paradossi, perché hanno il compito di veicolare suoni, inflessioni ed effetti (e ci riescono, assolutamente). Insomma, nella media dei lettori nessuno fa realmente caso al lettering e alla veste grafica (professionisti e addetti ai lavori esclusi, ovviamente), ma tutti percepiscono immediatamente il fastidio di un lettering sgraziato e mal fatto.

È una sfida silenziosa. E la adoro.

Maria Letizia Mirabella al lavoro sul lettering allo Studio Panopticon

Maria Letizia Mirabella al lavoro sul lettering allo Studio Panopticon

C4C: Come è nata la collaborazione con il team di Florengers? Qual è stato l’aspetto più stimolante nel lavorare ai cinque episodi della serie?
Walter Dice 01M.L.M.
: Stefano Simeone e Francesco Savino li conobbi poco prima dell’uscita del primo episodio di Vivi e Vegeta, in occasione di un’intervista. Stefano di persona (anche se in realtà ci eravamo già conosciuti tempo prima), mentre con Francesco, che intervistai via mail, ci presentammo a Lucca 2014. Più o meno in quello stesso periodo avevo deciso di darmi al lettering, ma avevo bisogno di progetti più o meno lunghi su cui buttarmi per farmi le ossa. C’era già “Walter Dice”, e da qualche mese avevo iniziato a lavorare per Verticomics, così quando Francesco e Stefano hanno cominciato a chiamare a rapporto coloro che poi si sarebbero uniti al team dei Florengers, hanno pensato a me. E ovviamente ho accettato.

L’aspetto più stimolante, a parte il lavoro in sé, è stato proprio questo, ossia la possibilità di collaborare con dei professionisti e di essere seguita da Lorenzo Bolzoni, che ha supervisionato il mio operato. Per quei pochi che non lo sapessero, Lorenzo è il sommo dio grafico di Bao Publishing, quindi avere la possibilità di mostrargli le mie tavole letterate è stato fantastico.

C’è un’altra cosa che ho adorato dei Florengers, però. Il team contava un totale di sedici membri – fra sceneggiatori, disegnatori, coloristi e grafici – che hanno lavorato a cinque episodi autoconclusivi. Viviamo e lavoriamo tutti in città Vivi e Vegeta 03diverse e non abbiamo avuto modo di pianificare a monte la scaletta, quindi a parte alcuni elementi fondamentali e imprescindibili dell’universo narrativo e del character design – di cui custode supremo era proprio Francesco – sapevamo che le puntate si sarebbero concretizzate man mano, in corsa. Tutto questo lungo preambolo per dire che poi, alla fine dei conti, i singoli team creativi hanno costruito ognuno “i propri” Florengers, ma hanno finito con il rifarsi gli uni agli altri spesso senza saperlo e persino nei dettagli minimi. Battute, sfumature, relazioni, caratteri… una bella sinergia, che ho potuto osservare nel suo complesso, lavorando alle tavole di tutti. Questa cosa l’ho trovata splendida.

C4C: Quali sono i tuoi progetti futuri? Per coloro che ancora non lo conoscessero, cos’è lo Studio Panopticon e quali novità ci sono all’orizzonte?
M.L.M.
: In queste momento, una grossa fetta dei miei progetti futuri ha a che fare con Verticomics, per cui lavoro da circa otto mesi. Per chi non lo sapesse, Verticomics è il primo vero store di fumetto digitale in Italia, una realtà fortemente innovativa nata dai fondatori di Verticalismi.it. Tramite un’app e un web store gli utenti hanno la possibilità di acquistare i propri titoli preferiti da un catalogo in costante crescita (che attualmente vanta titoli come Saga, Sex Criminals, Chew, Anubi e Zerocalcare), con la possibilità di goderseli anche offline, da smartphone e/o tablet e, soprattutto, in formato verticale, un’esperienza di lettura unica nel suo genere. Ogni 24 ore, inoltre, regaliamo un #fumettodelgiorno appositamente selezionato fra le migliori offerte di Verticalismi e del panorama web in genere. Insomma, tante belle cose.

