Fumetto e web: c’erano una volta i webcomics (parte I) #NapoliComicon2017

Manifesto della XIX edizione di Napoli Comicon, realizzato dal Magister Roberto Recchioni

Dopo aver esplorato, nei due anni precedenti, il rapporto tra il fumetto e la stampa, e il fumetto e l’audiovisivo, la XIX edizione del Salone internazionale del fumetto, Napoli Comicon, sarà incentrata sul terzo e più sfaccettato termine di questa nuova equazione: il fumetto e il web.
L’addizione dei due termini web + comics dà vita alla sterminata realtà produttiva che predomina oggi nel mondo delle nuvole parlanti.
Abbiamo davvero bisogno di spiegare cosa sono i webcomics in un articolo su un sito d’informazione fumettistica? Assolutamente no. Tutti, nel corso delle nostre giornate, ci ritroviamo a leggere, attraverso applicazioni, pagine social, siti dedicati, decine e decine di fumetti digitali; prodotti che sono nati prettamente per il web, per la rete, per la moltitudine di lettori che infrange il limite dell’edicola, che rompe il silenzio della lettura solitaria e apre le porte alla condivisione con centinaia di utenti sconosciuti, ma fate attenzione! Il grande popolo internauta ha dalla sua parte il tasto commenta, e il flame è proprio dietro l’angolo.

I webcomics proliferano quotidianamente, e, passatemi la pessima battuta, sono più buoni dei funghi. Il livello qualitativo dei fumetti web è sempre più alto, sempre più professionisti si ritagliano uno spazio nella rete per creare un loro concept non cartaceo. Esattamente come i funghi, però, anche i webcomics possono essere velenosi: tutti possono fare fumetti, direbbe Gud, e tutti possono creare orrori visivi. L’inesperienza, e spesso soprattutto la presunzione, fa gettare nel grande calderone di internet anche progetti che sono appetibili quanto un pezzo di sterco secco.
L’interrogativo di partenza, quindi, non è sulla natura contenutistica dei webcomics, bensì sullo spazio e sul tempo; oggi, quotidiani rispettabilissimi come il New York Times e riviste di settore come Publishers Weekly, o Best Movie se restiamo in Italia, presentano nel loro piano editoriale uno spazio riservato ai fumetti, spesso provenienti direttamente dal web. Zerocalcare, docet. La domanda giusta, dopo questa lunghissima introduzione, è: dove e quando sono nati i webcomics?

Per partire con la caccia nel tempo ai primi avvistamenti di webcomics è importante rendersi conto che i fumetti erano on line ancor prima che Sir Tim Berners-Lee inventasse il World Wide Web nel 1989. Prima dell’ipertesto multimediale, ci sono stati altri due servizi internet a disposizione degli utenti: Usenet e servizi online come CompuServe. Usenet, noto per essere stato l’antenato dei Newsgroup, ha offerto agli utenti di tutto il mondo un posto in cui affrontare discussioni e condividere informazioni, inclusi i file grafici. CompuServe, invece, lanciato nel 1969, e primo a offrire un servizio e-mail e chat in tempo reale per i singoli utenti, ha offerto ambienti strutturati con una moltitudine di funzioni legate a Internet che ruotavano intorno a un’interfaccia facilmente comprensibile dall’utente. Fu proprio attraverso quest’interfaccia che gli utenti condividevano i file grafici e i primi fumetti. In effetti, alcuni potrebbero dire che la moderna definizione di webcomics potrebbe essere fatta risalire ai forum di CompuServe a metà degli anni ’90, che furono i diretti predecessori del Warren Ellis Forum.

T.H.E. Fox

Il primo antenato del fumetto digitale a fare capolino on line, attraverso CompuServe e Usenet ,fu T.H.E Fox di Joe Ekaitis, inizialmente caricato nel 1986 su CompuServe, Q-Link, e infine GEnie. Alcuni anni dopo, Where the Buffalo Roam, un fumetto sulla vita universitaria di un gruppo di studenti, comparve per la prima volta in un Newsgroup di Usenet prima di arrivare al World Wide Web e infine la pubblicazione terminò nel 1994.

