[Esclusiva] C4 Chiacchiere con… Alessandro Galatola

Ritorna la nostra rubrica C4 Chiacchiere. Questa volta abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola con Alessandro Galatola, artista della scena underground italiana. Dopo l’esperienza dell’autoproduzione, con la rivista Safe Space e diverse altre collaborazione su riviste antologiche e piattafome web, l’autore pugliese ha raccolto alcune storie ed in collaborazione con Gabriele Di Fazio di Just Indie Comics e CO-CO ha realizzato l’albo Dio di me stesso.

C4 Comic: Ciao Alessandro e grazie per aver accettato la nostra intervista. Come di consuetudine lasciamo la prima domanda ai nostri ospiti per presentarsi al pubblico. Chi è Alessandro Galatola?
Alessandro Galatola: Ciao! 🙂 Alessandro è un disegnatore, è nato nel 1993 in provincia di Bari; nel corso del tempo è stato bestia, negro, uomoscimmia, primate mistico, marmotta spaziale, o anche, nessuno.

C4C: Dopo alcune esperienze nel mondo dell’autoproduzione sei arrivato nella scena underground con Dio di me stesso. Cosa puoi raccontarci di questo volume?
A. G.Si tratta di tre racconti tratti da un blocco di storie nuove che ho cominciato a comporre a metà 2015 subito dopo aver autoprodotto Safe Space #1. I lavori sono terminati a fine 2016, in seguito li ho mostrati a Gabriele Di Fazio di Justindiecomics per averne un’opinione, avendo lui già apprezzato il volume precedente. Così abbiamo deciso di fare una selezione dal blocco, che fosse la più omogenea ed “esemplare” possibile e di pubblicarli in un’unica uscita con la collaborazione di Co.Co. Studio di Serena Schinaia e Donato Loforese. Penso che funzioni bene da quel punto di vista. Essendo questo di fatto il mio esordio ufficiale… Diciamo che sono una sintesi più centrata e diretta degli argomenti trattati in quel gruppo di racconti, e di cosa definisce in generale il mio lavoro.  Ho affrontato tutte le storie come se fossero gli ultimi fumetti che faccio nella mia vita, potrei effettivamente smettere domani e non aver alcun rimpianto perché ho già detto tutto. È stato un periodo abbastanza confuso e oscuro e avevo solo quello a cui aggrapparmi, anche se mi capitava di odiarlo a volte. È molto bello presentarsi ufficialmente al mondo con una specie di suicidio rituale ! In effetti anche Safe Space #1 aveva un feto morto in copertina. È liberatorio… Penso che ogni uscita ufficiale sia come un capitolo chiuso della mia vita: è più facile così averne un’impressione chiara, e andare avanti. È un principio di reincarnazione.

C4C: Leggendo i tuoi fumetti ci trova davanti a storie che fanno della “lucida follia” e del surrealismo narrativo e grafico la loro forza. Ti rispecchi in questa definizione, cosa cerchi di trasmettere attraverso il tuo lavoro?
A. G.I fumetti hanno sempre significato per me libertà, dunque il risultato è di volta in volta emanazione di quel che avverto come tale in un dato momento. In linea di massima, ogni mio lavoro è una meditazione su temi di carattere generale, solitamente in rapporto di contrasto tra di loro. Sono dei rituali e seguono dei principi di base ben definiti. Tuttavia possono essere fluidi, adattabili all’oggetto preso in considerazione, e dunque in mutamento ed esplorazione costante. È come una struttura, universale, assoluta, all’interno della quale sono possibili variazioni e combinazioni infinite di elementi. Si tratta di far arrivare qualcosa al pubblico, un’esperienza fondamentalmente, perciò voglio che stimolino maggiormente l’intuizione. Deve colpirti, entrarti in mente, prima che tu riesca a razionalizzarlo. Mi piace il linguaggio simbolico e le icone, quindi scelgo una forma grafica e narrativa che sia il più possibile sintetica, e che lasci spazi che la mente del lettore riempia ( o no… si potrebbe anche accettare il vuoto! ), secondo le proprie inclinazioni e umori, stimolando connessioni. Si tratta di impiegare segni ordinati secondi criteri di coerenza interna, ma sempre ben riconoscibili nel loro essere prodotti della mente e del linguaggio, ciascuno con un proprio valore. Non devono essere totalmente astratti, ci dev’essere qualcosa di familiare, o non susciterebbe alcuna reazione prima di tutto emotiva, ma allo stesso tempo non possono essere definiti perfettamente nel senso della loro rappresentazione: nel momento in cui stai per afferrare qualcosa, pensi di possederla razionalmente, quella cosa ti sfugge via. Come nell’ebraismo, il nome di Dio è impronunciabile, ma puoi avvertirlo nel silenzio della consapevolezza. Il fumetto, per sua natura, è un mezzo perfetto per esprimere tutto ciò.

C4C: Chi ha partecipato nei mesi scorsi Just Indie Comics Fest a Roma ha avuto la possibilità di ammirare dal vivo i tuoi lavori originali. Avendo realizzato lavori sia in digitale che in tecnica tradizionale quale pensi possa essere il futuro del medium? Con quale dei due approcci sei riuscito ad esprimere al meglio il tuo stile?
A. G.In realtà il mio stile rimane fondamentalmente lo stesso, il digitale con le sue possibilità mi permette soltanto di approfondirlo, sintetizzarlo, espanderlo e provare soluzioni diverse, che siano molto più complicate da realizzare tradizionalmente o anche impossibili. L’uso che ne faccio poi mira ad armonizzarsi completamente con il disegno tradizionale, il risultato dev’essere sempre organico a meno che non sia più interessante o utile per fini narrativi sperimentare il contrario. Comunque parto sempre dalla carta, perché mi rilassa e mi da una base solida. Certamente però usare sempre più le tecniche digitali cambia e trasforma necessariamente anche il mio modo di ragionare e intendere il disegno manuale, però appunto, è un rapporto di influenza reciproca perché come ho detto il risultato finale ha bisogno di apparire comunque “naturale”. Penso che il futuro del medium sia nella sublimazione della sua natura di linguaggio, di quelle caratteristiche intrinseche che gli conferiscono identità. A un certo punto sarà qualcosa di talmente sintetico e inscindibile da trasformarsi in qualcos’altro abbandonando la sua forma precedente, parallelamente alla cultura e alla società in cui sarà inserito.

