C4 Chiacchiere con… Solo, un muro di supereroi

Oggi incontro Solo, lo street artist romano, che più di ogni altro riesce a unire la propria espressività artistica con il suo amore per gli eroi della nona arte.

Suono il campanello, la porta si apre e ad accogliermi è Akira, il suo inseparabile cagnolino. Entro e mi ritrovo catapultato in un’altra realtà che ha il sapore accogliente e avvolgente della casa di mia nonna di quando ero il piccolo “Marcellino, ma con fortissime intrusioni dal mondo moderno e dei supereroi Marvel e DC. Mentre stringo la mano a Solo, mi sorride Wonder Woman, il cui volto su un quadro ricopre gran parte della parete alla mia destra. In ogni angolo dell’appartamento si possono trovare eroi in calzamaglia che aspettano solo di essere scovati: dalla finestra pende Spider-Man, vicino a una lampada c’è un piccolo Batman saltato fuori da un Ovetto Kinder e se per puro caso una persona si affacciasse dalla finestra, troverebbe Lanterna Verde alle prese con un mostriciattolo.

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Ma questo non è nulla in confronto alla stanza di Solo, una vera fucina dell’arte: bombolette spray, barattoli di colori, bozzetti e fogli disegnati sono ovunque, ammassati in modo caotico per tutti tranne per lui, che li ha disposti così. Dopo uno sguardo frugale in torno a me, i miei occhi si fermano su diversi box in plexiglas contenenti decine di statuine di eroi e villain, poggiati su una libreria che trabocca di fumetti e libri di ogni genere. Perso in quel maelstrom di colori e arte per un momento dimentico di essere lì per l’intervista, ma solo per un momento, perché appena ci mettiamo comodi nel soggiorno parto con la prima domanda:

C4 Comic: So che l’Uomo Ragno è il tuo supereroe preferito, è un personaggio che possiede un’umanità e una profondità che raramente si riescono a trovare negli altri tipi in calzamaglia. Invece se parliamo dei suoi nemici, ce n’è uno che trovi particolarmente interessante?

(Solo sbarra gli occhi, sorride e risponde)

venom_solo_ripulito-come-dice-flavioSolo: Wow! Una domanda così non me l’hanno mai fatta… Allora, ci sono personaggi interessanti da più punti di vista. Dopo quelli di Batman, secondo me, l’Uomo Ragno possiede i nemici più particolari e più fighi sia da un punto di vista estetico e sia di storie, penso a Mysterio, all’Avvoltoio, a Goblin e a Octopus. Batman trova la sua genesi negli anni Trenta e Quaranta, un periodo in cui c’era il gusto per il freak e per il pulp, che secondo me ha dato tantissimo sia all’Uomo Ragno che ai suoi nemici, che nascendo negli anni Sessanta hanno ancora vissuto quel tipo di gusto e quindi hanno avuto una genesi totalmente diversa da personaggi apparsi successivamente.

Comunque, secondo me tutti i nemici sono molto interessanti, ma dal punto di vista estetico Mysterio mi fa volare! Il suo costume è bellissimo, con questi occhi disegnati sulle spalle, il mantello e l’ampolla in testa. Poi mi piace da morire l’umanità di Flint Marko, l’Uomo Sabbia, che diventa un ladro per sostenere la figlia e non è cattivo a prescindere, come potrebbe essere un Loki, che è malvagio punto e basta. Se dovessi disegnare un cattivo quello che preferisco esteticamente è quindi Mysterio, anche se ti devo dire che l’ultimo adesivo che ho fatto è con Venom, ho modificato il mio logo e l’ho fatto con la lingua e tutto il resto.

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Pubblica festival , a cura di Kill the Pig, foto di Blind Eye Factory

C4C: Rimaniamo in tema Uomo Ragno, immagino avrai notato che ormai le nuove generazioni lo chiamino Spider-Man, come anche i Vendicatori che ora sono conosciuti con il nome di Avengers. Questo come ti fa sentire? Io personalmente comincio a sentirmi un po’ “vecchio”, nonostante la mia sindrome di Peter Pan.