Verticomics 02

Con Mirko, Enrico e tutto il team stiamo lavorando a molte novità, che presto troverete in catalogo, tante nuove collaborazioni e un paio di nuove feature di cui ancora non posso dire molto, se non che si tratta di vere e proprie bombe nucleari. Sento di far parte di qualcosa in grado di cambiare profondamente il panorama del fumetto (non solo digitale) italiano e non potrei esserne più fiera.

Lo Studio Panopticon invece è “un’officina creativa” che sto tirando su insieme a Dario Sicchio. È uno spazio che abbiamo allestito all’insegna della multimedialità: ci occupiamo di riprese, grafica, montaggio audiovisivo, fotografia ed editing. Abbiamo un piccolo studio di registrazione e una sala di posa, organizziamo piccoli eventi culturali e gestiamo uno spazio di coworking in cui ospitiamo di frequente professionisti di vari settori, spesso legati al mondo del fumetto. Negli ultimi mesi ci siamo occupati prevalentemente di audio e, in particolare, della realizzazione di Saffron, un audiodramma grazie al quale abbiamo avuto modo di lavorare con i più grandi nomi del doppiaggio italiano. Molto presto speriamo di accendere la radio e ritrovarci a (ri)ascoltare, guidando, il frutto del nostro lavoro. Dita incrociate!

C4C: C4 Comodino: quali sono gli ultimi tre fumetti che hai letto che non possono mancare nelle librerie dei nostri lettori?
M.L.M.
: Mmm, sceglierne tre è un po’ difficile, ma ok, vediamo…

chewPer primo mi viene in mente Chew (Bao Publishing). È una serie che definire geniale è a dir poco riduttivo, sia per plot che per impatto visivo e stile del racconto. Adoro Tony Chu, il protagonista, e in generale tutto l’universo narrativo della serie, che considero una delle cose più originali che siano state create negli ultimi anni. Ma parliamo della Image, quindi in un certo senso non poteva che essere così.

La seconda cosa che consiglio non è un fumetto, ma un autore: Shintaro Kago. In italia lo conosciamo grazie a qualche vecchia edizione (l’ormai mitologico primo volume dell’Enciclopedia delle Kagate, all’epoca edito D/Visual), per Enciclopedia delle Kagate 01“Industrial revolution and world war” (Hollow Press) e, soprattutto, per il grande lavoro di recupero che ne sta facendo la 001, che ha già pubblicato “Uno scontro accidentale sulla strada per andare a scuola può portare a un bacio?”, “Fraction” e “Diari di massacri”. Kago è follia pura, è un chirurgo del racconto a fumetti, della sequenza e della vignetta. Feticista del metatestuale, maestro dell’ero-guro e indagatore del cerebrale, le sue tavole trasudano gore ed erotismo, splatter e assurdo, ma soprattutto concetto nella sua forma più pura. Insomma, se non si fosse capito, lo venero e lo considero assolutamente imprescindibile. Se volete capire che cosa sia un fumetto, leggete Shintaro Kago. E amatelo.

Ultimo, ma non ultimo, “La scimmia di Hartlepool” (Tunué). È uno di quei testi che acquisti aspettandoti una cosa e trovandoci dentro un vero e proprio universo. Le tavole di Moreau sono splendide, godono di un’impronta caricaturale mai fuori posto e di una leggerezza implicitamente infantile, ma sempre molto pensata. I testi non sono da meno e neppure i personaggi: è un’opera fatta di contrasti, ironica e drammatica, meravigliosa e crudele. Un fumetto, nel bene e nel male, molto umano. Credo che farlo leggere a scuola non sarebbe una cattiva idea.

Ah, e poi c’è Crisi Finale, di Grant Morrison. Dovete leggerlo tutti, assolutamente. Crisi Finale. Grant Morrison. Assolutamente. Tutti. Leggetelo.

C4C: Maria Letizia, io non vorrei ma devo… Qual è la tua Kryptonite?
M.L.M.
: Qui sarò molto meno logorroica: la gente.

C4C: Grazie mille per la disponibilità e per essere stata nostra ospite! A presto!
M.L.M.
: Grazie a voi, alla prossima!

Marcello Bertonazzi

Newser e recensore milanese. Ha passato due terzi della sua esistenza a drogarsi di fumetti, libri e a collezionare dischi. Entra ed esce in continuazione dal tunnel delle serie tv. Pare purtroppo non ci sia più niente da fare. Felicemente irrecuperabile.

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