[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Bruno Bozzetto

La scorsa settimana a Il KiNO si è svolto un incontro dedicato alla figura di Bruno Bozzetto, leggendaria figura del mondo dell’animazione italiana e non solo. Durante l’evento è stato infatti proiettato il documentario Bozzetto non troppo (presentato alla 73a mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) seguito da una tavola rotonda in cui LRNZ, Marco Bonfanti (regista della pellicola), Anna Godano e lo stesso Bozzetto hanno incontrato il pubblico e discusso della storia di questo maestro. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con il creatore di Supervip, West and Soda, Allegro ma non troppo e altri classici dell’animazione.

C4 Comic: Partiamo dalla locandina del documentario Bozzetto ma non troppo, in cui la vediamo accostata al suo personaggio più celebre (il Signor Rossi, ndr) affacciati al mondo di fantasia che la sua mente ha creato. L’immagine per molti versi risulta contemplativa, come uno sguardo alla propria vita ed alle prorpie creazioni. Come si sente in questo momento Bruno Bozzetto e come vede la sua vita professionale e non solo?
Bruno Bozzetto: In questo momento mi sembra di vivere una sorta di sdoppiamento. Spesso mi trovo a parlare di cose che ho realizzato trenta o quaranta anni prima e che in un certo senso non mi rappresentano più. Nel corso della nostra vita la situazione famigliare, i rapporti sentimentali, i rapporti di lavoro, tutte queste cose cambiano una persona. Quindi mi trovo a parlare di cose del passato, non le rinnego, sono felicissimo di aver vissuto quel periodo ma sono cose che mi rigurdano come se fosse un’altra persona. Parlo quasi di un altro Bruno Bozzetto.

C4C: Come vede il mondo dell’animazione ed avendo a disposizione la celebre “bacchetta magica” cosa cambierebbe? In questo momento storico al cinema si vive una vera e propria globalizzazione, film di diverse parti del mondo arrivano al grande pubblico e scuole di pensiero differenti possono convogliare in un unico progetto, come la Tartaruga Rossa, collaborazione tra lo Studio Ghibli e il regista Micheal Dudok de Wit.
B.B.: In questo momento non cambierei nulla. C’è un evoluzione verso una tecnologia sempre più raffinata, questo mi piace ma da un altro lato mi disturba. Io credo che l’animazione abbia difronte a sé la possibilità di interpretare la realtà. Ricordo di essere entrato di recente in sala, con qualche minuto di ritardo, per vedere Alla ricerca di Dori, e di essere rimasto folgorato da quello che avevo davanti gli occhi. Mi sembrava di essere difronte ad un film dal vero. Ecco: questo, che secondo me dal punto di vista tecnico-tecnologico è senz’altro straordinario, ma toglie molto alla creatività. Il disegno classico in 2d interpreta, lascia all’artista la possibilità di offrire una sua visione personale sul mondo. Il 3d d’altro canto si sta avvicinando sempre di più alla realtà, lo amo per la possibilità espressiva che offre, per la possibilità di regia – come poter cambiare inquadratura, di potersi muovere liberamente all’evenienza – però c’è una ricerca della perfezione esagerata.

C4C: In questo ci accorre in aiuto un video, divenuto virale, in cui Hayao Miyazaki che si è scagliato contro uno dei suoi collaboratori, “reo” di avergli mostrato la sua creazione animata realizzata attraverso l’utilizzo di software dedicati.
B.B.: Ecco io non arrivo a tanto. Secondo me i film della Pixar sono dei capolavori, li ho adorati tutti. Trovo solo che ci sia una direzione verso il realismo che è un pochino pericolosa. Bisognerebbe lasciare più spazio alla fantasia. Quindi utilizziamo tutte le trovate tecnologiche, ma utilizziamole al nostro fine, non per raccontare quello che già vediamo.