S: Sinceramente non ho mai pensato a questa cosa “dei nomi” come a un problema, nel senso che, sì è vero che il nome italiano ha più fascino, ma comunque sono dei supereroi americani e ora che la comunicazione è forte, grazie ai film che sono usciti, è normale che siano cambiati. Dobbiamo stare attenti a non commettere l’errore inverso della Spagna, che invece traduce tutto quanto, quindi il computer diventa “ordenador”, il film “película” e così via. Certo il nome Uomo Ragno ha il suo fascino! Quando sui fumetti c’era scritto “Uomo Ragno”, era un’altra cosa… Effettivamente sono molto affezionato ai nomi italiani, per esempio: “I Vendicatori”, era più figo. Ma è anche vero che Iron Man alla fine della giostra è Iron Man e questo vale anche per Batman. Anche se mi ricordo che quando nei fumetti veniva chiamato “l’Uomo Pipistrello”, mi fomentavo a bestia. Alla fine in me c’è questa bivalenza: affetto per il passato, ma accolgo volentieri il presente.

Per quanto riguarda il “sentirsi vecchi”, io ero un nerd dai tempi quando ancora non era figo esserlo, quando da piccolo i miei amici giocavano a pallone al campetto e io leggevo i fumetti. Diciamo che ho fatto i conti con la vecchiaia già da bambino, anzi ti dirò, ora che va di moda, essendo stato da sempre nerd, mi sento più giovane!

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Anche gli eroi sbrigano le faccende di casa: Solo nella sua cucina

C4C: Chi è secondo te il villain più bastardo in giro per i comics. Hai mai pensato di realizzarlo, o preferisci confrontarti principalmente con eroi ed eroine? E perché?

S: Il villain più bastardo, più stronzo, che ha fatto più sfregi di tutti… Come metro di giudizio mi viene in mente l’assassinio, cioè quei personaggi che hanno ammazzato per davvero, nel senso che alla fine di solito i supercattivi si perdono in chiacchiere. Tipo Willie Coyote: voglio catturarti! Ma poi quando t’ho preso che faccio? Quelli che invece alla fine entrano nel vivo sono pochi, mi viene in mente il Joker quando ammazza Robin, o quando paralizza Barbara [più nota con il nome di Batgirl ndr]. Quindi proprio “Bam”! Io ti prendo e ti uccido a sprangate e non me ne importa nulla delle conseguenze! Oppure penso a Goblin, quando, anche se indirettamente, ammazza Gwen Stacy: la famosa “Perdita dell’innocenza dei comics”, erano gli anni Settanta e quello era la prima volta che un personaggio importante moriva veramente. A Goblin non gliene importa proprio nulla, la prende e la lancia di sotto, non si perde in giustificazioni o chiacchiere, tipo: “Ho problemi perché da piccolo mi picchiavano” o “L’ho fatto perché sono geloso del tuo potere”, etc.

Mi piacerebbe molto disegnare anche i supercattivi, perché hanno il loro fascino. Considera che ultimamente ho visto il film “Suicide Squad” e ovviamente sono follemente innamorato di Harley Quinn, sono così totalmente innamorato che sto male! E uno dei prossimi muri che farò è sicuramente con lei. Quando faccio i muri, io disegnerei moltissimi personaggi, anche quelli meno noti, ma non sempre è possibile, mi viene in mente ad esempio Wolverine, supernoto per noi, però magari meno conosciuto per gli altri. Quando hai una commissione, o fai un muro in un festival o un disegno su tela devi lavorare con i supereroi che le persone conoscono e che riconoscono in quanto tali e quindi se vai a proporre un personaggio che non è noto loro non rimangono soddisfatti.

