Dylan Dog ti odio perché ti ho voluto troppo bene

IL SENSO DELLA FESTA

dylanOggi è il tuo compleanno, me lo ricordano tutti, impossibile sfuggire a questa situazione, forse, in altre circostanze, sarei stato così maleducato da fare finta di nulla, ma è troppo evidente e un po’ mi stupisce ancora scoprire un morboso attaccamento tanto spiccato verso la tua persona. Non posso non esserci allora, parteciperò alla festa osservando da un lato il trionfo, forse sto invecchiando più rapidamente di te. Posso raccontare che io c’ero in quel lontano 1986, ma poco conta. Adesso che festeggi i tuoi primi trent’anni sei ancora lì, presunto protagonista, ma sappiamo tutti e due che non è stato affatto un percorso semplice e che le luci di oggi non sono proprio tutte genuine. Dylan, inutile nasconderselo, dietro quella cera da eterno ragazzino ci sono ferite che andrebbero ricucite con la cura necessaria e non con un semplice palliativo, sperando nella futura buona sorte. Ti guardo attraverso la mia collezione, completa di tutto, maniacalmente tenuta insieme da motivazioni che non so più come chiamare, ma riconosco che è il riflesso di un amore che non arde più. Sono diventato estremamente severo con te, risultato della tua negligenza, della tua supponenza, della tua sufficiente condotta; ci hai tenuti per mano per moltissimi anni, cullando i nostri sogni (incubi) adolescenti, poi poco per volta ti sei sgretolato, perdendo per strada quella forza che caratterizzava i primi anni di avventure. In molti ti hanno mollato, lo dimostrano impietosamente i numeri, quelli di oggi impietosamente inferiori ai fasti di venti anni fa. Ma sei ancora lì, e ciò ti fa onore, la classe di chi crede ancora in te ti permette di essere ancora nel bene o nel male criticato, alimentando la linfa vitale necessaria attualmente per tirare a campare. Se durante questa festa i nostri sguardi si incontreranno so che in silenzio ci diremo che per abbandona il palco scenico ci vuole coraggio, annuirò levando il calice, aspettandoti distrattamente ancora una volta in edicola.

UNA CRITICA SEVERA

dylan-dog-originale-prima-edizione-collezione-completaAccadono molte cose nella vita che si fermano nei ricordi per poi diventare esempi attraverso i quali misurare gli avvenimenti successivi. Tra gli anni ottanta e novanta, quando ero ragazzo, ricordo benissimo due episodi molto simili e per molti versi completamente diversi. Il primo è legato al ritiro della leggendaria Lancia Delta HF integrale dalle corse rally, auto imbattibile, guidata dall’altrettanto unico Miki Biasion. La rinomata azienda italiana decise inaspettatamente di concludere l’esperienza competitiva uscendo da penta campione dalle competizioni, gettando nell’immaginario collettivo icona inarrivabile. Pochi anni più tardi un gigante del calcio italiano, superato il suo momento migliore e recitato il canto del cigno, insisteva nel voler recitare una parte che non gli spettava più, così Franco Baresi trascorse le sue ultime due stagioni, impegnandosi a sbiadire una carriera di successi. Ho riflettuto spesso su questo dualismo cercando la risposta che non è mai arrivata, è meglio un distacco totale e un brillio eterno o l’accanimento terapeutico che trascina il malato fino alla fine? Caro Dylan puoi cercare di convincermi rinnovando il tuo personale parco tecnologico e assoldando nuovi irriverenti nemici, puoi vendere la tua immagine in un modo moderno e cambiare il look secondo le esigenze di mercato, ma il cuore ormai non tiene il passo. Mi addolora non frequentare più l’edicola, casa tua, aspettando di leggere un’altra avventura, non corro più a casa con la bramosia di metterti davanti ad ogni cosa, adesso sei tra i compiti del mio edicolante che mi ricorda, nella catasta di altri fumetti che ci sei pure tu. Comunque auguri vecchio amico mio, seppur distanti non smetterò di seguire la tua vita, vedrai alla fine sarò più testardo di quello che credo, alla nostalgia non si comanda.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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