C4 Compressa: Tex #685 – I difensori di Silver Bow

Perché recensire I difensori di Silver Bow a distanza di quasi tre mesi, vi starete chiedendo. Ebbene, proprio per raccontare il finale senza temere di incorrere nell’ira di qualche lettore impaurito dagli spoiler. Eh sì, occorre dirlo subito: Duncan Lang, in arte Wolfman, uno degli antagonisti di Tex più icastici degli ultimi anni, al termine della vicenda precipita in un burrone innevato aprendo così le scommesse su un suo possibile ritorno. E già solo sapendo questo dettaglio bisognerebbe festeggiare: è molto positivo infatti che nuovi personaggi (creati dai vari sceneggiatori della testata) possano ricomparire sulla serie regolare e creare così una sottile continuity. Il tutto permette infatti di avvincere i nuovi lettori e, nello stesso tempo, di tenere agganciati anche i fruitori di vecchia data che vedono rinnovarsi dinamiche già innescate da Gianluigi Bonelli. Ma c’è di più.

Parlando dello scorso numero avevamo avuto modo di notare come il filone giallo/thriller corresse parallelo a quello più prettamente western; ebbene ne I difensori di Silver Bow questo connubio si fa ancora più stretto, creando un plot che si può ben definire come ibridamente perfetto. Tutto infatti si risolve e, fattore non secondario su Tex, si risolve in modo inedito, non già visto. E così la soluzione del “caso” si inserisce in modo organico nell’ambientazione, le vicende dei singoli si intrecciano con scioltezza alla narrazione corale. Insomma: ottimo ritmo, belle trovate e, quindi, dovuti complimenti al giallista DOC Ruju. Unico dettaglio (forse) un po’ fuori posto è l’ultima vignetta di pagina 89 che rende il racconto un po’ troppo didattico ma, come diceva il saggio Sergio Bonelli, al lettore i dettagli di una storia vanno spiegati (almeno) tre volte. E noi ci fidiamo.

Due note sull’apparato grafico. Se Font all’interno dell’albo naviga in acque tranquille (con picchi di bravura nella lunga sequenza della bufera e in quella del duello all’arma bianca tra Tex e Lang) è nella cover che il maestro Claudio Villa si è superato. Il maestro di Lomazzo opta infatti per una impostazione particolare della copertina (non sappiamo se nata su precisa indicazione del curatore Boselli o dall’estro dello stesso Villa): non una scena, come da tradizione, ma due fotogrammi di una stessa sequenza sintetizzano il contenuto dell’albo, smontandolo e rimontandolo. Il confronto tra Tex e Carson e i cittadini di Silver Bow (che ci aspetteremmo frontale, come nelle pagine 57 e 58) viene scisso in due inquadrature che vengono giustapposte. L’effetto è notevole: come nelle tragedie greche, è nel non detto, nel non esplicitato che si percepisce la tensione. Tensione che è infatti onnipresente: la si percepisce in mezzo ai fiocchi di neve (che paiono uscire dalla carta), nel vapore gelato attorno al volto dei due rangers, nel rosso acceso che delinea la silhouette della folla inferocita. Magnifico.

Una comunicazione di servizio prima di chiudere. Vista la scarsità dei contenuti e la poca efficacia nella scrittura non procederemo a recensire la storia scritta da Tito Faraci per i pennelli di Andrea Venturi che, iniziata in dicembre su La città nascosta, si conclude questo mese con Gli stranieri, ma non temete, pards: torneremo a parlare della serie regolare di Tex (e, soprattutto, dei festeggiamenti per il suo settantesimo compleanno) insieme a Pasquale Ruju e Ugolino Cossu con Il messaggero cinese, l’albo di febbraio. Hasta luego!

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

Potrebbero interessarti anche...