C4C: Parlando di sé lei non si definisce un grande disegnatore e (anche se forte di alcune esperienze) non si paragona ad un fumettista. Quali sono per lei le principali differenze tra il disegno per l’animazione e la narrativa sequenziale della Nona Arte, così vicini ma così lontani.
B.B.: Da fruitore il fumetto mi lascia spazio a un mondo che solo io sto vedendo. Il sonoro, la voce, i tempi narrativi sono io che li stabilisco mentre al cinema questa possibilità non esiste. Mio padre mi diceva quando vai al cinema “oltre a lasciare i soldi alla cassa lasci anche il cervello” perché tutto viene già confezionato, non hai nulla da offrire a livello interpretativo. In questo i libri sono l’esaltazione massima della fantasia in tutte le sue forme. Man mano che si scende dal film, al fumetto, al libro si ha una maggiore partecipazione al prodotto.  Quando sono entrato al cinema a vedere Il deserto dei Tartari (pellicola del 1976 di Valerio Zurlini, adattamento del romanzo omonimo di Dino Buzzati) sono uscito dopo 5 minuti perché nella mia mente io immaginavo di trovarmi difronte ad un film completamente diverso. Oggi il cinema ci da troppo.

C4C: Nessuno meglio di lei ci può offrire una panoramica sulle diverse forme di racconto cinematografico e televisivo. Si è confrontato con lungometraggi, cortometraggi, video divulgativi, progetti studiati per internet, serie tv, film dal vero e molto altro ancora. Quale genere le ha offerto la possibilità di esprimere al meglio il suo messaggio?
B.B.: Beh, sicuramente il lungometraggio perché ti da un’ora e mezza di tempo per sviluppare i personaggi, le caratteristiche e lavorare sulle sottigliezze. Quando hai poco tempo devi centrare e sintetizzare, è anche quella una bella esperienza però ti obbliga a togliere. Forse è un bene, forse è un male. Io sono più soddisfatto quando ho più tempo a disposizione.

C4C: Una cosa sembra non mutare. Il suo occhio attento alle faccende dell’uomo medio. In questo momento storico anche una figura consolidata come quella del supereroe è messa in discussione al cinema e su carta. Qual è secondo il futuro di questo tipo di racconto?
B.B.: Per me l’interesse principale è stato l’uomo nella sua vita quotidiana. Per me il film giusto, l’atmosfera giusta è quella dei Simpson. Io credo molto a quella che è l’evoluzione quotidiana della nostra vita, quindi mi interessa molto la cronaca. Tutto quello che viene realizzato al cinema con i supereroi è senz’altro spettacolare ed incredibile ma che si distacca dalla realtà.

C4C: In questo quindi anche la narrazione di genere è un pretesto narrativo per parlare di qualcosa di più profondo e reale.
B.B.: Sempre.

C4C: Quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?
B.B.: In questo momento ho una cosa molto curiosa  con cui ancora non mi ero mai confrontato. Insieme a Gregory Panaccione (le sue opere Il Match e Un oceano d’amore sono edite in Italia da Renoir Comics) che è un disegnatore fantastico siamo al lavoro dovremmo fare per il prossimo anno un graphic novel di circa 300 pagine, partendo dalla sceneggiatura di un lungometraggio che non realizzeremo mai per mancanza di fondi con Supervip, Minivip ed i loro nipoti. Lavorare con una persona che stimo ed ammiro come Gregory è uno stimolo ed una fonte di grande divertimento per me. In Francia uscirà per Collection Metamorphose ed in Italia per Bao Publishing.

C4C: Concludiamo con un classico del nostro portale. Qual è la sua kryptonite?
B.B.: Il romanticismo, nel senso che sono una persona romantica, a volte anche troppo. Nei film non sono mai riuscito ad esprimere questo lato preponderante della mia personalità, forse solo nel Valzer Triste di Allegro ma non troppo. Diciamo che ho preferito la sintesi, l’umorismo ma è un tipo di sensazione che mi piacerebbe trasmettere ma non sono mai stato capace (ride, ndr).

Ringraziamo l’organizzazione del KiNO, Carlo Dutto e un’artista del calibro di Bruno Bozzetto per questa incredibile possibilità.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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