Yoshiko Watanabe: da Tezuka al graphic novel, instancabile fumettista vagabonda

Vagabonda di due mondi, così si definisce Yoshiko Watanabe, fumettista e cartonista giapponese intervistata pochi giorni fa dal TG3. Nata in Cina da genitori giapponesi e arrivata per la prima volta in Italia nel 1971 “per vedere il Colosseo”, Watanabe ha eletto il nostro Paese a sua meta preferita quando ancora non c’erano tanti giapponesi in giro per il mondo. È così che ha conosciuto suo marito e ha deciso di fermarsi qua.

Ma quello che risalta dalle sue parole non è tanto il suo vagabondare tra Italia e Giappone, quando la tempra di una fumettista appassionata e instancabile. Da sempre amante del disegno e dei lavori di Osamu Tezuka, considerato il padre del genere manga, Watanabe non se l’è fatto dire due volte quando negli anni ’60 Tezuka ha fondato il suo studio di cartoni animati e si è proposta come animatrice. Astro Boy è stato il primo cartone a cui ha lavorato, poi sono arrivati The Monkey, Kimba il leone bianco e La Principessa Zaffiro. Non c’erano computer all’epoca, tutto il lavoro era fatto a mano con ritmi impossibili e giornate di lavoro infinite, ma la passione era tanta e anche il senso di responsabilità nell’essere pionieri di un nuovo genere.

In Italia l’attività di Yoshiko Watanabe prosegue senza sosta, prima con le collaborazioni con la stampa e la tv poi con il suo contributo come animatrice a pellicole quali La freccia azzurra, Aida degli alberi, La gabbianella e il gatto. 150, 200 tavole al mese, 4 graphic novel pubblicati finora – fra cui Storia di Sayo ispirata alla vita di sua madre – e una grande passione che da 15 anni trasmette ai più giovani nei suoi corsi di disegno. Infine, è in arrivo a Lucca Comics & Games 2016 una favola con due gatti per protagonisti, ladruncoli a caccia di felicità.

A voi il video integrale.

Fonte: Rai.tv

Elisa Mallegni

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