[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Grazia La Padula (10 marzo 2017)

Nata nel 1981, Grazia La Padula ottiene il diploma della Scuola Internazionale del Fumetto di Roma. Nel 2007, vince il premio «Giovani Talenti» al Festival International de la bande dessinée d’Angoulême. Studia cinema e spettacolo digitale all’Università «La Sapienza» di Roma. Le sue passioni per il cinema, la musica e l’arte contemporanea sono una fonte costante d’ispirazione per le sue creazioni. È disegnatrice de Gli echi invisibili e Giardino d’Inverno (in Italia per i tipi di Tunué), su sceneggiatura rispettivamente di Tony Sandoval e Renaud Dillies.

C4 Comic: Ciao e benvenuta su C4Comic. Una piccola domanda per iniziare: chi è Grazia La Padula?
Grazia La Padula: Ciao a voi! Sono un’ex bambina la cui più grande passione era il disegno e che è stata così fortunata da poterne fare la propria professione. Sono disegnatrice di fumetti e autrice di un libro illustrato. E’ stato durante l’adolescenza che ho iniziato a pensare più nello specifico al fumetto come possibile mezzo espressivo, forse spinta anche dall’amore per il cinema, quindi alla narrazione per immagini. Dopo il liceo classico mi sono iscritta alla Scuola Internazionale di Comics , poi ho proseguito per qualche anno l’Università fino a quando, nel 2009, ho pubblicato il mio primo fumetto in Francia, con la casa editrice Paquet.

C4C: Qual è stata la prima storia che ha scritto e/o disegnato a tua memoria, anche da bambina?
G.L.: Non ricordo una storia in particolare. Ma ricordo i titoli, di certo non molto originali, Gasp e Gulp. Piegavo il foglio A4 a metà e disegnavo strisce e anche dei rebus. Questo a 5 o 6 anni. Il primo tentativo che ricordi davvero invece risale al liceo, era una versione a fumetti de La collina di De Andrè. Ero così ignara delle regole del fumetto che le tavole erano orizzontali. Sognavo di andare a trovarlo nella sua tenuta in Sardegna e regalarglielo, purtroppo non ho fatto in tempo, ci ha lasciati poco tempo dopo.

C4C: Quali sono invece i tuoi modelli di riferimento?
G.L.: Nel fumetto direi McKean, De Crecy, Pedrosa, Gipi, Nine, Jorge Gonzalez… Naturalmente ci sono un’infinità di disegnatori meravigliosi, anche giovani, che finiscono per comporre il mosaico. In realtà però è un background più vasto che contribuisce a creare il mio immaginario e quindi ad influenzarmi, direttamente o meno. Ogni passione influisce anche sul nostro modo di essere e quindi anche di disegnare o esprimersi. Punti di riferimento o ispirazioni sono ad esempio nella musica David Bowie, Patti Smith, Nick Cave; il cinema di Lynch, Wenders, Jodorowsky; artisti come Francis Bacon, Anselm Kiefer, Schiele, Klimt, i simbolisti, i dadaisti… l’elenco potrebbe essere lunghissimo, e spesso mi rendo conto di quanto molte mie passioni anche meno recenti continuino a riemergere, a distanza di tempo, nei miei disegni.

C4C: Sia Il giardino d’inverno che Gli echi invisibili sono stati pubblicati in Francia: dal tuo punto di vista, quali sono le differenze fra questi due “mercati” del fumetto?
G.L.: Vedo innanzitutto una differenza nella percezione che si ha culturalmente del fumetto. Nei paesi francofoni la bande dessinée è una tradizione ormai consolidata e a cui viene attribuito un valore maggiore, al pari della letteratura o di altre arti. La diffusione del fumetto è più capillare e trasversale, interessa tutte le fasce d’età e ha un pubblico più ampio. Questo si riflette naturalmente sulla produzione, sulla quantità di case editrici, di volumi pubblicati e acquistati, sulla varietà di stili e generi. C’è da dire che in Italia, rispetto a qualche anno fa, la situazione si sta evolvendo e mi pare che anche qui il concetto di fumetto stia iniziando ad ampliarsi e diffondersi, pian piano.

C4C: Com’è stato lavorare con Tony a Gli echi invisibili?
G.L.: Mi sono sentita prima di tutto onorata, amo molto il suo lavoro ed è raro che scriva storie per altri disegnatori. Ma è stato anche un piacere, anche perché, già da prima di collaborare, si era instaurato un rapporto di amicizia e confidenza che rende lo scambio più facile e immediato. Inoltre abbiamo un background estetico simile, quindi non è stato un problema calarmi nelle atmosfere da lui create. Anzi direi che la collaborazione con Tony mi ha permesso di tirare fuori un lato più oscuro, che è in effetti una parte consistente del mio immaginario e che era rimasto più inespresso in Le jardin d’hiver, il mio primo fumetto, a cui pure sono molto legata e che per altri versi sento molto vicino a me. Con Tony c’è stato un vero rapporto di collaborazione, abbiamo discusso molto riguardo la sceneggiatura, mi ha dato totale fiducia e mi ha lasciata completamente libera di intervenire sullo storyboard là dove pensavo potesse adattarsi meglio al mio disegno. Insomma, per quanto mi riguarda le condizioni ideali. E naturalmente è stata un’occasione per ricevere consigli preziosi sul disegno!

C4C: Ultima domanda, un classico di C4Comic: qual è la tua kryptonite?
G.L.: La sveglia, l’organizzazione, la brutta musica.

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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