Fumetto e web: una storia vera #NapoliComicon2017

Voglio raccontarvi una storia, la mia storia. Non per autoproclamazione, né, tantomeno, per farmi pubblicità. Non è nemmeno una testimonianza, storie come le mie ce ne sono davvero centinaia, quanto una – spero – piacevole lettura informativa sul mondo dei Webcomic. Ma non perdiamoci in presentazioni e partiamo con ordine…

BECCHI E PIUME

Era l’estate del 2014 e “OH MIO DIO PK TORNA IN EDICOLA” era il mio unico pensiero. Il fandom tornò alla ribalta, con pkers in visibilio, e nuove teorie, supposizioni e, immancabilmente, fan-art. I mesi passarono fin troppo velocemente e, nel Maggio 2015, un ragazzo pubblicò in un gruppo facebook un suo disegno con protagonisti PK e Superpippo sul piede di guerra. Al tempo scrivevo sceneggiature da pochi mesi, ero interessato a espandere il mio range creativo da scrittore, e presi la palla al volo proponendo al ragazzo una collaborazione. Da lì a poco avevamo pronte storia e personaggi, un progetto decisamente coraggioso che avrebbe visto la luce solo nel Dicembre appena successivo. PK – L’ultima Terra era realtà e nel fandom le acque cominciarono a muoversi. Dopo un breve prologo uscì il primo capitolo, composto da 45 pagine a colori, che vedeva Paperopoli scontrarsi con un nemico di proporzioni galattiche e PK alle prese con un Superpippo stranamente determinato. Non potevamo crederci, le visualizzazioni cominciarono a crescere esponenzialmente, i like esplosero e, per la prima volta nella mia vita, vidi così tanti commenti a una serie di post sul vecchio mantello. Ad oggi si contano più di 3700 fan e, dati alla mano, il fumetto è stato letto da più di 10.000 utenti da tutto il mondo. Ma cosa è successo in questi due anni? Cosa ha significato entrare nel mondo dei webcomic?

UN MONDO NUOVO

Ormai ero deciso, la mia vita era cambiata drasticamente: dovevo fare lo sceneggiatore. Cominciai a studiare, a divorare saggi sul fumetto e manuali di sceneggiatura, lettering, disegno, qualunque cosa inerente al mondo della nona arte. E fidatevi, è un mondo magnifico che non smetterà mai di sorprendervi.
Ma non è stato facile.
Col tempo ho avuto la possibilità di pubblicare autonomamente un paio di fumetti, avendo la prova su pelle che il cartaceo è un mondo completamente diverso.
Fin dal primo Atto – capitolo di PKUT, siamo ormai al quarto – non mancavano critiche, pareri, opinioni, consigli e, talvolta, anche insulti o complimenti, in merito al fumetto e non smetterò mai di ringraziare i lettori. Dapprima mi trovai estremamente freddo e scontroso. Ho passato molti anni su forum e board di scrittura e letteratura dove, tra utenti, vigeva una netiquette precisa e rispettata da tutti, vivendo così in un ambiente quasi sempre sereno e costruttivo dove ci si aiutava l’un l’altro con calma e falsi sorrisi cibernetici. Facebook è un’altra storia. Non c’è tempo per costruzione sintattica, il commento deve essere veloce e diretto. “Questa pagina fa schifo” “Questo è sbagliato” “Ma chi è che scrive?” sono alcuni dei commenti, posti esattamente nello stesso posto dove risiedono complimenti, osservazioni e spiegazioni. Manca però il dialogo tra gli utenti che parlano solo col diretto interessato e mai tra di loro. Viene quindi a mancare il confronto e il tutto si fa estremamente confuso.
Feci l’errore di non ascoltare chi criticava il fumetto, cibando il mio ego dei soli commenti positivi, a causa del peggior consiglio che si possa dare a un artista: “Non li ascoltare, non ti capiscono”. Cominciai a scrivere il secondo Atto, in barba alle critiche, continuando dritto per la mia strada quando, nel corso degli studi, lessi un manuale di lettering. Avevo sbagliato tutto e nessuno me lo fece notare. Cominciai a scorrere ossessivamente i commenti alle tavole, cercando qualcuno che avesse notato questa enorme mancanza. Poi li trovai, erano lì, lampanti e diretti.
Foglio, penna, ore: cominciai a scrivermi ogni singola critica e osservazione dei lettori, anche la più minima, e ne discussi a lungo con il disegnatore. La mente non poteva sfuggire all’evidenza razionale: il fumetto non era perfetto, anzi, era pieno di errori. Ricominciai la sceneggiatura del secondo Atto e corressi tutto il possibile. E così fino ad oggi. Ogni Atto cerca di risolvere gli errori del precedente, ogni sceneggiatura è studiata con accuratezza maggiore e i lettori hanno notato la cosa, cominciando a criticare costruttivamente e argomentando sempre meglio. Col cartaceo fu un altro paio di maniche, fu difficile trovare gli errori senza un pubblico che commentasse in diretta.

SOLITUDINE, ADDIO!

Insomma, ad oggi sono estremamente soddisfatto dell’esperienza nei webcomic. Nel corso di questi due anni di produzione non ho potuto fare a meno di notare le qualità di questo mezzo, quanto le sue mancanze.
Mentre PKUT faceva il suo corso, vidi nascere diversi fan-comic Disneyiani su Facebook. Possibile che l’insperato (piccolo) successo del mio fumetto avesse spinto altri a mettersi in gioco? Ho conosciuto molti di questi autori e siamo tutti sulla stessa barca, chi con un centinaio di fan, chi qualche migliaio, siamo tutti uguali davanti al popolo del web. Siamo tutti sbucati dal nulla, abbiamo postato la nostra prima immagine e abbiamo cercato di migliorarci e, chissà, sfondare. In ambito non-disneyiano in molti ce l’hanno fatta, da Sio Labadessa – solo per citarne due – ma, famosi o meno, i commenti sono tutti sulla stessa linea: diretti e veloci. Questo è il web e per questo ci piace.
Altro punto a favore sono le collaborazioni estremamente facilitate dalla celerità dei contatti. Basta essere amici su Facebook e, in quattro e quattr’otto, ecco spuntare una vignetta insieme. E i lettori crescono, con la possibilità di scoprire nuovi contenuti e condividerli.
Non è tutto rose e fiori, in particolare perché nella stragrande maggioranza dei casi, sì insomma, non ci si guadagna un solo centesimo – parola del sottoscritto! – ma si lavora con lo stesso impegno del cartaceo. Ci sono poi altri, determinanti, problemi di carattere puramente sociologico, ma non è mia competenza parlarvene.

Insomma, scrivere un webcomic è bello, bellissimo, ma come tutte le esperienze ha alti e bassi. Il mio consiglio è di provare, grazie a Zuckerberg ed a molti altri social è possibile pubblicarsi gratuitamente senza pericoli di alcun tipo. Magari alla gente piace e comincerà a seguirti, chissà che tu non venga pubblicato.

Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Frequento la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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