[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Nico Bonomolo

In esclusiva per i lettori di C4comic abbiamo raggiunto telefonicamente Nico Bonomolo, autore di Confino, corto animato vincitore del Santa Barbara film festival e selezionato nella long list per la corsa  agli Oscar 2018, attualmente in concorso al festival Animavì di Pergola (Pesaro Urbino). Nico, oltre ad essere un grande artista si è dimostrato molto amichevole, chiedendomi fin da subito di dargli del tu.

C4 Comic: Sei nato a Palermo e vivi a Bagheria. Quanto la tua terra influenza il tuo lavoro? Ti senti capito e apprezzato dai tuoi conterranei?
Nico Bonomolo: Senza dubbio la Sicilia offre pochissimo in termini di supporto economico, in quanto non c’è un comparto industriale che possa fare da mecenate o comunque fornire una semplice sponsorizzazione per i singoli lavori. Tuttavia stare in Sicilia, terra ricca di contrasti e di storia, offre molti spunti. Gli amici e le persone che sono a me più vicine mi sostengono molto, ma in generale non c’è un grande appoggio da parte dei miei conterranei. E’ tipico del siciliano guardare con occhio sospettoso chi cerca di fare qualcosa di diverso. Dopo la vittoria al Santa Barbara non c’è stato un seguito locale. Ma forse si tratta di un tipo di situazione italiana, più che siciliana. Da noi ha preso il sopravvento l’esterofilia e vengono tralasciati i talenti locali.

C4C: Il progetto è stato sostenuto da una campagna di crowdfounding. Raccontaci la tua esperienza con questo mezzo di produzione ormai molto noto.
N.B.: Il crowdfounding è servito principalmente per la promozione del film. Ci servivano i soldi per pagare l’iscrizione ai festival. Non abbiamo usato le note piattaforme online ma direttamente il mio sito e il progetto è stato in massima parte sostenuto da miei amici e conoscenti, quindi è stato un crowdfounding ibrido. Purtroppo questo mezzo di produzione in Italia ancora stenta a prendere piede come all’estero. In generale giudico positivamente l’esperienza, perché grazie a questa idea siamo riusciti ad iscrivere il corto a moltissimi festival tra cui il Santa Barbara.

C4C: Il protagonista del corto è un artista di ombre cinesi che, dopo aver deriso Mussolini, viene confinato in un isola col faro. Cosa pensi della libertà di satira e in generale della libertà di espressione in Italia e nel mondo?
N.B.: La satira in generale è libera è come tale deve restare, anche se a volte non si accorda con il mio gusto personale, ma comunque dovrebbe sempre esserle garantita la massima libertà di espressione. In realtà questo tema è stato un escamotage, che mi ha consentito di portare il protagonista sull’isola. Mi interessava principalmente di parlare dell’arte come forma di rivalsa nei confronti del potere. Il protagonista grazie alla luce potente del faro riesce ad uscire dall’ombra della sua prigionia e ad esprimere la sua arte con le persone che si trovano sulla terra ferma. Il protagonista guarda il mondo da lontano ma nonostante questo la sua arte ne esce potenziata, perché paradossalmente la situazione particolare in cui si trova gli consente di passare dai teatrini di quart’ordine ad un pubblico molto più vasto. Mi piaceva raccontare il rapporto tra l’arte e le situazioni negative della vita, compresa l’oppressione politica, ma anche altre situazioni come l’indigenza economica e i problemi di cuore.

C4C: Come mai un isola con un faro?
N.B.: L’idea è nata dall’immagine di un faro, il resto è venuto dopo per completare il quadro narrativo. I fari sono avamposti che persistono immutati nei decenni, nonostante la progressione della tecnologia, che dovrebbe consentirci di farne a meno. Sono in tutto il mondo e ovunque rappresentano punti di riferimento, una luce che orienta le persone. Le ombre cinesi sono state una conseguenza logica del faro; si tratta storicamente di un precursore del cinema e ho voluto omaggiare quest’ultimo inserendo riferimenti di grandi capolavori, sparsi  nelle sue performance con le ombre.

C4C: Che ruolo ha la musica nei tuoi cortometraggi?
N.B.: Tutte le mie opere sono costituite da musica e immagini, fatta eccezione per Four Hat, in cui ho inserito qualche battuta in una lingua che neanche esiste. Mi piace molto raccontare senza dialoghi e lasciare che la narrazione sia portata avanti da musica e immagini, senza approfondirla con parole. Le musiche sono tutte realizzate da un giovane compositore mio conterraneo che si chiama Gioacchino Balistreri, con cui collaboro fin dal mio primo lavoro. Si tratta sempre di musiche originali o, come in Confino, di riarrangiamenti di pezzi classici adattati ad hoc per la storia.

C4C: Come è nato il tuo primo cortometraggio? (Lorenzo Vacirca, 2008)
N.B.: Ho imparato a fare animazioni realizzandolo. Ero già grafico, illustratore e pittore, ma non avevo mai fatto cinema. Ho iniziato con piccoli esperimenti e poi è venuta fuori questa storia. Senza alcuna pretesa è stata realizzata e poi inviata in giro per festival, vincendo quello di Taormina. Grazie alla New Italian Cinema Events di Firenze è stato anche possibile esportarlo in Russia, Stati Uniti e Olanda. Un successo assolutamente inaspettato. Sono poi arrivati il secondo (Fur Hat, 2012) e il terzo corto (Detours, 2014), quest’ultimo molto interessante perché è stato un esperimento di pittura animata, a cui è seguita una mostra che comprendeva 32 composizioni di fotogrammi dipinti (900 fotogrammi per 3 minuti di corto). Ha inoltre avuto una menzione speciale ai Nastri d’Argento nel 2016.

