Qual è il limite di una collezione di fumetti?

QUESTIONE DI FILOSOFIA

alwinUna risposta c’è, ma va cercata con attenzione, sondando con la massima cura ogni conclusione che giunga dettata dall’entusiasmo di non porre un limite concreto. Il fanatismo sfrenato, la continua sollecitazione sui social network, le innumerevoli mostre, il mercato crescente dell’usato, la stimolazione indotta da serie Tv, cinema, recensioni, rubriche e tutto il resto parli di fumetto, ha creato un esercito di consumatori seriali senza precedenti, me compreso. La felicità di possedere centinaia, migliaia o addirittura decine di migliaia di fumetti non è misurabile su nessuna scala di valori conosciuta, ma di certo è una sensazione che si avvicina moltissimo al senso di nirvana. Col tempo abbiamo imparato ad ordinarli, a trovarne un senso per argomento, per autore, per casa editrice, per periodo; abbiamo occupato prima mensole e librerie, poi librerie più grandi, magari armadi, stanze intere per poi perdere il senso di cosa contiene che. Per quanto ci si voglia nascondere ognuno di noi vive un quotidiano conflitto tra pile di materiale ancora da leggere, archiviato su più o meno capienti comodini da camera e quel desiderio incolmabile che ci spinge ancora e poi ancora ha desiderare tutto quello che ci passa davanti sul web o in fumetteria. Collezionare fumetti è una spinta che trova il proprio appagamento in una molteplicità di esigenze, naturalmente la prima  è quella di sfamarla con la lettura e la conoscenza, rivolta alla curiosità di provare emozioni sconosciute. Ma nei recessi oscuri che sfiorano i bisogni personali si nascondo motivazioni e ingredienti che solleticano istinti da collezionista furibondo. Nascono così raccolte basate sulla ricerca di periodi precisi, autori di riferimento, copertine particolari, e a questa compulsiva iniziativa non sono risparmiate proposte editoriali come ristampe, versioni create appositamente per fiere o varianti apparentemente imperdibili.

LE COLONNE D’ERCOLE

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Le colonne d’Ercole anticamente segnavano per ogni popolazione il termine del mondo conosciuto, oltre il quale non era consentito comprendere cosa potesse esistere. Beh, quelle colonne esistono ancora e troneggiano in ogni casa, oltre quella libreria che ogni giorno rischia di venire giù portandosi dietro la casa, o sul bordo di una mensola a ricordarci che lo spazio sta terminando e che la conquista di un nuovo rifugio sarà tutt’altro che una semplice posa di fumetti. Il tempo della “cameretta” come spazio vitale per molti è terminato, l’emancipazione con l’età adulta ci ha concesso nuovi orizzonti, magari un soggiorno, un banco, un mobile dedicato, nei migliore dei casi una stanza, ma per quanto grande possa essere all’inizio sappiamo colpevolmente che di giorno in giorno quello spazio si dissolverà sotto l’ingombro di migliaia di nuove pagine. E’ in questi momenti di angoscia che il collezionista deve tenere duro, lottare strenuamente, difendere le proprie convinzioni, perché, come tutti tristemente sappiamo, la sottrazione dello spazio vitale verso un altro essere convivente è oggetto di discussioni durissime, logoranti, estenuanti, accesissime. Ed è proprio qui che si creano le fenditure, quei vuoti di coscienza che ci frenano e ci portano a razionalizzare le più sfrenate fantasie. Le domande si accavallano tormentandoci, con insistenza crescente, ponendo l’accento su dove siamo disposti ad arrivare, su quale limite si è fatto il conto di frenare. La risposta è per quasi tutti uguale, oltre quelle colonne d’ercole il limite non c’è.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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