Chi legge Tex e Naruto? I punti di contatto tra lettore “classico” e “moderno”, passando per Dylan e Twd

DUE PUNTI DI VISTA

La sterminata produzione contemporanea di testate fumettistiche ci mette di fronte a una varietà di scelta senza precedenti. Una sorta di possibilità così ampia che l’imbarazzo spesso si guadagna il sopravvento.
Esiste un divario, inutile nasconderlo, ma di natura squisitamente ideologica. Sotto a ciò che risponde al nome generico di “fumetto“, si stanno delineando delle sottoculture specifiche che prendono le distanze le une dalle altre, costruendo delle fortezzeinvalicabili dietro le quali è impossibile far germogliare principi diversi. Ma facciamo ordine.libreria

Analizzare il fenomeno evolutivo del fumetto non è quello che voglio fare. Mi interessa piuttosto capire perché ad oggi non si riesca a trovare un naturale punto di contatto tra i lettori di due generi che, invece di allontanarsi, dovrebbero invece compenetrarsi. Da un lato si trovano i fruitori del genere chiamato classico, figli di un retaggio principalmente a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, ma anche molto precedente, e comunque di un’età già sostenuta con un bagaglio – ipotetico – notevole.
001texcivitelliQuesti sono i figli dei meravigliosi super eroi Corno, delle imprese di Diabolik, dell’eterno Tex, del fiume editoriale erotico degli anni settanta, dei “neri“, del fumetto d’autore, della linea chiara, della bande dessinée, degli autori sudamericani. Dall’altro lato troviamo un pubblico più giovane, che si rinnova dalla metà degli anni ottanta e che raccoglie i maggiori consensi con l’avvicinarsi del nuovo millennio. Questo è l’esercito che risponde alla stimolazione avvenuta con l’invasione del mercato giapponese: le nuove leve si formano sotto i colpi decisi di nuovi formati editoriali, nuove brillanti idee, bizzarre e irresistibili serie che corrono svelte tra carta e Tv. I protagonisti della rivoluzione rispondono al nome di Dragon ball, Ranma 1/2, One piece, Naruto, Akira, Slum dunk, i nuovi super eroi, i graphic novel e autori più o meno sperimentali.

UN CONFINE NETTO

Amo parlare di fumetto. Con chiunque. Mi piace capire e confrontare suggestioni diverse, opposte, trasversali. Mi accorgo però di come esista un solco tra i due modi di vedere il fumetto, ma soprattutto quali sono le ragioni sulle quali nasce il rigetto per un genere che non viene considerato inerente al proprio. Che esistano differenze abissali è comunque un dato di fatto solare, ma, come in pittura, stili molto distanti non dovrebbero essere il limite che ci frena verso la comprensione e il piacere di considerare l’arte in un modo più assoluto.

Il lettore classico in genere è affezionato a serie molto lunghe, che ha magari iniziato da ragazzo. È affezionato allo stesso autore da venti o trenta anni. Generalmente è legato al formato Bonelliano e sospira quando gli si parla delle vecchie strisce o degli spillati Corno. È nostalgico e di fondo abituato ad avere una conoscenza nozionistica assai enciclopedica, frutto di anni di ricerche compiute sul campo, in fiere, mostre, scambiando materiale e interrogandosi in prima persona sui nomi degli autori, tutto questo molto prima dell’avvento dei social network e degli smart phone.

watchmen-smileSi aggira per le mostre con la vecchia e consumata lista scritta a mano su un foglietto di fortuna, lista che non riesce magari ad aggiornare più da anni, vista la rarità di alcuni pezzi. Il lettore classico preferisce ricomprare l’ennesima ristampa in una nuova improbabile versione del fumetto che ha già piuttosto che lasciarsi vincere dalla curiosità di provare un fumetto nuovo o semplicemente consigliato. Non vede di buon occhio il manga, svilito e sminuito senza neppure averlo letto, seminando concetti sterili  come la lettura al contrario o l’idea che siano disegnati tutti nella stessa maniera. Ma in senso assoluto si modernizza con difficoltà, perdendosi di fatto tutto il nuovo corso del fumetto contemporaneo o pietre miliari fondamentali appartenenti alla scena extraitaliana come Maus, Bone, V for Vendetta, Watchmen, Concrete. Altra caratteristica non trascurabile è l’atteggiamento riservato che nutre nei confronti della propria collezione, che non appare mai in nessuna foto ed è riservata a pochi amici, fidatissimi, riposta spesso lontana dalla luce, conservata come un tesoro nascosto.

Il lettore moderno in genere ama le serie brevi, quelle che giungono ad una conclusione. Cambia in modo repentino i generi, simaxresdefault affeziona profondamente ma sa andare oltre. È figlio della tecnologia e la usa. Legge i fumetti in anticipo sulle uscite scorrendo le scansioni in lingua originale sottotitolate, poi se la storia gli piace si compra il fumetto.
Considera inesistente tutta la storia antecedente al 1980 segnando una linea di confine nettissima; ha un carattere più audace, più sperimentale, più versatile. Il lettore moderno è principalmente giovane e adora sfoggiare la propria collezione con foto e filmati che finiscono sul web, ordinati su scaffali, librerie, mensole, tutte sfolgoranti raccolte da esibire. Ancora si nutre della pura gioia del leggere e non del semplice collezionare, cambia con disinvoltura i gusti e non protesta se una serie arriva al termine. La giovane età e la conseguente disponibilità economica lo mettono di fronte alla necessità di ottimizzare le risorse, dirigendosi verso un fumetto a prezzo popolare, anche quando di popolare è rimasta giusto l’idea.

PUNTI DI CONTATTO

Alla luce di tutto questo, sono comunque convinto che esistano punti di contatto. Principalmente, quei fumetti che fungono da cerniera e che come nella teoria degli insiemi accontentano entrambi i modi di vedere il fumetto. Quelli che finalmente possono incuriosire tutti e permettere  di vivere con introspezione e ricerca a 360° tutto il panorama del mondo disegnato.
walking dead 31 aCredo che uno dei personaggi funzionali per questa missione sia ad esempio Dylan Dog, passato indenne per oltre trenta anni. Ma si può fare di meglio; The Walking Dead è un progetto autentico, feroce nella sua rapidità espressiva, linguaggio sintetico e non troppo ricercato, tema facile che accontenta per genialità il grande pubblico. Tutto sommato, anche Orfani potrebbe funzionare: il colore come legante è un’ottima scelta, la fantascienza la nota che non passa mai di moda, l’impianto rivoluzionario e le stagioni di 12 numeri come per le serie televisive una nuova sfida.

Eppure non sembra essere così semplice. Come possono non piacere Jiro Taniguchi o Rocky Joe da un lato, o Dago e Magnus dall’altro? Non trovo una risposta felice.
L’unico sistema è quello di non essere mai appagati, di credere che c’è sempre di meglio, di avere la certezza che nella sperimentazione esiste tutto ciò che non conosciamo e che ci può condurre verso emozioni nuove, attraverso strade che non avremmo mai percorso da soli.

Quindi alla fine di tutto questo sono convinto di due cose: la prima è che non esiste un fumetto che possa essere studiato con la finalità e la presunzione di scegliersi i propri lettori, rilasciando un prodotto posticcio e edulcorato. La seconda è che non dovremmo privarci di letture autentiche e meravigliose solo perché i canoni di base non collimano esattamente con le nostre convinzioni. Non resta che leggere, leggere e leggere.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.