I protagonisti di “Where the Buffalo Roam”

Per far si che la caccia nel tempo agli avvistamenti dei webcomics abbia successo dobbiamo impostare la nostra DeLorean sul 24 Settembre 1993; è proprio in questa data che arrivò on line Doctor Fun di David Farley, pubblicato tra il 1993 e il 2006. Il risultato? Oltre 520 settimane totali di strisce. Grande Giove! Doctor Fun fu notato anche da persone che lavoravano al National Center for Supercomputer Applications (NCSA), ente fondatore di Mosaic, il primo browser web più diffuso. Marc Andreesen, una delle menti dietro il progetto Mosaic, e in seguito Netscope, inviò una lettera (da vero e proprio fan di Doctor Fun) a David Farley riguardo alcuni errori di battitura presenti sulle strisce apparse on line.
Ben presto gli utenti internet iniziarono a rendersi conto della libertà che il web aveva offerto ai creatori dei webcomics. In quegli anni, quando in Italia erano in vendita i cellulari Panasonic dalle dimensioni di un mattoncino (mi sento vecchio a ricordare questi dettagli!), in America fu lanciato da Bryan McNett Big Panda, un hosting provider per i webcomics. La piattaforma ha ospitato alcuni dei più noti webcomics dell’epoca, il più popolare dei quali è stato Sluggy Freelance, la cui prima apparizione risale al 25 Agosto 1997. I servizi di hosting proposti da McNett presto furono obsoleti, eppure era stato creato nel web il più grande portale per i fumetti digitali. Big Panda divenne un vero e proprio centro per l’impiego per tanti addetti del settore, dove oltre 770 fumettisti erano in competizione tra loro per guadagnarsi uno spazio in homepage. Anche i lettori hanno trovato in Big Panda un importante punto di partenza per la scoperta di nuove opere e autori. Nonostante i grande problemi che il portale riscontrò, in seguito al mancato interesse del suo creatore McNett nel proseguire l’impresa, Big Panda fornì un notevole stimolo alla comunità dei webcomics, risultando innovativo e anticipatore dei tempi.

Ancora oggi sono pubblicati regolarmente nuovi fumetti su Sluggy Freelance, insieme a fumetti di vecchia data che hanno avuto inizio alla fine degli anni ’90. Un’altra realtà, contemporanea a quella ideata da McNett, fu User Friendly; amata quanto odiata dalla comunità dei lettori di webcomics, fu un grande progetto in cui sia ingegneri di supporto tecnico sia amministratori di sistema, riversarono le loro conoscenze. Grazie alla dedizione degli ideatori, Iliad in primis, e a coloro che lavorarono al progetto, nel 1998 nacquero i primi due webcomics d’incredibile successo commerciale: PvP (Player Vs Player) di Scott Kurtz e, Penny Arcade (scritto da Jerry Holkins e illustrato da Mike Krahulik) le strisce metafumettistiche, dove gli autori entrano nel fumetto e parlano di videogame. Attualmente, nuove strisce sono postate ogni lunedì, mercoledì e venerdì.

Penny Arcade

Questa è la fine della prima era dei fumetti digitali. La prossima settimana arriveremo nel nuovo millennio, dove i webcomics affronteranno il millennium bug, i primi awards dedicati agli autori nati sul web, e la salvezza di ogni aspirante fumettista squattrinato: gli investimenti pubblicitari.

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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1 Risposta

  1. 21 aprile 2017

    […] Qui, qui e qui potete leggere i nostri precedenti episodi della rubrica Fumetto e web, nella quale vi abbiamo parlato della storia dei webcomic e delle opere in concorso per la categoria Miglior Webcomic a questa edizione dei Premi Attilio Micheluzzi. Vi lasciamo all’intervista, buona lettura. […]

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