[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Corrado Mastantuono

I numeri 678 e 679 della serie regolare di Tex -in edicola ad aprile e maggio– formano una storia doppia sceneggiata da Mauro Boselli e disegnata da Corrado Mastantuono. Mentre leggevamo l’albo (qui trovate la nostra recensione) abbiamo avuto l’ennesima conferma dello straordinario talento del maestro Mastantuono e ci è venuta voglia di conoscerlo e fargli qualche domanda. Ecco che cosa ci ha raccontato.

Corrado Mastantuono è nato a Roma il 20 dicembre 1962. Dopo il diploma presso l’Istituto nazionale per la cinematografia e la televisione inizia a lavorare per Disney Italia. Nel 1992 vince il premio Albertarelli, la Sergio Bonelli Editore gli affida quindi una storia di Nick Raider, pubblicata nel 1994, e, dopo una seconda prova, nel 1996, gli offre la responsabilità delle copertine della serie che porterà avanti fino al duecentesimo e ultimo numero. Successivamente approda a Magico Vento, testata della quale diviene copertinista a partire dal numero 76. Nel 2007 esce la sua prima storia di Tex, il 21 “Tex Speciale“, seguita dall’esordio sulla serie mensile che avviene nel 2009 con il #583, “Missouri!“.

C4 Comic: Ogni storia ha un suo inizio… Qual è stato il primo albo di Tex che hai letto? Che ricordo ne hai?
Corrado Mastantuono: Avevo 12 anni ed era una pigra estate afosa. Una mattina capitai a casa di Paolo, il mio amico di due anni più grande del secondo piano. Nella sua camera notai dei giornalini su un comodino. “Che roba è?”, “Prendili, sono bellissimi!”. Non me lo feci ripetere. Mi portai a casa i miei primi Tex e Zagor. Durarono mezzo pomeriggio.

C4C: Tex, Carson, Kit o Tiger Jack: chi preferisci disegnare?
C.M.: Carson è il più facile, con quei suoi baffi è facilmente identificabile, mentre Tiger è il più interpretato. A loro modo tutti e quattro i pards sono divertenti da disegnare, ognuno a proprio modo, anche se ancora adesso la figura di Tex mi incute ancora soggezione ed è quello che mi ritrovo a correggere più spesso per non sono mai soddisfatto.

C4C: Come disegni? Matita o pennini digitali?
C.M.: Strumenti classici: pennello, china, pennino, pennarelli.

C4C: Come ti sei sentito quando ti hanno detto «disegnerai Tex Willer»? Come hai affrontato la tua storia di esordio, Il profeta Hualpai?
C.M.: Con grande rispetto e con tutta la pressione che il compito gravoso portava. Tex, a mio modo di vedere, aveva riferimenti grafici cangianti, troppo legati all’autore che lo interpretava e, soprattutto inizialmente, ero sempre combattuto se abbracciare una di queste interpretazioni o provare a risolvere la questione con le mie sole forze ma i risultati erano spesso deludenti.

Ho dovuto metabolizzare il personaggio e una volta che la sua figura mi è apparsa finalmente convincente sono andato a ritroso a correggere tutti i volti di Tex realizzati fin lì, una trentina di tavole circa.

Ora ho già all’attivo un migliaio di pagine ed essendo Tex la serie per la quale ho prodotto di più, dopo aver percorso un po’ di strada e aver ingoiato tanta polvere western, anche il mio approccio è più rilassato anche se la determinazione a dare sempre il meglio mi spinge a trovare stimoli e tensioni nervose sempre nuove

C4C: Da quali disegnatori della saga texiana hai attinto maggiormente per la tua personale interpretazione del Ranger?
C.M.: Da molti di quelli che mi avevano preceduto, tra cui annovero maestri che ancor prima di approdare a Tex erano miei riferimenti imprescindibili come Font, de la Fuente, Bernet. Per il volto del ranger i riferimenti doverosi furono quelli di Villa, Ticci, Civitelli, totem monumentali ma difficilmente percorribili se non a rischio di uno scimmiottamento impersonale e senza vibrazioni. Ma comunque da lì si doveva partire.

