I cinecomic e la teoria dello Zeitgeist

Per spiegare la proliferazione di pellicole dedicate ai super eroi dalsuperman-rebirth-cover 2002 i critici hanno formulato una serie di ipotesi, tra cui la “Teoria della Zeitgeist” (o “Teoria Z”). Lo Zeitgeist è un’espressione adottata nella storiografia filosofica otto-novecentesca per indicare la tendenza culturale predominante in una determinata epoca. Per molti critici le narrazioni superomistiche avrebbero una funzione terapeutica atta ad esorcizzare i grandi drammi della nostra epoca come il terrorismo e altre paure collettive come scie chimiche e ansie complottiste. Il super eroe, ineccepibile sul piano morale e invincibile, si erge a paladino dello stile di vita occidentale e mantiene intatto l’ordine costato anni e anni di fatiche. Di conseguenza rappresenterebbe lo spirito del tempo: mantenere lo status quo. Nel suo libro Poetics of Cinema lo studioso David Bordwell ha esaminato l’inconsistenza della Teoria Z partendo dal presupposto che sia difficile cogliere in modo preciso la tendenza culturale predominante in una determinata epoca. Ricondurre le scelte di visione di milioni di individui ad un’unica ragione è insieme ingenuo e disonesto. Inoltre «parlare di un pubblico al singolare significa dimenticare la varietà di atteggiamenti, stati d’animo e opinioni dei singoli spettatori […] Anche i critici più attenti spesso dimenticano che gli spettatori cinematografici non rappresentano un campione significativo della popolazione

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Detto altrimenti: è errato ritenere che le scelte di visione di una parte di essa rappresentino la visione del mondo di un popolo. Il pubblico cinematografico è tendenzialmente giovane e benestante. Il film medio è prodotto per uno spettatore adolescente o sui vent’anni, della classe media. In sostanza si sta dicendo che catturare lo spirito del nostro tempo con un film sui super eroi è un compito immenso che non può comprendere tutte le frange della popolazione. Se header-sony-might-sell-the-spider-man-movie-rights-back-to-marvelcontiamo che i fumetti di super eroi un tempo erano un prodotto di nicchia, i dati divengono ancora meno chiari. Il fatto che un film goda di una notevole popolarità non deve indurci a credere che l’interpretazione degli spettatori coincida con quella dei critici, anzi c’è da segnalare come la critica “ufficiale” sia stata scavalcata da quella dei blogger o degli appassionati sul web. «Molti critici associano automaticamente la popolarità di un film con l’inconscio dello spettatore. Un biglietto non equivale a un consenso per i valori espressi da un film. La reazione di uno spettatore di fronte a determinati contenuti può non avere nulla a che fare con le sue ansie represse e sommerse le quali non possono essere intellegibili ».

Justice League

Persino un grande appassionato di cinema può trovarsi a pagare il biglietto per un film “poco cinematografico”, per dirla in modo elegante. La sua entrata in sala può essere motivata da mille variazioni (uscita con amici, film concordato con il partner, curiosità…) e non equivale a un consenso plebiscitario. C’è anche da considerare il paradosso del successo dei cinecomic all’estero dove ogni nazione possiede il proprio Zeitgeist. Si è dato per scontato che film come Il cavaliere oscuro oppure X-Men (2001; Id.) raccontino la nostra contemporaneità e che siano metafore della politica attuale. Il New York Times ai tempi scrisse: «Non occorre avere un’immaginazione particolarmente fervida per scorgere, nel campione di incassi Il cavaliere oscuro un commento sulla guerra contro il terrorismo» ma ricordiamo che, nel film come nel fumetto, Batman è un difensore dello status quo ed è sempre in grado di farBatman-V-Superman-Batman-teaser-poster quadrare la situazione. I suoi nemici sono dei malvagi scriteriati e non le stesse persone che egli difende, come se volessero trasmetterci quella sensazione di essere tutti minacciati da un nemico esterno che vuole colpire le nostre coscienze inamidate (come si è visto con 300). In questo caso Bordwell dice: « L’ambivalenza è una strategia retorica che il cinema mainstream usa in modo straordinariamente efficace. Il tipico film hollywoodiano si apre presentando una polarità etica apparentemente chiara. Piano piano però confonde le cose, mostrando come le due componenti siano in realtà assai meno differenti. Esempio classico: The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo ci dice che, sì, i servizi segreti sono corrotti, ma fortunatamente esiste un agente speciale integerrimo che svelerà ai mass media le falle del sistema » Tutto questo a discapito del realismo sociale e politico della realtà. Come quando si dice che il lieto fine esiste solo nelle favole. L’ambiguità costitutiva del cinema americano serve a disinnescare le critiche di gruppi di interesse che si dividono in due visioni diametralmente opposte. Il film di super eroi non viene dotato dei mezzi necessari a rispecchiare il presente ma non si può accusarlo di ignavia visto che gli stessi fumetti da cui vengono tratti i personaggi sono pieni di psicologia e significati sociopolitici. Forse il problema sta nel fatto che tutto ciò che i super eroi avevano da dire lo hanno detto già nei comics. Tim Burton, regista di due film su Batman, ha dichiarato « La Marvel ha la sua cosa, si tratta di una formula che sembra ancora funzionare. Ma per quante volte ancora si può ironizzare sui costumi, le calzamaglie etc? Nel senso, è lo stesso da vent’anni. Sì, sappiamo tutti che i supereroi sono individui danneggiati. Forse abbiamo bisogno di un supereroe felice? Ricordo le critiche ricevute per Batman. Dicevano che era troppo dark. Adesso sembra uno spaccone spensierato, è così strano »