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“Il Dr. Strange […] per me è un personaggio bellissimo”

Quando ho realizzato il Dr. Strange al Quadraro [quartiere romano ndr], che per me è un personaggio bellissimo e in più somiglia anche a mio padre e questa cosa mi fa flashare troppo, per la gente che passava non era un eroe o un mago, ma un semplice tizio coi baffi. Quindi alla fine non arriva il messaggio che voglio dare, ma arriva solo l’informazione estetica dell’immagine. Quando ho fatto il pezzo al Trullo [altro quartiere romano ndr] assieme ai “Poeti der Trullo”, c’era questa poesia: “Ogni strada ‘n salita c’ha l’ostacoli suoi… Siete voi de ‘sta vita i supereroi!!”. Per fare arrivare il messaggio ho dovuto mettere l’Uomo Ragno e Iron Man, così la gente che passa li riconosce, se sul muro ci avessi messo un altro eroe, come ad esempio Shazam, il messaggio non sarebbe arrivato. Io in realtà faccio i supereroi perché devo comunicare e dare un messaggio e di conseguenza purtroppo non posso poi spingermi in una cosa troppo di nicchia, soprattutto con una commissione, devo alla fine sempre “parlare” con quei quattro, cinque eroi che si conoscono.

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“Io in realtà faccio i supereroi perché devo comunicare e dare un messaggio”

Per dirti… Quando ho fatto la serie dei supereroi in ginocchio che chiedono l’elemosina, ho dovuto disegnare Batman, Capitan America, l’Uomo Ragno e Superman, se io avessi fatto un eroe che si conosce poco, sarebbe stato tutto inutile. Se avessi scelto Moonknight, la gente avrebbe detto “È un matto vestito di bianco, che sta chiedendo l’elemosina”. Il problema è quindi la comunicazione e devo sfruttare un linguaggio universale che può arrivare sia alla persona anziana che piuttosto a quello che non ha mai letto un fumetto, voglio poter parlare a tutti!

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Spider-Man che chiede l’elemosina

Per rispondere alla tua domanda quindi, utilizzare i cattivi è ancora peggio, perché oltre al fatto che sono poco conosciuti, sono anche brutti e qualcuno non riconoscendoli potrebbe dirti: “Stai facendo un mostro.” Quando fai le commissioni il messaggio non arriva e non vieni proprio capito. Invece quando faccio le cose mie posso spaziare di più, tant’è vero che come ti dicevo, l’adesivo nuovo che ho fatto raffigura Venom e non me ne frega niente se ha la lingua lunga, la bava e i denti aguzzi, l’adesivo è mio e non c’è nessuno che mi dice: “Hai fatto il mostro”.

C4C: Se segui le avventure degli eroi Marvel e DC, sarai già a conoscenza delle molte saghe corali che “reinventano” o resettano i due universi narrativi. Cosa ne pensi di questa pratica? Sono solo delle complesse azioni di marketing o gli autori hanno ancora delle storie valide da raccontare?

S: Ne parlavo proprio qualche mese fa con dei ragazzi invitati al Big Geek, un festival del fumetto mega figo a Bari. In realtà penso che sicuramente parte tutto da un’esigenza di marketing, perché ormai sono delle grandi aziende che vogliono prendersi dei nuovi lettori che comunque sono dei ragazzini, l’industria del fumetto non lavora con chi ha l’età nostra, loro puntano al cliente che ha che so, 12 anni per poi portarselo avanti fino ai 20 anni, poi il 30% di questi lettori continua a leggerli per tutta la vita e di nuovo “boom” fanno un nuovo refresh per catturare altri ragazzini. Secondo, c’è un’altra esigenza, quella di adattare i fumetti a quello che succede al cinema, perché il ragazzo va a vedere il film e se poi nel fumetto non si ritrova il personaggio strutturato in quel modo loro non lo riconoscono. Quindi un personaggio che viene dal fumetto cambia per il cinema poi si crea quel reflusso per il quale il fumetto si deve adattare a quello che lo spettatore vede sul grande schermo, altrimenti lui dopo non compra il fumetto. Sì indubbiamente c’è un’esigenza di marketing, la Marvel non è più una piccola azienda che fa solo fumetti, ora dietro c’è la mega industria della Disney, gli eroi sono entrati i un giro d’affari molto più grande e ampio dove contano molto i numeri, altrimenti le testate chiudono.