C4C: Cosa pensi dei film di animazione in CGI? Trovi differenze tra la tecnica tradizionale e quella digitale, anche a livello di comunicazione?
N.B.: Assolutamente sì. Se non hai uno studio grosso alle spalle, che ti consente di avere una qualità alta delle immagini, rischi di scadere in una grafica più simile a un video gioco che a un corto animato. In ogni caso per me resta centrale la storia. Una buona storia è il punto focale dell’animazione ma anche del cinema e anche un animazione impeccabile non potrà mai supplire a mancanze in questo senso. Io adoro il disegno animato e pur utilizzando una tavoletta grafica, le animazioni le realizzo praticamente come avveniva 150 anni fa, ed è una cosa che mi piace e mi emoziona. Il CGI, pur piacendomi molto, mi lascia una perplessità: visto che si utilizzano dei pattern presi dalla realtà, molto spesso si arriva al punto di non distinguere più le animazioni dalle immagini reali, perdendo quell’alone di magia che è essenziale in un corto animato. Il disegno si adatta meglio al tipo di racconto che io voglio fare, che ha accenni di poesia e storie molto minimaliste. Quindi ritengo che non ci sia una via migliore, ma che la tecnica si molto legata al tipo di storia che si vuole raccontare.

C4C: A un certo punto della tua vita hai cambiato carriera e ti sei dedicato all’arte. Cosa senti di comunicare a chi vorrebbe fare il tuo stesso passo.
N.B.: Purtroppo è molto difficile campare di arte. Ho 43 anni, ma son costretto a fare vita da ragazzino. Pur avendo una casa mia, vado spesso a mangiare dai miei genitori e la precarietà mi rende impossibile avere una mia famiglia. Col passare degli anni la situazione si fa pesante e quindi, a scanso di svolte, dovrò iniziare a pensare a cosa fare da grande. Ma nonostante tutto questo mi sento di consigliare a chi volesse intraprendere questa carriera, di provarci fino in fondo e senza paura. Ho realizzato tutto da solo, disegni e montaggi stando chiuso in casa 6 mesi sacrificando parte della mia esistenza ma riuscendo a realizzare il mio progetto pur non avendo realtà produttive adatte alla spalle. Se si vuole e se si hanno le capacità si può fare tutto. Pur non ottenendo introiti dai corti stessi,questi mi hanno consentito di avere visibilità ed essere assunto per lavorare a spot e documentari. Probabilmente con una situazione territoriale più favorevole avrei lavorato di più.

C4comic: Attualmente hai altri progetti in cantiere?
N.B.: Sì, sto iniziando a scrivere un lungometraggio e, vista la grande mole di lavoro che il progetto avrà qualora dovesse prendere corpo, sono in cerca di collaboratori e sostegno produttivo. Nel nostro paese purtroppo, con le dovute eccezioni, si sente la mancanza di un vero stile italiano scevro da influenze straniere, come ad esempio possiamo trovare in Francia o in Giappone. Con i miei lavori sto cercando di creare un linguaggio. Il mio sogno sarebbe quello di riuscire a realizzare con il mio lungometraggio una commedia all’italiana fatta in animazione.

C4C: Quali sono, nel cinema e nell’arte, i tuoi artisti di riferimento?
N.B.: Nel cinema sono appassionato di tutto ciò che è classico. Ovviamente i grandi nomi come ad esempio Kubrick e Polansky.  Nel mondo dell’arte invece ultimamente ho notato molto Gherard Richter , di cui mi piace il fatto che non ha uno stile ben definito. Passa dall’astratto, all’iperrealismo, ai pantoni fregandosene di essere riconoscibile divenendo così molto libero. Nel mio piccolo mi ci rivedo, perché mi piace molto studiare e perfezionarmi. Come si può vedere i miei quattro corti sono molto diversi tra loro. Mi piace creare un stile che si adatti  al tipo di storia da raccontare.

C4C: E ora un classico di C4comic.Qual è la tua kryptonite?
N.B.: Ho diversi punti deboli e trovo difficile sintetizzarli in una pietra aliena (ride). Rimanendo in tema la più grande difficoltà che ho nella realizzazione dei miei progetti è dal punto di vista produttivo. Quindi probabilmente la mia kryptonite è questa continua precarietà a cui sono sottoposto, per poter realizzare le mie opere. Ma in qualche modo per ora sono sempre riuscito a sopravvivere.

Grazie Nico per la tua disponibilità  e per la simpatia che ci hai dimostrato. In bocca al lupo da tutta la redazione di C4comic!!!

Noman Al Ani

Figlio di due fricchettoni che, durante l'infanzia lo hanno rimpinzato di libri e trascinato in giro per mostre di pittori Uzbeki. Da li ad amare il fumetto il passo è stato breve. Tuttora il suo sogno più grande è diventare uno Jedi.

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2 Risposte

  1. 29 giugno 2017

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