[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Lucio Filippucci

I numeri 680 e 681 della serie regolare di Tex -in edicola a luglio e agosto– formano una storia doppia sceneggiata da Pasquale Ruju e disegnata da Lucio Filippucci. Mentre leggevamo l’albo (qui trovate la nostra recensione) siamo rimasti incantati dal tratto del maestro Filippucci e ci è venuta voglia di fargli qualche domanda per conoscere meglio lui e il suo metodo di lavoro. Ecco che cosa ci ha raccontato.

C4 Comic: Ogni storia ha un suo inizio… Qual è stato il primo albo di Tex che hai letto? Che ricordo ne hai?
Lucio Filippucci: Confesso che non sono mai stato un lettore sfegatato di fumetti western ma verso i 15-16 anni  mi capitò in mano un Tex, “Fuego!” che ancora conservo. Quello fu il primo. Ne lessi poi di seguito una cinquantina, comprati tutti insieme dal mio fornitore abituale di fumetti usati.

Mi appassionarono ma fu un fuoco breve perché poi smisi di seguirlo. Non penso per colpa di Tex ma di altri fumetti che in quel periodo mi “presero” ancora di più come, per esempio, i “Classici Audacia” che proponevano in italiano i grandi fumetti francesi.

C4C: Tex, Carson, Kit o Tiger Jack: chi preferisci disegnare?
L.F.: Alla fine, per forza di cose, Tex. Dopo tanta fatica a trovare la mia giusta interpretazione del suo viso, ora me lo voglio godere.

C4C: Come disegni? Matita o pennini digitali?
L.F.: Rigorosamente a matita e inchiostro. La parola digitale per me non esiste.

Mi spiego meglio: senza nulla togliere a chi oggi fa uso dello strumento elettronico, il contatto con la carta è per me impagabile, come l’uso del pennello che essendo solo parzialmente correggibile richiede tutta l’attenzione e concentrazione. Non ultima considerazione il fatto che alla fine non usando il digitale si possiede l’opera originale, unica e irripetibile.

C4C: Come ti sei sentito quando ti hanno detto «disegnerai Tex Willer»? Come hai affrontato la tua storia di esordio, Seminoles?
L.F.: Crisi apoplettica. Quando Sergio Bonelli, dopo aver visto il mio “Mystèrone” mi propose di disegnare un “Texone”, la mia prima azione fu la fuga accampando strampalate motivazioni. Per un po’ riuscii nell’intento ma alla fine dovetti cedere e così arrivò sul mio tavolo la sceneggiatura di Seminoles di Gino D’Antonio.

Il motivo di tanto terrore è dovuto al fatto che non avevo mai disegnato un western e tantomeno un Tex. Avendo poi vissuto molto da vicino il percorso di gestazione del “Texone” di Magnus, mio maestro e amico, sapevo cosa mi aspettava. In ultima analisi mi dispiaceva accantonare Martin Mystère e Docteur Mystère ai quali ero (e sono tuttora) molto legato.

C4C: Da quali disegnatori della saga texiana hai attinto maggiormente per la tua personale interpretazione del Ranger?
L.F.: Direi Ticci, che per me è il più grande disegnatore western attuale,

C4C: Indicaci uno (o più) albi di Tex che sono la tua “Bibbia” in materia grafica.
L.F.: Tutti gli albi di Ticci.

C4C: Ti piace il western? Se in questo momento dovessi scegliere un genere da disegnare quale indicheresti?
L.F.: Sì, il western mi piace ma la mia predilezione va al genere fantastico e fantascientifico. Non fantasy però. Forse amo disegnare il western perché dopotutto è anch’esso un altro mondo e se non fosse per le armi e i cavalli potrebbe benissimo essere un altro pianeta.

C4C: Il tuo film western preferito è…
L.F.: Non ce n’è uno in particolare ma diciamo la filmografia western degli anni settanta dove Hollywood scopre di avere commesso, come americani bianchi, un genocidio. Quindi, diciamo, Piccolo grande uomo, Soldato blu, Un uomo chiamato cavallo, etc.

E poi, naturalmente, l’immenso Sergio Leone.

C4C: Per la realizzazione di “La pista dei Forrester” e “Tabla Sagrada” hai ricevuto istruzioni particolari da parte dello sceneggiatore Pasquale Ruju?
L.F.: No, nessuna. Anzi devo dire che Ruju scrive in maniera ottima lasciando spazio al disegnatore.

C4C: Hai seguito la sceneggiatura pedissequamente o sei stato libero, in fase di disegno, di apportare modifiche e aggiunte? Se sì, puoi dirci quali?
L.F.: Ho avuto finora la possibilità di disegnare storie scritte da Gino D’Antonio, Claudio Nizzi e Ruju, appunto. Tutti danno una rapida descrizione della scena lasciando poi al disegnatore la libertà di impostarne la regia, a parte quando ci sono dei passaggi obbligati, tipo dei particolari che devono apparire chiari ai fini della lettura della storia. In questo modo ho sempre avuto la possibilità di esprimermi al massimo.

Per quanto riguarda la storia di questo mese, sì, qualche modifica l’ho apportata ma molto poche perché non ne ho sentito il bisogno.

C4C: Una scena che ti è particolarmente riuscita de “La pista dei Forrester” e una scena che rifaresti.
L.F.: Una sequenza particolarmente riuscita è presente all’interno del secondo albo Tabla Sagrada. Si svolge di notte in un bosco con un branco di messicani assetati di sangue. Dimenticavo le fiaccole.

Una o più di una che rifarei sono quella iniziali con Kit. Non avendo dimestichezza col personaggio -che non avevo mai disegnato prima- temo di averlo reso, all’inizio, con una certa incostanza.

C4C: Hai disegnato Tex in azione tra le paludi della Florida, tra i monti innevati del Colorado e ora in mezzo al deserto al confine tra Texas e Messico. Quale ambiente ti è piaciuto di più rappresentare? Quale invece ti ha creato maggiori difficoltà?
L.F.: Indubbiamente il fascino delle Everglades della Florida è impareggiabile, e tenendo conto che sono anche un illustratore botanico (se siete curiosi date un’occhiata ai libri di Maria Gabriella Buccioli) quella è stata l’ambientazione che più mi ha coinvolto. Per il resto, nessun  problema, vanno tutte bene.

C4C: Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Tex o su altre testate Bonelli?
L.F.: Ho concluso una storia di 32 pagine per un Color Tex. La storia ha come titolo La casacca magica ed è scritta dalla brava Gabriella Contu, è un’avventura molto originale.

Sto poi ultimando la dodicesima cover per la nuova serie di Martin Mystère a colori ma, naturalmente, continuo a cavalcare al fianco di Tex e Carson: se Dio mi assiste infatti tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 concluderò una avvincente storia scritta di Claudio Nizzi intitolata L’assedio di Mezcali (gasp, ancora messicani!).

Infine, ho in programma qualche lavoretto extrabonelliano così da essere sempre un po’ stressato e mantenere invariato il ritardo cronico sulle consegne.

Lucio, grazie mille per il tempo dedicato a C4 Comic, complimenti per il lavoro fatto finora e auguri per quello futuro!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.