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La “fortezza della solitudine” di Solo

Sicuramente gli autori di fumetti hanno ancora tanto da dire perché sono persone che ci stanno con la testa e sono artisti a tutti gli effetti. Certo io sono un po’ nostalgico e rimpiango un po’ i tempi in cui Stan Lee non avendo tempo per scrivere tutte le sceneggiature, radunava al completo i disegnatori nel suo ufficio e mimava le storie che sarebbero poi comparse nei comics. Praticamente lui che faceva? Una volta che erano tutti in ufficio gli descriveva a voce le storie, in modo che in una giornata riusciva a raccontare dieci fumetti, ci sono quindi testimonianze di lui che saltava tipo dalla scrivania all’armadio e spiegava le mosse dei suoi eroi mentre nell’altro angolo della stanza c’erano i disegnatori atterriti. Guarda… A raccontarlo mi sta vendendo la pelle d’oca. Oggi le cose non sono più così, ma sono sicuro che gli sceneggiatori hanno ancora molto da dire.

Poi questa cosa di resettare gli universi, secondo me non è mega positiva, perché non riesci ad affezionarti ai personaggi, mi spiego meglio. Chi si è affezionato all’Uomo Ragno è perché c’è stata continuità, un filo logico portato avanti per decenni, lo abbiamo conosciuto al liceo, poi è cresciuto e lo abbiamo accompagnato nella sua vita, ma se una volta l’anno resettano le storie e ricominciano da capo, il lettore come cacchio fa ad appassionarsi all’eroe. Andando a memoria, ero già un po’ grandicello, ci fu il primo reset con la saga “Brand New Day”, in cui il diavolo ha resettato l’universo intorno al Ragno, salvando la vita di zia May e cancellando nelle persone il ricordo della doppia identità dell’Uomo Ragno e poi esce in edicola il fumetto con la scritta: “Puoi cominciare a leggerlo da qui”. Probabilmente attiri nuovi lettori, ma lo scotto che paghi è che i lettori stessi non si affezionano più. Poi se questi reset li fai troppo spesso non sono nemmeno più un evento… Dopo “Brand New Day”, ricomincia tutto con “Superior Spider-Man”, la saga in cui il dott. Octopus riesce a scambiarsi il cervello con Peter Parker, poi proprio in questi giorni è di nuovo cambiato tutto e troviamo l’Uomo Ragno che è diventato una specie di Iron Man, mega ricco. Per carità non non dico che lui debba rimanere per tutta la vita povero e sfigato, ma vorrei una storia che si è evoluta negli anni e non qualcosa nata da un reset che ti cambia a piacere le carte in tavola.

Prendi per dirti la Bonelli, io seguo Nathan Never da sempre, ho comprato il primo fumetto a 9 anni ed era il numero 2, “Il monolito nero” e io da allora lo compro ogni mese e in 30 anni il personaggio ha avuto arco narrativo che lo ha fatto evolvere e crescere e mi sono affezionato a lui come se fosse un vero e proprio amico, anzi almeno con Nathan ho la sicurezza di incontrarlo almeno un volta al mese, cosa che non sempre accade con dei miei amici in carne ossa che non vedo da una vita.

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Daredevil a Roma in via dei Liegi

C4C: A volte quando vedo i tuoi graffiti, noto immagini o stili che richiamano disegni già visti nei fumetti. Ti piace prendere ispirazione dai comic book che leggi o si tratta di un omaggio per lo specifico artista?