C4C: Per quanto riguarda l’approccio narrativo? Come nasce e si sviluppa una tua storia?
A. G.: È un equilibrio tra il controllo assoluto che il fare fumetti mi permette, e l’improvvisazione, o anche l’imprevisto e il casuale che sperimenti nella vita di tutti i giorni ( i diversi stati emotivi sono la cosa più caotica a cui possa pensare… ). Parto da immagini e sequenze che mi galleggiano in testa per un po’, per più tempo lo fanno e più son sicuro che siano efficaci. Non mi faccio domande su queste, me ne lascio possedere e affascinare, o più spesso ossessionare. Poi le inserisco in una struttura, non necessariamente narrativa, che mi permetta di legarle assieme e dare senso e allo stesso tempo sperimentare con la forma stessa del medium fumetto. Il ritmo è fondamentale. Spesso si tende a dire: “il cervello, il corpo, è simile ad una macchina”; sarebbe invece più corretto dire: “una macchina, che è una creazione artificiale, perfezionandosi sempre più tende ad assomigliare ad un organismo biologico”. Essendo anche il fumetto un linguaggio, e quindi un meccanismo in un certo senso, se ad esempio l’oggetto preso in considerazione è la mia stessa mente, lascerò che essa viva sulla carta attraverso il fumetto seguendo percorsi e dinamiche del tutto naturali per sé stessa, in modo da trascendere la sua natura originariamente artificiale e poter diventare vivo.

C4C: Quali sono i tuoi progetti dopo l’uscita di Dio di me stesso? Dopo esserti approcciato principalmente a storie più o meno  brevi ci sarà spazio per un lavoro a lungo raggio?
A. G.Si. Per ora sto cercando un modo per pubblicare Safe Space #2, certamente in futuro ci sarà un #3, poi credo di fermarmi. Nel frattempo ho iniziato a fare esperimenti per una storia lunga interamente a colori, e mi piacerebbe proseguire e ampliare come volume autonomo un vecchio racconto, poi escluso, che avevo iniziato e pensato per SS #2. C’era troppa roba dentro, nel racconto intendo.

C4C: Ci sono artisti con i quali ti piacerebbe collaborare?
A. G.Beh, da qualche mese ho avviato una collaborazione con Sander Ettema, che è un artista olandese molto in gamba, andiamo davvero d’accordo, e i risultati sono stimolanti e freschi. Per l’Italia, senza alcun dubbio Diego Lazzarin, che ho avuto il piacere di incontrare a Roma per la presentazione del volume, e poi Ratigher e Dr. Pira.

C4C: La tua carriera nel mondo del fumetto ti ha permesso di affacciarti a diverse realtà editoriale, quella dell’autoproduzione, della piccola editoria e delle piattaforme web. Qual è il tuo punto di vista sul mercato italiano? Quali sono i punti deboli e quelli forti?
A. G.Non credo di avere sufficiente esperienza per dare una risposta effettiva sul mercato italiano, perché ho sempre fatto il 90% su internet e in ambiente indipendente. Però ti posso dire che per quel che ho visto, si dovrebbero prendere più rischi, editorialmente, ed uscire dalle logiche tradizionalmente intese per i fumetti, di quel che si pensi possa piacere o no al pubblico. Ti faccio un esempio, ho fatto vedere le storie di Dio di me stesso ad alcuni professionisti prima che fossero pubblicate, e venivano giudicate o completamente incomprensibili o prodotti artistici da galleria, per un pubblico ristretto. Non mi sento di smentirli completamente su questo, ma credo anche che il loro essere troppo “dentro” il settore e la professione, gli abbia impedito di avere uno sguardo più ampio e spontaneo: in questo periodo ho dei ragazzi di liceo che vengono a chiedermi delle copie, e non hanno mai aperto un fumetto in vita loro. Semplicemente, ne sono curiosi. È bello, anche perché quando si è più piccoli una cosa o ti piace, ti colpisce, o no, senza farti troppe seghe mentali se quella cosa funzioni o se sia artistica o meno. Se c’è qualcosa di diverso, qualcosa di particolare, qualcosa di interessante e stimolante, si è attratti. Detesto lo spirito paternalistico con il quale si pensa di sapere già in partenza cosa possa piacere al gruppo x di persone, o la totale mancanza di fiducia e immaginazione. Penso che il pubblico vada sorpreso, incuriosito, e perché no, messo anche alla prova e sfidato.

C4C: Ultima domanda, di rito. Qual è la tua kryptonite?
A. G.Programmare troppo le cose e troppo in dettaglio. Mi uccide completamente. E poi le donne. Mi piacciono molto, ma sono completamente incapace di disegnarle dignitosamente, un po’ come l’arancione, un colore che sto iniziando a capire solo negli ultimi tempi…

Ringraziamo Alessandro per la disponibilità e vi rimandiamo alle prossime settimane per una recensione su Dio di me stesso.

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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