Fumetti: collezionismo o passione?

IL SENSO DELLA MISURA

YoutubeIl fenomenofumetto” sta vivendo un momento storico di assoluta vivacità, non propriamente in termini di vendite ma piuttosto vedendo come il fermento che circola intorno ad esso quotidianamente produca esperti, recensori e collezionisti di ogni genere e sorta. Intendiamoci, giusto per non prendersi troppo sul serio, che alla fine si può sostenere tutto e il suo perfetto contrario, ma quando si parla di fumetto in maniera consapevole e disincantata il risultato non potrà che essere un pacato confronto di idee e posizioni. Nonostante però i propositi siano quelli buoni, spesso vedo perdere il senso e la misura delle cose, un po’ come se ognuno sistematicamente proponesse di tanto in tanto una nuova unità di misura. In principio parlare di fumetto era semplicemente un atto di semplice lettura, leggera magari, ma pur sempre lettura, col tempo naturalmente ha assunto toni e significati via via più complessi e articolati. Esistono adesso moltissime categorie di appassionati di fumetti, il lettore di base si è evoluto in collezionista, in imprenditore, in esperto, in critico, in catalogatore ma il vero problema è che tutto questo lo fa senza il vero autentico senso della misura. Faccio un esempio: mi diverto spesso a cercare su Youtube quei protagonisti che amano, a loro dire spinti da fantomatici fan, a esporre le proprie videocollezioni, interminabili filmati punteggiati di liste di titoli e opinioni da spot finalizzati non propriamente verso uno scopo divulgativo ma piuttosto indirizzati allo sfarzo di camerette barocche adornate a dismisura. In genere poi si parla di poche migliaia di pezzi, quando vi assicuro che esistono collezioni (viste personalmente) di decine di migliaia di pezzi. Tutto questo in fondo mi offre uno spunto di riflessione evidenziandomi come sia cambiato l’atteggiamento dell’appassionato di fumetti nel corso degli anni. Esiste una spaccatura tra vecchio e nuovo, in favore dei più giovani più avvezzi a mostrare, a confrontare, a esibire, sollecitati pure dal formicolare dei social network.

IL SENSO DELLA RESISTENZA

GollumNon sono in possesso di dati di nessun tipo, ma mi baso esclusivamente su quello che vedo, che leggo, che vivo e alla fine posso sostenere che queste differenze sono il frutto di un cambiamento generazionale. I collezionisti che si avviano verso la quarantina e tutti quelli che l’hanno superata hanno sviluppato un rapporto con il proprio materiale morboso, radicale, trascendentale. Per questo campione di lettore, al quale appartengo, un albo non rappresenta solo un po’ di tempo dedicato alla lettura, ma è un tasto della memoria, un momento che ha scandito gli attimi della nostra vita. Sembrerà impossibile ma molti della mia generazione sanno immediatamente collegare una copertina ad un preciso tempo della propria esistenza. Questo fenomeno di ancoraggio mentale forse è dovuto ad una diversa e ristretta gamma di stimoli, situazione che spesso non consente di apprezzare il fumetto moderno che sovente ha cambiato gli strumenti comunicativi e di riconoscimento. Al contrario le nuove ondate di lettori amano leggere ma si stancano con più facilità, riproponendo in vendita o scambio intere serie o parti di esse, oltrepassando con leggerezza il lato affettivo della cosa. Ovviamente le ragioni sono molteplici ed ognuno di noi conosce una porzione di verità, ma fidatevi i vecchi come me vivono in prima linea, ostinatamente attaccati anche al più brutto fumetto sia mai capitato nella più disperata edicola di provincia.

IL SENSO DELL’AFFARE

Altro fenomeno che mi diverte moltissimo è quello innescato dalla continua frenetica necessità di credere di aver trovato o realizzato un affare. Naturalmente è vero che esiste un frangente del collezionismo che permette di realizzare accettabili plus valenze, finanche credere che possa in qualche modo diventare una specie di mestiere, ma qui davvero è necessario fare molta attenzione. Non è un segreto che il fumetto da qualche tempo, al pari del mattone o dei preziosi, sia diventato un bene rifugio, ma con le dovute precauzioni e con molte molte regole alle quali è bene attenersi. Essendo ad oggi un fenomeno ampiamente studiato nel quale naturalmente esistono eminenti conoscitori ed esperti è davvero cosa buona apprendere per gradi la gerarchia dei sistemi che si vanno a scomodare. Esistono migliaia di fumetti che singolarmente superano valutazioni da centinaia di euro e in molti le migliaia, e spesso sono titoli sconosciuti ai più, perduti nel tempo delle pubblicazioni. Inutile dire che il senso degli affari è commisurato alla capacità delle tasche e che quindi aver acquistato un fumetto a 5 euro e averlo rivenduto magari a 20 ci da l’idea di un affare, ma è un atteggiamento che spesso porta fuori strada. Se si vuol vedere il mondo del fumetto in questa maniera è necessario acquisirne il prima possibile tutti gli strumenti perché esistono delle norme non scritte proprio come in borsa, dove un’azione può crescere o decrescere in virtù di condizioni apparentemente sconosciute.

IL SENSO DI APPAGAMENTO

Insomma, alla fine della fiera ognuno è libero di interpretare la propria esperienza come vuole, giudicandola secondo il tempo che le ha dedicato. Per molti la lettura è l’attimo di fuga da quello che non ci piace e impagabile è il momento che ci vede protagonisti delle nostre librerie, della costruzione delle nostre architetture di carta, attori unici della commedia della sistemazione dei volumi, quindi godiamocela, mostriamola, difendiamola, diffondiamola, critichiamola e cerchiamo un po’ di bello ognuno come può, ognuno come vuole, ognuno forte delle proprie inalienabili certezze.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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