C4C: Indicaci uno (o più) albi di Tex che sono la tua “Bibbia” in materia grafica.
C.M.: Dopo anni ancora continuo a guardare rapito il “Texone” di Capitanio per la deliziosa meticolosità e perizia, per l’incessante lavoro di documentazione che spesso torna utile più di internet.

C4C: Ti piace il western? Se in questo momento dovessi scegliere un genere da disegnare quale indicheresti?
C.M.: Il western! È in assoluto il genere che mi diverte di più e contemporaneamente mi lascia più libertà e più invenzione. Una volta che uno si appropria di quelle atmosfere si riesce con una certa disinvoltura a riprodurle e moltiplicarle. Anche la fantascienza non mi dispiace affatto anche se, quando ho avuto la possibilità di cimentarmici, mi sono dovuto accontentare di un futuro prossimo. Non posso prendermela con nessuno. La sceneggiatura era mia.

C4C: Per la realizzazione di “Jethro!” e “Gli incappucciati del Klan” hai ricevuto istruzioni particolari da parte dello sceneggiatore Mauro Boselli?
C.M.: Boselli nei mesi mi ha inviato pacchi di documentazione riguardo i luoghi e la maniera di vestirsi del Klan. Io mi sono limitato a gestire tutto quel materiale e filtrarlo in maniera che tutto fosse coerente e digeribile. Vi assicuro che alcuni costumi se disegnati sarebbero apparsi improbabili.

C4C: Hai seguito la sceneggiatura pedissequamente o sei stato libero, in fase di disegno, di apportare modifiche e aggiunte? Se sì, puoi dirci quali?
C.M.: La regia nelle sceneggiature di Boselli è molto rigida e io cerco di seguirla rigorosamente. Intervengo raramente e solo quando sono sicuro che il cambiamento migliori la narrazione.  C’è da dire che prima della fase del ripasso a china io e Boselli ci confrontiamo sui disegni a matita. Qui nasce qualche braccio di ferro in cui ognuno difende la propria posizione e le proprie scelte. Io lotto per l’estetica, lui per l’iconografia da rispettare.

C4C: Una scena che ti è particolarmente riuscita di “Jethro!” e una scena che rifaresti?
C.M.: I temporali portano via tanto tempo ma risultano sempre suggestivi. Quando l’albo esce in edicola sono passati più di due anni dalla posa in opera della prima tavola e questo comporta che correggerei milioni di cose. Per fortuna ci sono delle scadenze altrimenti correggerei all’infinito e l’albo non uscirebbe mai.

C4C: Una curiosità: per realizzare gli inquietanti abiti degli uomini del Ku Klux Klan hai attinto a fonti iconografiche dell’epoca?
C.M.: Sì, sempre Boselli, con raffigurazioni e foto d’epoca con costumi elaboratissimi e molto diversi dalla rappresentazione del Klan a cui eravamo abituati.

C4C: Abbiamo notato una profonda differenza nella resa grafica del personaggio di Glenn Corbett rispetto all’avventura precedente disegnata da Carlo Marcello: come hai lavorato sul personaggio?
C.M.: Marcello aveva avuto a che fare con una moltitudine di personaggi e sia Jethro che Glenn erano di contorno a un’epopea senza nessuna necessità di caratterizzarne i profili. Per me è stato differente: avevo un Tex giovane e due compagni di avventura che mi sarei dovuto portare per due albi. Da qui il lavoro di rivisitazione per dare a entrambi delle solide caratteristiche fisiche che li rendesse pulsanti e credibili.

C4C: Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Tex o su altre testate Bonelli?
C.M.: Al momento ho in ballo un altro progetto molto ambizioso: il cartonato di Tex a colori.

C4C: Come vedi Tex in futuro?
C.M.: Tex è il fumetto. Anche se nel solco della tradizione, mi piacciono le iniziative che possano esplorare sia l’aspetto più classico e radicato ma anche quelle orientate a visitare scenari nuovi, come le illuminate iniziative del Tex a colori e del Tex cartonato. Spero che si prosegua in entrambe le direzioni.

Corrado, grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, complimenti per il lavoro fatto finora e auguri per quello futuro!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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