[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Gianluca Acciarino

Arriva oggi in edicola Il ragazzo rapito (qui la nostra recensione), numero 676 della serie regolare di Tex. Mentre leggevamo l’albo abbiamo capito due cose: che Gianluca Acciarino è un disegnatore eccezionale e che volevamo assolutamente conoscerlo e saperne di più. E così…

Gianluca Acciarino è nato a Torre del Greco in provincia di Napoli il 17 giugno 1975. Nel 1998, frequenta il corso di fumetto presso la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Nel 2002 realizza due volumi della collana “Eduardo a Fumetti”, edito da Elledì ‘91. Nel 2003 inizia la sua collaborazione con Sergio Bonelli Editore entrando a far parte dello staff di Brendon: realizzerà otto episodi della serie regolare e uno speciale. Nel 2012 illustra il volume “Eanna”, terzo tomo della serie “Succubes”, per la casa editrice francese Soleil, edito nel 2012. Dal 2011 è al lavoro su Tex.

C4 Comic: Ogni storia ha un suo inizio… Qual è stato il primo albo di Tex che hai letto? Che ricordo ne hai?
Gianluca Acciarino: Non ricordo con esattezza. Credo un vecchio albo trovato in casa, quando ero un ragazzino.

C4C: Tex, Carson, Kit o Tiger Jack: chi preferisci disegnare?
G.A.: Dei quattro non ho mai disegnato Tiger Jack. Non ho una vera preferenza. Forse Kit Carson, che è il personaggio più western.

C4C: Come disegni? Matita o pennini digitali?
G.A.: Matite, pennarelli, pennelli e inchiostro di china. Nessun digitale.

C4C: Come ti sei sentito quando ti hanno detto “disegnerai Tex Willer”? Come hai affrontato la tua storia di esordio, “Tombstone Epitaph”?
G.A.: Ovviamente ne fui lusingato. Per disegnare quella storia mi documentai molto, anche perché a mio avviso era necessario. Non mi ero mai cimentato col West prima di allora e sentivo l’esigenza di costruirmi un bagaglio di nozioni e immagini. Guardai e studiai diversi film, foto, documentari e pittori dell’epoca.

C4C: Da quali disegnatori della saga texiana hai attinto maggiormente per la tua personale interpretazione del Ranger?
G.A.: In realtà ho guardato diversi disegnatori, Seijas e Villa in particolare, ma poi il risultato è stato un Tex abbastanza diverso da tutti, credo. Quando ti cimenti con un personaggio nuovo, il tuo modo di disegnare e i personaggi che hai affrontato in precedenza ti influenzano.

C4C: Indicaci uno (o più) albi di Tex che sono la tua “Bibbia” in materia grafica.
G.A.: Non è facile rispondere. Ci sono tanti albi di Tex disegnati magnificamente e mi piacciono disegnatori anche molto diversi tra loro. Magari di un disegnatore mi piace come realizza alcune cose e altre di meno. Ognuno può avere il suo cavallo di battaglia, se vogliamo. In genere però, preferisco maturare un mio approccio alle cose. Spesso guardo gli illustratori e i pittori dell’epoca e poi cerco una mia sintesi grafica. Penso che qualsiasi modo di disegnare abbia bisogno di una sua maturazione, che passa per una serie di ragionamenti propri.

C4C: Ti piace il western? Se in questo momento dovessi scegliere un genere da disegnare quale indicheresti?
G.A.: Sì, il western mi piace abbastanza. In genere non amo molto il contemporaneo. Mi piace il fantasy, la mitologia, lo storico non troppo recente, e storie che abbiano in generale una certa epicità.

C4C: Per la realizzazione di “Il ragazzo rapito” e “Duello a Madison Creek” hai ricevuto istruzioni particolari da parte dello sceneggiatore?
G.A.: L’indispensabile direi, ed è una cosa che a me non dispiace, perché forse mi permette di esprimermi maggiormente.

C4C: Hai seguito la sceneggiatura pedissequamente o sei stato libero, in fase di disegno, di apportare modifiche e aggiunte? Se sì, puoi dirci quali?
G.A.: La sceneggiatura, un po’ come dicevo prima, non era affatto rigida e mi consentiva di lavorare con una certa libertà.

C4C: Una scena che ti è particolarmente riuscita de “Il ragazzo rapito” e una scena che rifaresti.
G.A.: Non riesco a dare una risposta precisa.  Potrei dirti forse le sparatorie o le scene di atmosfera e di azione, in generale.

C4C: Il genere western non è facile per un disegnatore: ambientazioni, indumenti, personaggi richiedono una documentazione molto ampia e un approccio realistico: che cosa in generale ti riesce più problematico rappresentare e cosa invece pensi ti venga meglio?
G.A.: Sì, la documentazione è necessaria. Cosa venga meglio, non so dirlo, però non amo disegnare per troppo tempo le stesse cose e ambientazioni. Forse del West mi piace disegnare un po’ di più gli ambienti naturali, piuttosto che quelli urbani, le cose che in qualche modo abbiano e trasmettano una loro vita. Poi mi piace disegnare i cavalli, trovo che siano animali affascinanti per un disegnatore.

C4C: Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Tex o su altre testate Bonelli?
G.A.: Sto ultimando una storia breve per Dylan Dog, ma tra non molto tornerò su Tex.

C4C: Come vedi Tex in futuro?
G.A.: È un personaggio in evoluzione, seppur lenta e controllata, e penso che possa dare ancora tanto dal punto di vista artistico e narrativo al fumetto italiano.

Gianluca, grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, complimenti per il lavoro fatto finora e auguri per quello futuro!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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