Fumetto e web: il paradiso perduto

Manifesto della XIX edizione di Napoli Comicon, realizzato dal Magister Roberto Recchioni

Si è da poco conclusa l’ultima edizione del Comicon di Napoli, evento di settore che prometteva dialogo e confronto su temi attuali come il ruolo della critica, la cross-medialità del fumetto con il cinema, molto altro e infine il rapporto tra fumetto e web. Se n’è parlato, in questi lidi come in altre sedi, ma senza la giusta attenzione, senza l’interesse adeguato. Questo perché, finché i problemi non bussano alla porta, nessuno è interessato al dialogo, relegando gli argomenti a conversazioni da bar. I problemi sono arrivati, tutti insieme.

Decenni or sono nascevano le fan-zine, riviste indipendenti che proponevano un nuovo tipo di fumetto, indipendente e coraggioso, un tipo di fumetto dedicato al lettore in quanto tale e non in qualità di consumatore. Fu un boom e chiunque si approcci allo studio della storia del fumetto, potrà contare diverse centinaia di testate nate, cresciute e decedute in archi temporali più o meno estesi, solo sul territorio italiano. L’abitudine è andata scemando, vuoi a causa di una distribuzione più serrata e invalicabile, vuoi il calo dei lettori, e le fan-zine sono scomparse.
Certo, le case editrici si aprivano a nuove suggestioni editoriali, lasciando più spazio agli autori che guadagnavano finalmente libertà artistica. Ma i vincoli editoriali esistono ed esisteranno per sempre, cosicché l’autore, nomade di natura, dovrà trovare nuovo spazio per liberarsi da queste catene e cantare come un uccello libero.
È ciclico: ieri le fan-zine, oggi il Web.

Ricordo i primi web-comic, le prime vignette online, il primo download illegale. Era un mondo nuovo, una terra promessa. Noi autori saremmo stati liberi di esprimerci, le stesse piattaforme sociali che ospitavano le nostre storie ci spingevano a osare di più, senza spese di pubblicazione o distribuzione! Eravamo di nuovo a casa e il pranzo della mamma non era mai stato così abbondante.

IL WEB O COME IL PARADISO PUÒ RIVELARSI OSCURO

Dicevamo: venne Netlog, vennero Facebook e Youtube, vennero i risvoltini e il WebComic già esisteva da anni. Esatto, il fumetto stava diventando una moda come tutte le altre. Il vero boom è arrivato su altre sponde che, inevitabilmente, furono complici della massiva diffusione del fumetto sul web: le scan. Ora casa mia è un’enorme contenitore di fumetti, ma un tempo non era così. I manga non li compravo, non aveva senso per me. Lessi migliaia di pagine, una dopo l’altra, scaricabili ad una velocità pazzesca anche mentre finivo la quest su WoW. Come me diverse migliaia di persone fecero questo ragionamento, portando i manga e, in generale, il fumetto digitale a toccare vette binarie inimmaginabili.

Non ho la competenza per tracciare le linee storiche del fumetto digitale, ma potete ben immaginare come quest’accozzaglia di avvenimenti ci abbiano portato a oggi. Case editrici che vivono degli autori digitali, nuove leve che si fanno le braccia tra dozzine di piattaforme per un minimo di risposta, fiere interamente dedicate a questa nuova realtà e parliamo solo dell’Italia, dall’altra parte dell’oceano sono già nel prossimo millennio.
Cosa abbiamo ottenuto? Di sicuro visibilità, autorità, consenso e, soprattutto, un lavoro. Come al solito non eravamo pronti al risvolto della medaglia.

IL RISVOLT(IN)O DELLA MEDAGLIA

È successo, nelle ultime settimane, che alcuni di questi webcomic o gli autori stessi venissero censurati. Non c’è da sorprendersi, non siamo a casa nostra e non siamo nemmeno a casa del signor Facebook, le regole non le facciamo noi: le regole le fa il pubblico. Lo stesso pubblico, che tu Autore lo voglia o meno, troverà sul proprio dispositivo i tuoi contenuti.
Tu, creatore, sei come un giovane attivista che bussa alla porta del malcapitato operaio la domenica mattina. Se ti va bene apprezza il tuo lavoro, ti ripaga e segue i tuoi sviluppi, mentre nel peggiore degli scenari ti sbatte la porta in faccia e ti denuncia per violazione della dormita mattutina. Questo è quanto successo a Sara Spano, autrice di Nine Stones, fumetto libero e sopra le righe, decisamente forte e coraggioso. Indetto un contest per l’imminente uscita di un Artbook, buona parte dell’utenza di Facebook si è ritrovata in home centinaia di condivisioni di post, immagini e illustrazioni inaspettate. Contenuti che non hanno incontrato il gusto di alcuni utenti, addirittura indignati dalla presenza di materiale di questo genere – fumetti, bleah – sulla piattaforma, che hanno prontamente segnalato la pagina in massa, provocando ban degli autori. Ma non è l’unica.
Il buon Davide La Rosa si è trovato nella stessa situazione, per diverse settimane, colpevole di aver condiviso sul suo profilo immagini che ridicolizzavano la figura di Adolf Hitler. Anche qui, segnalazioni, ban e diversi giorni spesi “al confino” (come ci dice durante l’intervista), cercando di convincere chi dietro ai server ci lavora.

