Che fine ha fatto Charlie Hebdo?

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L’ultima copertina sui Panama Papers

Questo articolo potrebbe sembrare fuori tempo massimo, eppure non lo è. Dall’attentato a Bruxelles del 22 di Marzo sono passati una quindicina di giorni, ma sembrano anni. Dall’attentato di Parigi alla sede di Charlie Hebdo è passato poco più di un anno. Quanti di noi cercano/leggono/seguono il settimanale Charlie Hebdo? Oggi, intendo. Quanti si ricordano dei morti di Bruxelles oggi? La risposta è semplice: quelli che nella conta dei morti hanno spuntato qualcuno che conoscevano. Qualcuno a cui volevano bene. Per  tutti gli altri adesso è solo un’altra notizia che sparisce dall’orizzonte delle news. La sede di Charlie Hebdo è stata attaccata il 7 gennaio del 2015, ci sono stati 20 morti fra la redazione, i civili e i terroristi abbattuti dalle forze speciali. Un evento che colpì l’opinione pubblica, ed in particolare il mondo del fumetto, perché mirava a zittire una voce satirica forte, ostinatamente contro ogni tipo di censura a prescindere da chi fosse a esercitarla. Come prevedibile, le pallottole non hanno fermato le idee: il giornale ha continuato ad uscire e la sua voce continua ad essere ascoltata, tanto che il primo numero dopo l’attentato raggiunse una tiratura da record, senza contare gli omaggi dei disegnatori, il cordoglio internazionale, le facce dei profili di Facebook listate con la bandiera francese. E poi?

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Indovinate chi è

Probabilmente un attentato ci colpisce per la sua improvvisa violenza, per la sua eccezionalità. In quel momento ogni morto è un morto pesante. Ma in questo ultimo anno i morti sono stati tanti fra l’aereo russo esploso in volo (31 ottobre 2015 – 224 morti), l’attacco a Parigi (13 novembre 2015 – 128 morti), gli attentati a Istanbul (gennaio 2016 – 18 morti) e Ankara (marzo 2016 – 37 morti), e poi il martedì nero di Bruxelles (marzo 2016 – 35 morti e 316 feriti). Stragi sempre più efferate che hanno generato reazioni sempre più flebili… probabilmente è vero: alla fine ci si abitua anche all’orrore. Siamo mostri?

Bè, sì. Ma lo eravamo anche quando a del sano ed equilibrato cordoglio abbiamo preferito mostrare una indignazione casuale e completamente gratuita. Infatti nessuno parla più di Charlie Hebdo.  Ed è un oblio trasversale che affligge tutti, dall’artista affermato che aveva sparso inchiostro ed arte per esprimere il proprio cordoglio, all’uomo della strada che al massimo aveva pubblicato uno stato su Facebook. Eppure loro continuano imperterriti a pubblicare la propria satira, solo che nessuno se ne interessa più, almeno non fuori dalla Francia.

Dal momento della loro comparsa i fumetti hanno rappresentato uno specchio della società e della storia, rappresentandoci in maniera realistica o grottesca a seconda delle situazioni e del periodo. Charlie Hebdo non è che un esempio lampante, ma se leggete qualche paleo-numero di Dylan Dog, o vi capitasse tra le mani un vecchio Alan Ford, o un Diabolik d’annata, vedreste che quei vecchi fumetti sono lo specchio del tempo in cui sono stati scritti e disegnati. Se vi ricorderete questo, ogni fumetto che leggerete vi darà molte più informazioni, e saranno tutte utili.

P.S.

Nemmeno Charlie Hebdo ha pianto troppe lacrime per gli attentati in giro per il mondo, fatta eccezione per l’attentato di Bruxelles ma, considerato il rapporto di vicinanza linguistica e culturale fra le due nazioni, era una atto più che dovuto. Ed è quello che hanno fatto molti dei fautori della Bande Dessinée. Lunghissima la lista dei “non pervenuti” di tutte le nazionalità: misteri dell’epoca social. Noi abbiamo pensato che a distanza di qualche settimana potesse essere utile rimandare un pensiero alle vittime del terrorismo. Tutte. Qui di seguito troverete una gallery sulle vittime di Bruxelles, ultime in ordine di tempo

 

Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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