Cinecomic: la nascita del franchise

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Per arrivare al progresso tecnologico che investe la nostra epoca possiamo partire dal periodo compreso tra gli anni Quaranta e Sessanta, in cui cominciano innovazioni significative sul fronte degli effetti speciali e visivi. La situazione cambia radicalmente sul finire dei Settanta grazie all’introduzione del motion control, che ha consentito di toccare vette di realismo fino ad allora mai raggiunte di cui Star Wars (1977; Guerre Stellari) diviene capostipite o comunque esempio più noto. Il film ha beneficiato enormemente di questa tecnica, ridefinendo il genere fantascientifico nella sua totalità. Successivi sviluppi, dall’uso degli screen blu e verdi fino all’introduzione della manipolazione digitale dell’immagine, sono stati inizialmente adottati dai registi horror, del genere fantascienza e fantasy.

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Data la natura di questi generi, si è potuto sperimentare soluzioni innovative. Il comic book movie non fa eccezione: i registi sono riusciti con abilità a sfruttare gli ultimi ritrovati tecnologici per animare i super eroi cartacei. Non a caso, lo slogan di Superman era “You’ll believe a man can fly”. Sul finire degli anni Settanta gli effetti speciali divengono quindi una delle principali attrattive di un film: se prima erano solo un mezzo della narrazione, ora diventano un fine nel cinema. Invece di occultare la presenza del trucco, dell’inganno, viene lasciato scoperto apertamente. L’effetto speciale diviene garanzia di qualità e di prestigio. La tecnica balza in primo piano. Nascono pubblicazioni specializzate dedicate alla cultura degli effetti speciali, come Cinefex, ma è solo con l’avvento della computer grafica che il genere superomistico raggiunge la piena maturità estetica. Questo importante traguardo tecnico viene raggiunto nella prima decade del XXI secolo.

E’ chiaro che l’obbiettivo primario degli studios sia massimizzare i profitti per mezzo di produzioni cinematografiche altamente spettacolari, capaci di attrarre larghe fasce di pubblico. Del resto, come sottolinea lo studioso David Bordwell, «in economia capitalistica, un film, in quanto produzione intellettuale, ha tutti i requisiti per essere un’opera d’arte ma è necessariamente anche una merce a causa delle diverse operazioni industriali e commerciali richieste dalla sua produzione e dal suo consumo ».

avengers action figuresDurante la fase dello studio system le major hanno puntato sulle star e sui generi per conquistare l’attenzione degli spettatori, ma con il passare del tempo e la proliferazione delle forme alternative d’intrattenimento che cominciarono a diffondersi, la formula originale ha perso smalto ed efficienza. Per fermare il declino, Hollywood ha adottato nuove strategie. Una di queste ha coinciso con la trasformazione della serie cinematografica in puro brand. Viene prontamente costruito un ponte di congiunzione tra la narrativa di massa e il cinema d’intrattenimento e, di conseguenza, il genere letterario che ha goduto dei maggiori successi commerciali è stato indubbiamente il fumetto, data la sua natura seriale. Al punto che oggi Marvel non produce tanto narrativa per immagini quanto possibili interazioni per il cinema, nuovo centro nevralgico del business.

Grazie a una libreria di oltre 5000 personaggi, Marvel possiede unLAKSUrZ ricco serbatoio di idee per Hollywood. E’ nato così il Marvel Cinematic Universe, l’universo narrativo dei film con i personaggi della Casa Editrice, acquisita nel 2009 dalla Walt Disney Company per $4 miliardi. I film precedenti Iron Man (2008; Id.), i quali sono stati prodotti senza un criterio continuativo o comunque circoscritte nella dimensione della trilogia, praticamente si annullano. Rimangono attivi nelle filmografie dei registi e degli attori, sono acquistabili e rivedibili ma il Marvel Cinematic Universe ha un suo corso separato da quello che è venuto prima.

Il problema dei Marvel Studios è stato anche di natura legale, avendo ceduto i diritti degli X-Men e di Spider-Man alla Sony questi personaggi sono arrivati solo negli ultimi anni a popolare l’universo cinematografico collegato e con stili di narrazione diversi. Stesso identico percorso è stato fatto dalla Dc Comics, che ha riassemblato i suoi film in un unico insieme nel recente periodo. Così la trilogia di Nolan resta una serie di film su Batman, ma non c’entra nulla con il batman-the-dark-knight-rises-wallpaper-small-08Dc Cinematic Universe in cui Batman ha il volto di Ben Affleck e Superman quello di Henry Cavill, cosicché Man of Steel (2013; L’uomo d’acciaio) diviene l’ennesimo film sulle origini di Superman. I due si scontrano in Batman v Superman: Dawn of Justice (2016; Id), che getta le basi per i prossimi film sulla Justice League. Tutto questo filone è affidato alla regia di Zack Snyder, oramai consolidato ammiraglio di cinecomic.