S: Io in realtà vorrei funzionare come un amplificatore, cioè prendere quelle vignette o immagini che mi comunicano qualcosa o che mi hanno colpito e riproporle enormi sui muri delle città, in modo che tutti ne possano godere, un po’ come proiettare un film in piazza. A volte hai un sentimento per una persona, che però non riesci a comunicare, allora che fai? Prendi una canzone e gliela dedichi, io faccio la stessa cosa con i disegni. Io voglio comunicare un messaggio, quindi cerco delle vignette che mi sono rimaste nel cuore e le ripropongo. Tant’è che è una cosa che faccio alla luce del Sole e non vado a cambiare quei due particolari per poi poterti dire: “Ah no! Questa l’ho fatta io…”
I miei muri sono anche un omaggio all’artista, per dirti, quando ho fatto il Daredevil anamorfico a Roma in via dei Liegi in un posto che è stato poi demolito, mi sono ispirato a quello di Samnee, lì a vedere la mostra c’era anche Giacomo Bevilacqua che conosceva l’autore del disegno originale e infatti poi glielo ha mandato. Io sui muri non ho un guadagno o un lucro, non è che io sto stampando un fumetto di un altro e poi me lo vendo, il muro è totalmente free, anzi io ci rimetto anche, perché spesso i colori sono i miei.

magneto_soloA proposito del messaggio da comunicare, posso prendere come esempio l’immagine di Magneto ispirata a quella disegnata da Jim Lee. Stavo lavorando per la messa in scena de “Il mercante di Venezia” di Shakespeare e dovevamo fare una cosa a tema. Quindi passo quelle due ore di crisi in cui io sto lì a pensare: “Porca troia, ma io “Il mercante di Venezia” come cavolo lo lego ai fumetti?”
E poi vado a sfogliare i miei fumetti e ti trovo Magneto: lui è ebreo proprio come Shylock, il protagonista della commedia. Poi ho pensato che Magneto con i soldi in mano non era mai stato fatto, lui manipola il ferro e quindi: Boom! Ecco l’immagine: lui che alza delle monete!

La cosa assurda poi è che io non so disegnare, okay? Io non sono un fumettista. A me molto spesso mi dicono: “Perché non fai un fumetto tuo?” Ma per fare un fumetto non bisogna solo sapere disegnare, bisogna essere un treno a vapore, perché ogni vignetta è un disegno e in una pagina ce ne sono cinque, sei, otto… Quindi per fare un fumetto ci metterei tutta la vita, io devo lavorare per immagini singole. Magari sapessi disegnare a quei livelli, ci sta Sara Pichelli che fa delle cose stupende, fa un Uomo Ragno che mi fa piangere! Se io avessi le mani che ha lei, farei anche io dei fumetti, ma io in realtà porto avanti una crociata non sapendo disegnare. Ora te lo spiego meglio, pensa a Goku di Dragonball: lui è l’eroe perfetto, però fondamentalmente non si suda niente, cioè lui è l’eletto, il prescelto, è lui che diventa per primo Super Saiyan, sì certo, si allena e fatica, ma è tutto facile per lui. Quello che si fa realmente il culo è Vegeta, lui è l’eterno secondo, perché riesce ad arrivare a tutti i livelli di Goku, ma per arrivarci deve faticare molto ma molto di più. Quando a “Dragonball GT”, Goku diventa Super Saiyan quello rosso e nero, Vegeta non accetta questo fatto, vuole arrivarci anche lui e quindi che fa? Si fa costruire da Bulma una macchina che gli concentra la luce lunare per arrivare a quel livello, quindi in realtà è lui il vero eroe! Perché lui non è il prescelto, ogni cosa che raggiunge, l’ottiene con una fatica enorme, ma alla fine ci arriva lo stesso a quel livello. Tornando a noi, io non so disegnare, io non ho le mani che hanno i fumettisti, non possiedo quelle capacità, ma è talmente tanta la voglia di farlo, è talmente tanta la voglia di comunicare per immagini che alla fine io in qualche modo lo faccio lo stesso. (Solo ride e conclude). Non sto dicendo di essere Vegeta, ma…

C4C: Ogni lettore di fumetti che si rispetti ha il suo artista preferito. Succede lo stesso anche a te? E quali sono questi artisti?