L’apice degli eventi è raggiunto con la promozione del volume Nazivegan Heidi di Alessandro Mereu (al secolo Don Alemanno) e Boban Pesov. La presenza, per alcuni intollerabile, di satira evidentemente troppo sottile, ha generato l’ennesima ondata di segnalazioni per gli autori. Il ban sarebbe stato, purtroppo, sopportato come un callo, ma questa volta sono andati oltre, contattando a campione diversi follower della pagina per assicurarsi che sapessero cosa stanno seguendo. Tornando all’esempio iniziale: Facebook è il vicino di casa che viene a chiederti “Oh, ma sei sicuro? Vedi che quello è un’attivista, potresti finire nei guai!”.

IL TEMPO PER PUNTARE IL DITO

Di chi è la colpa? Contro chi scagliarsi questa volta, contro chi ribellarsi? Semplicemente con nessuno.
Sara Spano ci dice “Facebook ha le sue regole, una volta che ti iscrivi devi sottostare. Possiamo parlarne quanto vogliamo ma Facebook è un sistema e le opzioni sono due: ne creiamo uno altrettanto potente o cerchiamo di migliorarlo” ricordandoci che siamo noi a dettare le regole. L’autrice è infatti ricorsa a una soluzione mirata al suo problema: la creazione di un gruppo privato dove tenersi in contatto con i suoi fans, lontani dagli occhi non interessati o, addirittura, infastiditi.
Più complessa la questione ban che, oltre a rendere difficili le comunicazioni con i lettori, si rivela un vero e proprio esilio lavorativo dove l’autore, impossibilitato alla promozione o divulgazione dei propri contenuti, riceve un danno economico. “Quando mi bannano mi attivo di più su Twitter e Instagram” ci racconta Davide La Rosa che trova soluzione migrando piattaforma, conscio di quello che comporta: allontanamento del pubblico e de-fidelizzazione dei fan.
Alessandro Mereu è più ottimista e persegue una vera e propria battaglia. Nel suo caso gli stessi fan sono ricorsi agli armamenti, postando in massa immagini che ridicolizzavano le stesse immagini che Facebook ha rimosso. “Più si comportano così, maggiore è la visibilità che viene data al prodotto” spiega parlando dei segnalatori.
Tutti felici e contenti? Pare proprio di no.

COSA SI PROSPETTA NEL FUTURO?

Tutti felici, tutto torna alla normalità, e tutti smettono di preoccuparsi come se quanto appena successo non si potesse ripetere. La verità è che il web non è la terra promessa e dovremmo decisamente farcene una ragione. Il web è una piattaforma sociale che segue le stesse e identiche regole civili della società in cui viviamo tutti i giorni. In quanto tale è bene assumere la consapevolezza delle caratteristiche fondamentali di questa società.
No, non possiamo fare tutto, non possiamo pubblicare quel che ci pare allo stesso modo in cui non possiamo fare ciò che ci pare in mezzo alla strada. Questo perché dinamiche di convivenza civile impongono un impegno nei confronti di chi vive accanto a noi.

Qualunque autore sa che, storicamente, non esiste la libertà artistica poiché non viviamo in un mondo di artisti. E meno male.
A tutti piacerebbe avere carta bianca in fatto di arte, ma una mente vigile sa che non è questa la vera libertà. Il vero artista è libero quando riesce ad aggirare i paletti senza danneggiare il fruitore. Ed eccoci arrivati al punto della situazione: ci sono troppi fruitori.
Pensate a un grande supermercato, frequentato da onnivori, vegetariani, vegani e fruttariani. Da domani, in ogni corsia, ci saranno fantastiche pubblicità su pollo, carne di manzo, spiedini, braciole e uova. Nessuno va a mettere i prodotti nel carrello altrui, ma possiamo ben immaginare il perché, ad esempio, un cliente vegetariano sia infastidito dalle frequenti pubblicità sulla carne. Ecco quindi che quando un prodotto diventa di massa e la sua condivisione lo aiuta a raggiungere un bacino di utenza sempre maggiore, questo va inevitabilmente incontro a problematiche di molteplice natura. Nessuno vieta al vegetariano di lamentarsi con il direttore, starà a lui decidere se perdere il cliente o continuare questa fantastica promozione.
Questo è il web, benvenuti, potrebbe esserci fila in cassa quattro.

Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Frequento la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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