Riscoprire il manga

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L’Italia è senza ombra di dubbio uno dei paesi più legati al manga: ce lo dice l’enorme catalogo di opere di cui possiamo fruire, come anche il ricordo della mitica Granata Press, che per prima puntò sul fumetto giapponese (e sull’animazione) pubblicando Ken Il Guerriero.
Da quell’eroico esperimento è nato un vero e proprio movimento che trova nei giorni nostri la massima espressione, con moltissimi prodotti esportati e attività continua su pagine e gruppi dedicati a questa ormai grande passione.
Ma – e questa è una domanda piuttosto frequente – c’è tra tutti i lettori una conoscenza almeno parziale di quello che è il manga?
Ebbene, no. Era piuttosto scontato che rispondessi così, ma non si tratta di pessimismo, quanto di osservare effettivamente di cosa si parla quando si parla di fumetto giapponese. Come è sempre più per l’animazione solo pochi prodotti riescono a captare una grossa fetta di pubblico, e si tratta perlopiù di battle shonen o di shojo vista il gran numero di adolescenti che compongono la fanbase. Il più delle volte si parla di ragazzi che hanno cominciato a leggere grazie a Fairy Tail, One Piece, Naruto, ovvero produzioni ricche di caratteristiche che si rivolgono a quel pubblico, ma che allo stesso tempo non indirizzano ad altro.
La mancanza di interesse di molti nel cercare qualcosa di nuovo è dovuta, molto probabilmente, al circolo chiuso che queste opere tanto simili tra loro creano: in molti hanno una concezione limitata del medium, non riuscendo a capire effettivamente cosa può offrire oltre al puro intrattenimento di queste storie.
Da appassionato di manga, credo sinceramente che ci sia bisogno di riscoprire questo mondo, che è in effetti ora come ora sconosciuto ai più, anche a chi si professa grande amante.

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Un piccolo esempio è dato dalla scarsa considerazione che in molti hanno di Osamu Tezuka, personalità importantissima la cui assenza avrebbe comportato effettivamente l’assenza del manga stesso; se viene ricordato in qualsiasi libro di storia del manga come “Dio dei manga” ci sarà un motivo, no? Lavorando fino al giorno stesso della sua morte, Tezuka ha ideato e lanciato praticamente ogni genere attualmente conosciuto (fatta eccezione per il mecha, creato non da Go Nagai come credono in molti bensì da Mitsuteru Yokoyama col suo Super Robot 28), dividendosi costantemente tra animazione e fumetto senza mai smettere.
In Italia, anche a causa di una limitata distribuzione delle sue opere (che sono editate solo in minima parte da case editrici quali Hazard, Goen e Hikari), il manga no kamisama non è stato accolto con la dovuta premura dal pubblico italiano, fino a diventare effettivamente un autore “per pochi”.
In realtà la vasta produzione di Tezuka copre praticamente ogni target, e tante delle sue opere sono, oltre che belle, molto accessibili: prendiamo ad esempio Black Jack, uno dei suoi manga più famosi ed acclamati, che tratta con realismo la medicina e tocca decine di tematiche grazie ad una struttura a capitoli autoconclusivi (oltre che ad archi) particolarmente efficace. Il carisma del protagonista, un medico senza licenza apparentemente freddo ed insensibile ma in realtà sempre pronto a salvare una vita, lo rende tutt’oggi un’icona immortale che potrebbe con facilità catturare le attenzioni del pubblico giovanile, da sempre attratto da questo tipo di personaggi.
In molti paradossalmente rifiutano di leggere un’opera di tale calibro per l’età che ha, quando invece dovrebbe essere il contrario: conoscere le radici del manga è fondamentale per capire l’evoluzione di questo medium e comprenderne la ricca storia. La poliedricità di Tezuka (e vale lo stesso discorso anche per Shotaro Ishinomori e Mitsuteru Yokoyama) lo portò ad essere un modello ideale per tanti nuovi mangaka, indirizzati al settore fumettistico dalla brillantezza delle sue opere.
Si può quindi fare a meno di un autore tanto importante per costruire il proprio curriculum di lettore? È lecito mettere da parte il classico per via di una visione troppo limitata del medium fumetto?

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Bisogna riscoprire le fondamenta del manga, ripartire dalle grandi figure che hanno dato forma al fumetto nipponico per poterlo amare a pieno.
Alcuni editori italiani sembrano aver percepito questa necessità, arrivando ad annunciare titoli che fino a qualche anno fa era impensabile vedere pubblicati in Italia; un esempio lampante è la neonata collana dedicata al gekiga da Coconino Press.
Termine indicativo di un modo differente da quello leggero e scanzonato del Tezuka dei primi anni di intendere il manga, il gekiga prende vita alla fine degli anni ’50 dal bisogno di alcuni autori, capitanati da Yoshihiro Tatsumi, di raccontare qualcosa di diverso.
Le storie avventurose di Shin Takarajima (La nuova isola del tesoro) e Lost World (entrambi di Tezuka) non interessavano a Tatsumi e all’amico Masahiko Matsumoto, che cresciuti con quelle opere sentivano l’urgenza di raccontare storie più mature, che facessero diretto riferimento alla realtà.
Partendo da un tratto più maturo che non prevedeva i classici occhioni alla Astro Boy questi due “giovani rivoluzionari“, accompagnati nella loro missione da Takao Saito, Sanpei Shirato, i fratelli Tsuge e molti altri, parlavano dritti al cuore dei lettori, intercettandone i bisogni e ritraendo fedelmente la realtà.
Le prime due uscite della nuova collana targata Coconino, La mia vita in barca di Tadao Tsuge e Elegia in Rosso di Seiichi Hayashi, sono emblematiche della rivoluzione narrativa e grafica operata negli anni da questo gruppo di autori sulle pagine di riviste coraggiose e leggendarie come l’indimenticabile Garo, e rappresentano un buon punto di partenza per chiunque voglia approcciarsi a questo particolare tipo di fumetto (ma del gekiga ne parleremo più approfonditamente in seguito).

Il periodo in cui viviamo è, in conclusione, positivo. Le case editrici pubblicano sempre più titoli, la varietà è tanta e, da appassionati, bisogna cogliere quest’opportunità per permettere la crescita di una community unita e interessata.
Essere affamati di conoscenza è il modo migliore per vivere la propria passione per il fumetto (almeno a mio avviso, naturalmente), e scoprire le meravigliose storie del passato fondamentale per capirne l’evoluzione.
Siate curiosi, fatevi consigliare dal vostro fumettaro, cercate consigli ovunque possiate e poi spargete la voce: alimentiamo la moda che sembra aver colpito il mondo del fumetto e facciamo sì che muti in interesse.
Cambiare le cose è possibile e, a questo punto, quasi doveroso.

Italo Scanniello

Appassionato lettore sin da bambino, fruitore versatile di fumetto, animazione e letteratura.

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