The Killing Joke è un buon adattamento

Non riesco a pensare ad un altro titolo, magari più furbesco e batman_the_killing_joke2accattivante, ma preferisco descrivervi in modo diretto l’adattamento animato di The Killing Joke, storia di Alan Moore e disegni di Brian Bolland, che nel 1988 scosta completamente il velo di mistero che ha sempre avvolto il passato del Joker, nemesi di Batman e psicopatico omicida fin dalla sua prima apparizione nel 1940. Tralasciando la recente saga in cui Batman, grazie alla sedia di Moebius, scopre qualcosa di ancora più inquietante sull’identità del suo nemico, la storia di Alan Moore ha scavato un segno profondo nei cuori dei lettori perchè ha reso il Clown del Crimine un essere umano che ha solo avuto “una brutta giornata“, uno shock capace di sconvolgere per sempre la sua percezione del mondo e dell’esistenza.

Come si fa a spiegare un adattamento? La storia è quella, il contenuto è già noto. Bisogna quindi verificare la fedeltà della trasposizione e quello che riesce a trasmettere: The Killing Joke viene tradotto dalla carta allo schermo con coraggioso rispetto delle vignette, emulando persino certe inquadrature – grazieadio – a scapito dei pargoli amanti dei ninnoli targati Thor e Iron Man, non lesinando affatto sulle scene più crude e disturbanti per restituire allo spettatore la carne viva della storia.

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Gli ammiratori del fumetto non potranno restare indifferenti nell'”ascoltare” il fumetto, di sentire Mark Hamill interpretare le emozioni della nemesi dell’Uomo Pipistrello.

A sostenere ancora di più questa versione animata, un prologo dedicato a Bat-Girl che fornisce un senso logico a quello che le accadrà in seguito per mano del Joker, sostenendo la battaglia emotiva, oltre che fisica, di una ragazza che deve combattere per ritagliarsi uno spazio in un ambiente dominato da uomini crudeli e tenebrosi, tra cui svetta lo stesso Batman. E così, se prima un criminale un po’ Dorian Gray tenta di sedurla con un corteggiamento morboso, il Joker finisce per annichilire la sua figura di donna. Roba da far accapponare la pelle alle femministe di passaggio. Ma una tale violenza resta circoscritta nel ruolo dei personaggi maschili, due psicopatici  mascherati che hanno mietuto, e continuano a mietere, vittime sul loro cammino.

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La violenza del Joker su Barbara Gordon è un effetto collaterale di un macabro esperimento e la severa aura di Batman sulla stessa è un sintomo della sua mania di controllo al limite del patologico. La tesi del Joker, e dell’autore Alan Moore, è che Batman e Joker siano due folli trasformati dalle circostanze. Quella risata che chiude The the-killing-jokeKilling Joke, così corale, infinita, non è altro che lo sfogo di due gemelli nella disgrazia destinati a combattersi per sempre. Il fascino nel concetto della storia è quel breve momento d’incertezza del Joker, lusingato da un aiuto offerto dal suo amante/nemico. E’ tutto in quell’attimo: la prospettiva di un ritorno a casa. Ma è sempre troppo tardi.

Guardatevi quest’adattamento e rifletteteci su.

 

 

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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