C4 Camelot: Martoz e l’Amore di lontano

Quando son lunghe le giornate, a maggio, mi piace dolce canto d’uccelli di lontano, e quando me ne sono dipartito mi rimembro un amore di lontano. Vado crucciato in cuore ed avvilito, sì che canto né fior di biancospino m’aggrada più dell’inverno gelato.

amoredilontanoProvenza, XII secolo. Guglielmo, nono duca d’Aquitania e conte di Poitiers, passa le sue giornate cacciando: che si tratti di bestie delle sue terre o di donne da sedurre poco importa. Il potente signore di quella regione, antenato di Eleonora d’Aquitania, rappresenta l’inizio della poesia provenzale, della lirica cortese i cui echi sono giunti fino a noi, carichi di un sapore dolce e antico, profondamente rimodellato in senso romantico. In realtà la produzione poetica in antico occitano è molto più sfaccettata: canzoni, sirventesi, albe, pastorelle sono solo alcuni dei generi possibili praticati dai trovatori, così come l’amore trova ampia diffusione, ma non è affatto l’unico argomento degno di essere cantato. Tuttavia oggi parleremo proprio di questo sentimento, sfruttando la recente pubblicazione da parte di Canicola Edizioni di Amore di lontano, scritto e disegnato da Martoz.

Giammai d’amore non prenderò gioia se non di questo amore di lontano, ché più bella non so, né più valente , in nessun luogo, vicino o lontano. Tanto suo pregio è verace e perfetto che laggiù, nel reame dei Saraceni, io bramerei, per lei, essere schiavo.

amoredilontanoCorpo e spirito, baci e parole, sesso e distanza. La poesia provenzale vive di polarità stridenti, dove l’appagamento, la felicità, fanno fatica a concretizzarsi. Per quale motivo? Tutto ruota attorno al desiderio, motore di ogni azione e di Antares, protagonista del libro: il cavaliere scorpione, così chiamato a causa dell’uncino che porta al posto di una mano, parte dal regno di Leon, Spagna, in direzione della Terra Santa, ma altro lo muove rispetto alla fede. Si tratta di una donna bellissima, la Contessa di Tripoli, fusa tra passato e presente, la stessa figura che Jaf cerca nel nostro modo, passando di amplesso in amplesso. L’amore è, per i trovatori, di sua propria natura adulterino, irrealizzabile in un matrimonio di convenienza e per questo ricercabile solo al di fuori di questa istituzione. Ad ogni modo, non si giustifica il tradimento, perché l’amore è solo tensione erotica, desiderio di raggiungere la meta che diviene più o meno possibile in base al comportamento dell’oggetto amato, la donna, che con ogni suo gesto avvicina o allontana l’amante, mantenendolo comunque nella sua zona d’influenza. Annullare del tutto questa distanza, congiungere gli amanti o separarli definitivamente, uccide l’amor cortese nella sua essenza e lo porta a diventare altro nella prima delle ipotesi.

Triste e gioioso me ne partirò, se vederlo mai possa , l’amore di lontano, ma non so quando alfine lo vedrò, ché i nostri paesi son troppo lontano: lungo è il viaggio, per terra e per mare, e non posso per ciò far previsioni; ma così sia tutto come Dio vuole.

Per questo Amore di lontano è una ricerca, e già il suo titolo diventa iconico: è la canzone più famosa di Jaufré Rudel, principe di Blaya e trovatore tra i più antichi. L’amore non deve essere facilmente raggiungibile, ma è il percorso che ci accompagna a lui che ci rende vivi: completare questo cammino significa la morte, una dolce morte. Antares e Jaf non sono che la rappresentazione dualistica di questa poetica, la mente che pensa in modo ossessivo, la carne che possiede in modo compulsivo, finché le parti in antitesi si congiungono in un tutt’uno indissolubile.

canicola

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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