S: Sì succede anche a me, come ti dicevo prima, c’è Samnee che è un grande! Il modo in cui disegna Devil e rende la cecità e il suo senso radar tramite una miriade di linee fucsia che ricostruiscono l’ambiente circostante è spettacolare. Rimanendo sui disegnatori moderni mi fanno volare Pichelli e Dell’Otto. Se invece vogliamo andare sugli artisti classici c’è Romita Sr., il modo come lui disegna le donne mi fa impazzire! I sui cerchietti, le minigonne, gli stivali gialli… Pensa alle sue Mary Jane e Gwen. Oppure mi viene in mente il geniale McFarlane, che arriva e ti cambia il modo di disegnare la ragnatela dell’Uomo Ragno, che per anni era stata fatta nello stesso modo… Il suo stile ha rivoluzionato completamente i comics americani. E infine c’è Eisner! La sua graphic novel su New York io la vorrei infilare in testa a tutte quelle persone che dicono che i fumetti non sono una cosa adulta e che non sono emozionanti.

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C4C: Secondo te il mondo ha bisogno di supereroi? Prima di rispondere pensa agli “eroi” presenti in fumetti tipo Watchmen, o Irredimibile. Il mondo in cui viviamo ha la peculiare capacità di corrompere anche le anime più pure… Se ci fossero supereroi e superpoteri potremmo ritrovarci con eroi dalla dubbia morale o peggio con un Superman malvagio!

S: Mi vengono in mente centomila citazioni, forse dico una cavolata, ma qualcuno nell’antichità aveva detto: “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Tanto per fare un incipit al discorso, ti posso dire che secondo me il supereroe non deve essere necessariamente uno che ha la forza per alzare una macchina o che corre a supervelocità. Il vero supereroe è quella persona che fa qualcosa che è in suo potere in modo da poter cambiare le cose per il meglio.

Una sera torno a casa, lavoravo in un pub per mantenermi e quindi era molto tardi, saranno state le 4 o le 5 del mattino. Sento puzza di bruciato, i miei amici dormivano, li sveglio e gli dico: “C’è puzza di bruciato nell’androne delle scale”, uno mi risponde di chiamare l’amministratore del palazzo, che poi non sta nemmeno qui e chissà dove abita, l’altro mi dice che sono le castagne sulla brace… Se io li avessi ascoltati, mi sarei messo a dormire… Invece l’appartamento al piano sotto il nostro aveva preso fuoco! Quindi cosa ho fatto? Sono partito dal nono piano e mi sono messo a odorare tutte le porte per capire da dove venisse questa puzza. Quando alla fine l’ho trovato, ho chiamato i vigili del fuoco, che mi hanno detto di suonare il campanello e controllare di persona. La porta si apre e vedo la cucina di questa signora che andava a fuoco! Secondo me se ti accorgi di qualcosa e hai il potere d’intervenire, lo devi fare: da grandi poteri, grandi responsabilità. Non sto dicendo che se vedo uno che sta per essere accoltellato, io vado a farmi ammazzare al posto suo, perché non ho tutto questo coraggio, però qualcosa la faccio! Alla fine la mia risposta è sì, il mondo ha bisogno di eroi e per quanto riguarda il problema della corruzione, se si tratta di un vero eroe, non si fa corrompere.

C4C: Una cosa che fanno tutti quelli che leggono i fumetti sui supereroi o che almeno ne hanno visto un film è desiderare un superpotere! O essere come l’uno o l’altro supereroe. Te che poteri desidereresti avere? E perché?

