[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Simona Binni

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Silverwood Lake, uscito per Tunué nel settembre 2016, è un libro che ci ha molto colpito (qui la nostra recensione) abbiamo così deciso di porre qualche domanda all’autrice, Simona Binni, per cercare di saperne di più su di lei e sul suo metodo di lavoro. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Simona BinniSimona Binni è nata a Roma nel 1975. Laureata in Psicologia dello sviluppo evolutivo, frequenta la Scuola Romana del Fumetto. Nel 2012 inizia la collaborazione con la NUCT (Scuola Internazionale di Cinema e Televisione) realizzando, come storyboardartist e illustratrice, una serie di pubblicità per il sito web del “Cloud” di Telecom Italia. Nel 2013 lavora come disegnatrice per le case editrici indipendenti americane GrayHavenComics e Bliss on Tap. Attualmente collabora come character designer con la softwarehouse Gamshy.

Silverwood Lake, uscito nel settembre 2016, è il suo terzo libro dopo Amina e il vulcano del 2014 e Dammi la mano del 2015. Tutti e tre i libri sono editi da Tunué.

C4 Comic: Simona, con Silverwood Lake hai scelto di raccontare una storia dell’America profonda, affrontando la tematica degli homeless. Quali sono le motivazioni che ti hanno guidata nella scelta di un tema così particolare e delicato?
Amina e il vulcano coverSimona Binni: L’essere ai margini e vivere come tale, è una realtà che possiamo sperimentare ogni giorno, basta riabituare il nostro sguardo a vedere quanta gente vive per strada, senza una fissa dimora. Le città sono piene di queste situazioni e certo non da oggi. Mi ha sempre colpito molto la vita di queste persone, il loro percorso. Mi è capitato, negli anni, di parlare con alcuni di loro. Ho letto articoli, visto documentari e fatto ricerche sull’argomento, per poi capire alla fine, che ciò che mi colpiva di più era il senso di resa che c’era dietro tutte queste storie.

C4C: Rispetto alla solare ambientazione siciliana di Amina e il vulcano, la tua opera precedente, il setting di Silverwood Lake è spesso cupo, crepuscolare. Navigando in Internet ho scoperto che il lago esiste davvero, in California: quanto il luogo reale ha ispirato o condizionato la definizione del luogo immaginario?
S.B.: Non sono mai stata a Silverwood Lake, ma ho studiato molto materiale fotografico. In realtà quello è un lago di pescatori e turistico, pieno di campeggi. Un luogo per gente solitaria, che cerca un rifugio nella natura. Inoltre, in California, c’è una nutrita comunità di senza tetto, sulla quale ho letto molte cose.

Silverwood Lake tavola 95C4C: La colorazione delle tavole è molto particolare: cromie fredde per gli interni, le luci artificiali e i panorami cittadini; Diego Lane, il protagonista, abbandona le certezze di una routine in bianco e nero e approda in un mondo naturale che è vivo perché in primis colorato. In particolare mi ha affascinato molto la cura che hai profuso nella resa della luce solare in base al cambiamento delle stagioni. Quali sono stati gli accorgimenti che hai utilizzato in fase di colorazione?
S.B.: Per la colorazione ho provato a farmi guidare dalle sensazioni delle varie storie. Non ho mai voluto usare tonalità troppo accese, come se una specie di patina malinconica accompagnasse e fungesse da filo conduttore durante tutta la narrazione.

Dammi la mano coverC4C: Come in Dammi la mano, la tua prima opera, dove i due protagonisti riscoprivano il loro rapporto riverniciando e rimettendo a nuovo un aereo anche in Silverwood Lake il (ri)costruire insieme il piccolo bar in riva al lago diventa un modo per cementare i rapporti. Mi ha colpito questa grande attenzione al gesto manuale quasi artigianale che fuga i brutti pensieri e diventa mezzo di conoscenza…
S.B.: In questa domanda c’è una risposta migliore di quella che potrei darti io stessa! Posso aggiungere solo che spesso il lavoro manuale aiuta a far convergere liberamente tutti quei pensieri che troppo spesso sono incastrati e oppressi dalla razionalità.

C4C: Ogni capitolo del libro termina con una citazione che riassume il contenuto della sezione conclusa e prepara quella successiva. Gli autori da te scelti sono vari e molto diversi fra loro: da Emily Dickinson a Trainspotting, da Murakami a Pulp Fiction. Quali sono state le letture e le pellicole che hanno maggiormente influenzato la gestazione di Silverwood Lake?
S.B.: Non una lettura o una cosa nello specifico, ma, come ti dicevo prima, anni di interessi, letture e osservazioni.

Silverwood Lake coverC4C: “Qui non è che manchino i suoni, è che si sentono i silenzi“: scriveva Luca Sofri a proposito di Blankets di Craig Thompson. Credo che questa affermazione si possa ampiamente attribuire anche al tuo lavoro: Diego vive e si nutre del dialogo con le persone che incontra ma poi è il silenzio, il confronto solitario con la natura, il vero spazio di rielaborazione e di maturazione di sé. Sei d’accordo?
S.B.: Il silenzio per alcune persone è devastante. Diego è un tipico esempio di chi fugge il buio che ha dentro, ma capita che, pur non volendo, quando rimaniamo per un po’ in quella mancanza, troviamo tutto. Tutto quello che siamo. È la paura che ci blocca e impedisce spesso questa ricerca. Solo dopo che l’hai provato, capisci che come vivevi prima era il vero buio.

Silverwood Lake tavola 3C4C: Quale potrebbe essere l’ideale colonna sonora del libro?
S.B.: Non mi piace suggerire colonne sonore, preferisco che ciascuno ascolti quella che si porta dentro.

C4C: Ci puoi raccontare un aneddoto o una curiosità legate alla fase di creazione e realizzazione di Silverwood Lake?
S.B.: Mentre disegnavo una tavola in cui dovevo staccarmi da un personaggio e lasciarlo andare, ho pianto, quasi fosse una persona reale.

C4C: Dopo aver concluso Silverwood Lake stai già lavorando ad una nuova opera? Se sì, ci puoi dare qualche piccola anticipazione?
S.B.: Sto lavorando alla prossima storia, ma è ancora presto per parlarne!

Simona, grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, ti auguriamo un buon lavoro!

*Le tavole qui utilizzate su gentile autorizzazione dell’autrice sono opera di Simona Binni.

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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