Manga: c’era una volta Granata Press

IL PREZZO DELL’EDUCARE

NAUSICAA002Nella memoria di quei lettori che oggi hanno sorpassato ampiamente la trentina, e anche oltre, c’è fissata indelebile quella casa editrice che ha tracciato marcatamente il segno dal quale ha avuto seguito almeno una parte del rinnovamento editoriale. Questa senza ombra di dubbio risponde al nome di Granata Press. Era il 1989, allora il grosso del mercato era ancora in mano al colosso Bonelli che comandava le vendite con titoli di vecchio corso e con personaggi allora giovani e di grande forza come Martin Mystere e Dylan Dog; eppure qualcosa iniziava a muoversi. Granata Press, fondata da Luigi Bernardi, si proponeva di arricchire il panorama editoriale con riviste, libri e naturalmente fumetti. Fu con grande anticipo sui tempi che sarebbero stati che l’attenzione si posò su una fetta di mercato ancora ampiamente sconosciuta, se non per certe operazioni casuali o malamente strumentalizzate da piccole riviste per ragazzi dedicate comunque a personaggi dei cartoni animati. Era il Giappone la nuova terra di conquista, un territorio quasi vergine, inviolabile, chiuso nella sua stagnante genialità, eppure un assaggio lo avevamo avuto attraverso le serie animate, ma quello che riuscì alla casa editrice di Bologna fu un risultato unico. Tralasciando il grande merito che gli va riconosciuto per la quantità di materiale che riuscì a riversare sul mercato, senza ombra di dubbio il valore aggiunto fu quello di iniziare a dare un ordine ad un orizzonte culturale che adesso si stava chiaramente allargando. Giunsero nelle edicole titoli come Ken il guerriero, Lamù, Ranma 1/2, Devilman, Capitan Harlock e tantissimi altri ancora, di questi si ignorava addirittura l’esistenza tanta era la mancanza di informazione del tempo, le congetture e i dubbi si insinuavano tra i lettori inesperti e completamente senza notizie o mezzi per rendersi edotti. Non fu un successo immediato, lo scetticismo in tanti casi prevalse, in altri ancora non era scattata la molla dell’effetto nostalgia, temi come Lady Oscar ancora erano caldi sui canali maggiori della TV.

STORIA DI UN BREVE IMPERO

ZERO_01Non è ancora bene chiaro come avvenne il rovescio che portò al fallimento del 1996, ma quello che è sicuro è che giunse inaspettato e repentino. Moltissime serie rimasero zoppe, ammezzate, appena iniziate, tra lo sconcerto generale e fu un autentico dispiacere per quelli che in quei pochi anni si erano affezionati ad un nuovo concetto di realizzare i fumetti. La visione di Granata Press però aveva un respiro più ampio, più ambizioso, l’attenzione era rivolta pure al mondo editoriale inteso come libri e riviste (abitudine quest’ultima ereditata da una consuetudine degli anni ’80). Uscirono autorevoli saggi dedicati al mondo dell’anime giapponese, ancora oggi ristampati nella versione originale ma per mezzo di altri, altri titoli invece al mondo dei giocattoli, ai robot, all’immaginario erotico e molto altro ancora. Furono pensate inoltre riviste contenitore come Zero, Kaos, Mangazine, opportunità organizzate per alloggiare brevi storie di fumetti ancora una volta presi in prestito dalla terra del sol levante. A rivederli oggi quei fumetti colpisce l’audacia del taglio editoriale, l’accattivante packaging coloratissimo, la voglia di distinguersi e di trovare un posto di rilievo tra i lettori più omologati e addomesticati che si potessero immaginare. Penso all’edizione meravigliosa di Nausicaa della valle del vento, al progetto Gundam o Dirty Pair e sospiro ancora oggi. Quando avvenne il tracollo noi lettori lo sapemmo attraverso le parole dei nostri spacciatori di fumetti, non potevamo avere riscontri o notizie più precise, internet non c’era, credevamo fosse la più classica bufala, ma col passare dei mesi capimmo che quelle voci insistenti ricalcavano una realtà disarmante. Molti dei titoli allora in corso, e molti dei quali detenevano il diritto e non erano ancora stati usati furono “sciacallati“, come si disse all’epoca, profanando il corpo ancora fumante di un collega appena defunto.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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