Festival di Angoulême: sabato di premiazioni e esposizioni

Expo Valerian Angoulême 2017Angoulême, atto terzo. Come un cow-boy al giorno del duello, scaldo le mie Colt (zaino e pass), le lego al mio fianco ed esco di casa. È il giorno della folla, della guerra fra appassionati per ottenere la dedicace del proprio autore preferito, costi quel che costi. O almeno così me l’avevano descritto. Invece, nonostante la buona coda al padiglione Le Monde des Bulles – Hall 1, trovo un pubblico civile, rispettoso, amichevole. C’è calca, ma è una questione strutturale, e qui arriva la prima critica al Festival: i padiglioni hanno un lungo e abbastanza largo boulevard al centro ma mancano di sufficienti porte laterali che consentano il deflusso delle persone e una buona areazione.

Mi sono inflitto il supplizio solo per i fantastici Teresa Radice e Stefano Turconi, che mi hanno dedicato Le port de Marins Perdus, chiacchierando sul prossimo titolo che uscirà a Lucca 2017, una storia famigliare dagli anni ’30 ad oggi, tra l’Italia e la Siria. Le tavole a colori scivolano sull’e-book una dopo l’altra, un’anteprima che intriga fin dalle prime battute, promettendo una lettura interessante. A questo punto, mancano le esposizioni. La prima è Hermann, una mostra di tavole originali e sketch dell’autore Gran Prix d’Angoulême 2016, un percorso a luci soffuse tra Jeremiah, Le torri di Bois-Maury, Comanche, Bernard Prince che si hermann1-5sviluppa in modo soddisfacente e ricco. Nota dolente è la seconda esposizione, Valerian et Laureline, dedicata ai cinquant’anni di questa bande dessinée: una collezione piccola, con alcuni costumi del film, molto carina per verità, ma che non vale l’incredibile coda all’ingresso, stimabile sull’ora/ora e mezza.

Ultima tappa è la Cerimonia dei Fauves, nel Teatro. Un evento sobrio, raffinato, elegante, con i guizzi di comicità di un’autrice, il momento toccante degli artisti scomparsi, la gioia per l’inaspettato Fauve d’Oro, le mani che sullo sfondo disegnano sovrapponendosi.

P.s. La cena che è seguita è il simbolo di cosa sia Angoulême. Sono da solo, al ristorante cinese, ma sono seduto all’unico tavolo libero, quello da quattro. Il padrone mi chiede se gli consento di mettere altre tre persone con me: acconsento con piacere e Thomas, Gaelle e Audrey diventano i miei compagni tra un raviolo e l’altro. Ne nasce un’accesa discussione sul fumetto, sulle sue varie declinazioni, che si protrae per una buona ora. Un momento magico, possibile solo qui.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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