(Ride e risponde convinto)

S: Li vorrei tutti! No, non lo so… Mi piacerebbe forse volare, ma soffro terribilmente di vertigini, io ad oggi sono arrivato a fare fino al quinto piano di una facciata di un palazzo, ma già dal terzo inizio a soffrire. Forse un potere che sarebbe una bomba per me, sono i poteri dell’Uomo Ragno: poter aderire ai muri mi tornerebbe molto comodo. Ma pensandoci bene il potere che mi piacerebbe avere è quello di Forge! Perché sei hai quella capacità, ti puoi ricreare tutti i poteri!

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I teschi dei supereroi

C4C: Ora, ho una domanda più “tecnica” da porti, hai pensato di passare dalla pittura alla scultura? Mi spiego meglio, molti tuoi colleghi hanno iniziato a creare installazioni di ogni genere, utilizzando materiali come la plastilina o simili, hai in mente di farlo anche tu?

S: Ho già fatto qualcosa! Si tratta delle teste, anzi dei teschi dei supereroi. Mi sono immaginato una specie di cacciatore di taglie che prendeva questi trofei. Ogni teschio è caratterizzato, per dirti, il teschio dell’Uomo Sabbia è fatto di sabbia pressata, quello di Bobby Drake, l’Uomo Ghiaccio, l’ho dipinto di celeste e bianco un po’ sfumato poi l’ho rivestito con una resina trasparente in modo che sembra sia fatto di ghiaccio e la teca in cui si trova l’ho appannata da dentro con uno spray particolare che ricrea l’effetto del freddo sul vetro. La Cosa l’ho scolpita, ho messo il gesso intorno al teschio, dipinto di giallo e le ho dato la forma un po’ squadrata dell’eroe roccioso. Alla mostra ho portato anche la teca vuota, che era la Donna Invisibile, molto concettuale, ho fatto anche Hulk, quindi un teschio verde al quale ho messo una parrucca viola. Avevo progettato anche di fare Colosso, con del piombo fuso, ma il teschio sul quale lavoravo era di plastica e ovviamente si è subito sciolto al contatto con il metallo rovente, alla fine ho dovuto optare per la plastilina. Quindi ho fatto vari esperimento di scultura, questo che ti ho detto è forse il più bello e il più riuscito. Io non vedo limiti nell’arte, nel senso che io ho anche montato dei video, ho lavorato come scenografo per tantissimi anni, da ragazzino suonavo, ho suonato diversi strumenti musicali, ma poi alla fine devi scegliere quello che vuoi fare, perché non si può fare tutto.

Un’altra scultura che ho fatto è stata l’istallazione del “Bagno pubblico del supereroe”. Ho costruito un bagno nella galleria dove si teneva la mostra Varzi Trasformazioni Urbane, ho ricreato un bagno pubblico della metropolitana di New York e ho immaginato che fosse il riparo per un eroe reietto, che non aveva nessun posto per andarsi a cambiare o a medicare le ferite dopo ogni scontro. Quindi c’erano le medicine, le bende, gli antidolorifici e le mappe della città attaccate con delle puntine. Nascosto ho messo un altoparlante che riproduceva i rumori dei treni che passavano e delle persone che bussavano alla porta . Quindi ho fatto questa specie di rifugio del supereroe e la cosa figa era che era aperta e interattiva, chiunque poteva entrare, fare delle foto, c’erano degli spray e pennarelli da utilizzare per scrivere sul muro, come si fa nei bagni pubblici.

Parafrasando un famoso cartone “Questo è tutto gente”, salutiamo Solo, con l’augurio di vedere presto altre sue nuove opere per le strade del mondo.

Marcello Davide De Negri

L'autore è Marcello Davide De Negri, figlio degli anni '80, cresciuto a pane e fumetti. La sua grande passione sono i supereroi e ci sono ben poche cose che sfuggono alla sua conoscenza quasi maniacale dell'argomento.

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