Entrambe le case editrici hanno così creato un continuum narrativo coerente e fluido, come è stato fatto per sessant’anni con i fumetti: i super eroi e le loro vicende si svolgono nella stessa realtà e stiamo già assistendo ai primi grandi film cross over come Avengers (2012; Id.), Capitan America: Civil War (2016; Id.), Justice League (2017, Id.).

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La serializzazione dei film Marvel e Dc è stata programmata fino al 2020 e in poi per un sicuro investimento sul futuro. Ottenere dei finanziamenti per un nuovo adattamento è un’impresa tutt’altro che difficile e oggi anche le figure minori del panorama fumettistico raggiungono agilmente gli schermi di tutto il mondo, come sta accadendo con le serie prodotte da diversi network come Netflix (Daredevil, Agent Carter, Gotham). Allo stesso tempo un singolo personaggio potrbbe non essere in grado di sostenere un Daredevil-Season-2-Promofranchise capace di persistere nel tempo. In Cultura convergente, Henry Jenkins spiega come « la popular culture non privilegi tanto singole storie quanto i mondi finzionali nei quali si muovono differenti personaggi in modo da poterne ricavare una moltitudine di testi mediali, dal fumetto al videogame ». In questo senso i 5000 personaggi dell’universo Marvel offrono illimitate possibilità di sfruttamento commerciale. Evidente il fatto che una franchise superomistica è frutto di un’operazione commerciale multimediale. Spider-Man ad esempio non è un semplice film ma una costellazione di trasposizioni letterarie, programmi televisivi, cartoni animati, abiti, colonne sonore, giocattoli, partnership con decine e decine di aziende che operano in differenti comparti dell’industria dell’entertainment. L’acquisto di Dc Comics da parte di Time Warner è stato fondamentale per il successo del primo Batman, quanto meno sul piano del mercato diversificato. Inoltre le ricerche di mercato attestano che la maggior parte dei lettori di fumetti è relativamente benestante e dunque possiede le risorse finanziarie per acquistare action figures, edizioni limitate o speciali e altri prodotti pensati a uso e consumo di un’utenza appassionata.Guardians_of_the_Galaxy_1_Christopher_Action_Figure_Variant

Lo studio system classico si fondava su una tensione creativa tra l’espressione autoriale del regista e le esigenze o convenzioni del genere di riferimento. Negli ultimi decenni questo apparente equilibrio è venuto meno. Oggi Hollywood produce film ad alto budget diretti da registi privi di uno stile distintivo a cui si contrappongono pellicole più a basso budget, intime e personali che riflettono la sensibilità artistica di quello che possiamo ancora chiamare regista-autore. Questi cineasti più originali hanno saputo sempre imprimere la loro visione e la loro estetica su progetti grandi e piccoli. Emblematico il caso di Alejandro Inarittu, regista di un film come Birdman (2014; Id.) il quale, nella trama e negli intenti, si pone come una nettissima e aspra critica al cinecomic e all’industria da cui proviene. In un’intervista a Deadline in cui parlava del suo film, il regista messicano, e premio Oscar per la miglior regia con Birdman e Revenant (2015, Id.), aveva definito tali film « veleno, un genocidio culturale ». Le produzioni di sci-fi, fantasy e superomistiche per bucare lo schermo richiedono un elevato apporto tecnologico, una preparazione intensa, un’incredibile precisione logistica in fase di ripresa e un’ingente lavoro di post-produzione. Per ottimizzare i tempi e ridurre i costi, ci ritroviamo ad una reiterazione dei modelli per mantenere un look e una direzione standardizzati, uniformi e omogenee che si rivelano essere la strategia più efficace per produrre molto materiale, lo ricordiamo, già soggetto a una programmazione a lungo termine e con scadenza da rispettare. Quindi le dinamiche produttive incoraggiano l’aderenza a modelli già provati e scoraggiano l’improvvisazione e la diversificazione.

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Bibliografia consultata:

L. Bourget, Le cìnema americàin – 1895-1980, Presses Universitaires de France, Paris 1980, tr.it Il cinema americano – Da David W. Griffith a Francis F. Coppola, edizioni Dedalo, Bari 1980, p.89

D. Bordwell, I cine fumetti, in “Duellanti”, 156, 2009

S. Howe, Marvel: The Untold Story, Harper Perennial, 2013 tr. it. Marvel: una storia di eroi e super eroi, Panini Comics, Modena 2013,

H. Jenkins, Convergence culture: where old and new media collide, New York University Press, New York 2006, Tr.it. Cultura convergente, Apogeo, Milano 2007

M. Fleming Jr (ed.), Alejandro G. Iñárritu And ‘Birdman’ Scribes On Hollywood’s Superhero Fixation: ‘Poison, Cultural Genocide’, in “Deadline”, 16, 2014

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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1 Risposta

  1. 21 aprile 2016

    […] I film tratti da serie a fumetti stanno saturando il mercato cinematografico generalista (ne parlai qui) con costi che si elevano sempre di più, tanto da giustificare investimenti in campagne di […]

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