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Abbiamo visto che la Teoria Z non è esauriente per spiegare il fenomeno dell’ascesa dei cine fumetti che non sono un brand rivoluzionario ma seguono la tradizione classica hollywoodiana differenziandosi per una qualità visiva e digitale che sposa (ed evolve) le attuali tecnologie. Il cine fumetto è la massima esposizione degli effetti speciali della nostra generazione ma non è solo questo il motivo del suo successo. La tesi di Bordwell è che il genere superomistico sia un meta-genere, o meglio rappresenti la sintesi di svariati trend che hanno caratterizzato lo sviluppo del cinema contemporaneo di Hollywood facenti parte di un processo in corso da anni. I generi cinematografici seguono periodi di influenza tutt’altro che uniformi. Per Rick Altman « un genere cinematografico nasce come specificazione di un genere preesistente, e questa specificazione si realizza secondo un processo di generificazione, che passa attraverso un momento di aggettivazione (per esempio da commedia a commedia musicale) e uno di sostantivazione (da commedia musicale a musical) »  x-men

Prosegue la trattazione la studiosa Federica Ballero che sottende a questo processo (sostantivo-aggettivo-nuovo sostantivo) i concetti di ripetizione e di serie: «nel momento in cui da un genere di partenza si giunge a un nuovo genere, attraverso i meccanismi già visti, aggettivazione e sostantivazione, non si fa che ripetere gli elementi tipici, i caratteri distintivi, di una produzione precedente, in una nuova; inoltre è la successione ordinata di testi, il susseguirsi di prodotti accomunati da caratteristiche similari, a determinare la serie»

Il genere, dunque, in quanto tale, è fortemente connotato a livello di ripetizione. Presenta una natura ciclica e la sua traiettoria evolutiva è caratterizzata da fasi di crescita e di declino. Negli anni Settanta per esempio è diminuita la popolarità del western e del musical mentre hanno acquisito maggior considerazione il thriller, l’horror e la fantascienza. Una delle cause è di natura autoriale, i registi di grande calibro interessano molto il pubblico e attraggono la critica, da sempre opinion leaders. Da quando registi di serie A come Roman Iron_manPolansky, Stanley Kubrick e Ridley Scott hanno contribuito a girare capolavori come Blade Runner (1982; Id.), ridefinendo convenzioni e stilemi dei generi “di serie B”, ci è stata una significativa impennata dell’indice di attenzione verso questi generi diversi dal classico. Dopo che Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re ha vinto undici premi Oscar, anche il fantasy si è definitamente imposto come uno dei generi dominanti nella nostra contemporaneità e, con Il Trono di Spade, questo filone si è espanso anche sul formato televisivo. La permanenza del comic-book movie nei bassifondi dei generi è stata altresì lunga a causa di una visione snobistica verso tali produzioni. Il riscatto del genere coincide con il revival dei due iconici Superman (1978; Id.) e il primo Batman, due successi abilmente orchestrati da Warner Bros e Dc Comics che misero le radici per la creazione delle moderne franchise supereroistiche. La filosofia produttiva, dice Bordwell, si fonda su una regola tanto semplice quanto importante: «anzichè riproporre pedissequamente il fumetto (come fa il Superman del 78) oppure parodiarlo (come nel caso del Batman televisivo interpretato da Adam West), l’imperativo è di “re-immaginare” la serie, ripensarla interamente per un nuovo tipo di pubblico».

Batman vs Superman

Fonti consultate:

  • D. Bordwell, Cine Fumetti
  • D. Bordwell, Poetics of cinema, Routledge, 2007
  • R. Altman, Film/Genre, British Film Institute, London 1999
  • F. Ballero, L’ estetica cinematografica del remake. Il declino della creatività, Aracne, 2010
  • F. Borrione, Il maccartismo e gli anni inquieti del cinema americano, Morlacchi, Firenze 2007

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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