Hail Hydra: cronache di una polemica sterile

È un’idea dannatamente geniale. Non avevo mai pensato a lui (Capitan America) come un doppiogiochista, ma è un’idea accattivante, vi renderà curiosi e vi invoglierà a leggere l’albo.

CAPTAIN AMERICA HYDRAQueste sono state le parole pronunciate da Stan “The Man” Lee, durante una conferenza al MegaCon, riguardo alle sconvolgenti rivelazioni apparse su Captain America: Steve Rogers #1. La storia in questione, scritta da Nick Spencer e disegnata da Jesus Saiz (del quale vi avevamo parlato in questo articolo), poneva sotto una luce differente la Sentinella della Libertà, insinuando dubbi sulla sua figura di supereroe e sulla sua totale lealtà verso la causa della battaglia al crimine.

Sin dalla sua uscita il volume ha scatenato una serie di polemiche, che sono sfociate in episodi integralisti come minacce di morte per lo sceneggiatore ed un video virale dove un fan brucia il “corpo del reato“. Certo è che queste persone hanno ignorato dei fattori fondamentali nella comprensione complessiva di questo fumetto, e delle sue origini precorse.

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Partiamo da un assunto semplice, ma evidentemente non scontato: la folla si è scatenata senza sapere cosa potevano aspettarsi dal secondo numero, dimostrando ancora una volta la forte vena conservatrice che caratterizza una fetta di pubblico supereroistico, pronto a tirare fuori forconi e torce prima del tempo.

13329749_10208089922119121_338461867_nNegli ultimi anni inoltre le Big Two (Marvel, DC Comics) puntano spesso su questo tipo di operazioni, fonte di vere e proprie campagne di social marketing per incrementare le vendite di alcune testate in difficoltà. Come se non bastasse l’eroe stava vivendo un vero e proprio periodo di appannamento editoriale, nessuno sin dal suo lancio con il Marvel Now sembrava in grado di risollevare le sorti di Steve con un’idea vincente (Dimension Z, con i giusti riguardi, escluso).

Cosa cerchiamo dunque veramente quando si parla di supertizi in calzamaglia? Siamo veramente pronti ad accogliere tutte le nuove menti (Tom King, Jeff Lemire, Ales Kot, Nick Spencer e molti altri ancora) che con il tempo stanno cercando di porre sotto una nuova luce un genere che ormai è profondamente consolidato? O semplicemente non vorremmo mai allontanarci da quello che negli USA chiamano Meat and Potatoes (la solita minestra riscaldata)?

Capitan America, sin dalla sua creazione nel lontano 1941 sulle pagine della Timely Comics, è stato un simbolo del maccartismo contro le altre grandi potenze mondiali (l’Europa totalitarista e dedita alla guerra dapprima ed in seguito l’ideologia comunista con l’arrivo della Guerra Fredda), potrebbe quindi solamente una pagina, con tutte le eccezioni del caso, intaccare un simbolo così potente e capace di trascendere il ruolo di semplice personaggio di fumetti?

Nell’epoca delle polemiche stupide ed insulse (qualcuno ha detto cover di Batgirl? Qualcuno ha detto Superior Spider-Man?) ha veramente senso questa polemica estemporanea e totalmente decontestualizzata? Non bisognerebbe far lavorare degli onesti mestieranti (attualmente Spencer è al lavoro sulle ottime Ant-Man, Capitan America: Sam Wilson, The Fix) che cercano solamente da uscire dagli stilemi a cui siamo stati abituati? Ai posteri l’ardua sentenza.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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2 Risposte

  1. Luca Arzenton ha detto:

    Wow qualche articolo decente e razionale si riesce ancora a trovare

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