Ho provato Pokémon Go e adesso ho paura

Che cos’è Pokémon Go? Un videogioco e una App allo stesso tempo. Utilizza la tecnologia GPS e Google Maps e catapulta i Pokémon letteralmente sul nostro cammino, rendendoli cittadini del mondo.  Le zone naturali della Terra divengono un vero habitat cosicché in località balneari o dove siano presenti sorgenti d’acqua troviamo Pokémon di tipo acquatico, nelle grotte quelli di tipo roccia e cosi via. Alcuni di loro si troveranno in determinate parti del mondo.

Disponibile gratis per dispositivi mobile IOS e Android, dal 15 luglio anche in Italia, ha subito un lancio anticipato per i primi test sull’utenza in paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda ma è stato possibile aggirare il day one nel nostro territorio e scaricare il file Apk. Spinto da un’ondata di entusiasmo social, ho effettuato il download anche io per non fare la figura dell’ottuso refrattario ai fenomeni di massa.

La versione di Pokémon GO che ho testato è effettivamente una beta, con un design dei menu spoglio e una versione della mappa scarna capace di farmi venire la nausea dopo qualche minuto. Inizialmente possiamo scegliere i soliti tre Charmender, Squirtle e Bulbasaur per poi uscire a comandar…vedete l’effetto di questi fenomeni di massa?…a catturarne altri sulla via che porta da casa vostra fino alla chiesa del quartiere.

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Ho passato la serata di ieri con tre amici in possesso della stessa App a scambiarci impressioni e a passeggiare. Di tanto in tanto sulla nostra strada si palesava un Pidgey o un Venonat e tutti e quattro ci accalcavamo cercando di catturarlo per primi. Data la frustrazione dopo aver perso in ogni occasione, sono scattato in avanti staccando i miei compari e spolpando per primo la zona. Mi sono poi girato e le tre figure fisse sugli smartphone hanno aperto una spaccatura di disagio nel mio immaginario cyberpunk: nessun dialogo, nessun rapporto umano, tutti soli con la propria macchina attaccata al corpo. E siamo quattro ragazzi sopra i venticinque anni, il che mi ha intimorito ancor di più.

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E’ possibile rifornirsi di PokéBall in luoghi storici o davanti a monumenti e formare squadre di palestre che poi andranno difese o conquistate.

Su questa fusione col reale si è giocata la campagna marketing: Pokémon GO “costringerà” la gente a uscire di casa, a visitare luoghi importanti e le località del globo per diventare dei veri Pro. Proprio questo fattore tanto decantato è l’aspetto che più mi spaventa del progetto. Giusto, la gente sarà spinta a recarsi ai Fori Imperiali, al Duomo di Milano, a Palazzo Vecchio e sarà bello vedere tanti giovani brulicare lì dove c’è la cultura invece di tapparsi in casa su Facebook, ma non è esattamente la stessa cosa? Avremo tanti carcerati digitali in ora d’aria. Piazza San Marco sarà giusto un’appetitosa esca per i Poliwag. Mi rimane impressa l’immagine di noi, alla soglia dei trent’anni, con gli occhi da pesce e la schiena curva a tirare sfere addosso a delle creaturine virtuali.

Pokemon Go hands on

Magari gli sviluppatori potrebbero implementare dei mini giochi o delle sfide da superare una volta raggiunto un determinato rifornimento o palestra. Si potrebbe rispondere a delle domande elementari su un’opera o individuare una scultura particolare in un museo, risolvere un enigma semplice ma divertente, azioni basilari e deducibili sul luogo stesso che spingano a consultare una guida, un depliant o la didascalia di un quadro.

Macheppalle! Sono solo giochi e noi ci vogliamo divertire! Intrattenimento! Socialità! Vedi che sei un vecchio radicalchic che non capisce il progresso!” Magari l’obiezione è corretta. E’ pur sempre troppo presto per sentenziare, sarà bene lasciare che il gioco esca e vederne gli effetti sul lungo periodo. Determinante sarà il Pokémon Plus, questo a pagamento, da collegare con il bluetooth allo smartphone per individuare i mostriciattoli in un punto preciso e i vari perk per velocizzare i potenziamenti dei giocatori.

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Chissà se le compagnie aeree tireranno fuori delle offerte per chi parte alla ricerca di Mew verso lidi lontani. Oppure se avremo un effetto gabbia come Clash of Clans e affini di cui ho tutta la disistima possibile, ma sono solo impressioni personali. Dal canto mio ho disinstallato l’App subito dopo essere rincasato perchè l’idea di inchiodare con la macchina a un incrocio per via di un Diglett sbucato dal terreno o di combattere su una scogliera a picco sul mare contro Ghyrados mi fa rimpiangere i meravigliosi viaggi della saga di Uncharted, comodamente seduto sul divano e sicuramente più avvincenti. Inoltre, ma sembra sia solo un rumor, pare che chi ha scaricato Pokémon Go prima dell’uscita ufficiale verrà bannato.

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Di scenari catastrofici o possibilità edificanti ne riparlerò tra qualche mese, nel frattempo voi pensate a divertirvi e lasciate perdere quest’ottuso refrattario ai fenomeni di massa.

P.S: Il successo planetario dei Pokémon si decodifica proprio parlandone in termini di empatia verso il naturale istinto amorevole dell’uomo verso le creature da accudire, stesso principio dell’ei fu Tamagochi, con l’aggiunta di acerrimi combattimenti all’ultimo potere. Non molto diverso dai galli o dai pit bull. In effetti non poteva restare impunito un crimine del genere per le associazioni animaliste e la PETA è stata lesta a creare una versione partigiana di un Pikachu Unchained che sconfigge i tiranni allenatori. La grande popolarità del franchise starebbe quindi a indicare che siamo tutti brutte persone, ma questo lo sapevamo già.

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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