Recensione Cinecomic: Alien – Covenant

Regia Ridley Scott
Paese – Anno – Durata USA – 2017 – 122
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura John Logan e Dante Harper
Produzione Brandywine Productions e Scott Free Productions
Genere Azione, fantascienza, horror

LO SPIEGONALIEN 

Nessuno si è stancato e si stancherà mai di vedere Xenomorfi belli e sibilanti dispensare morte sul grande schermo. Quando gli alieni più affascinanti della storia del cinema si muovono tra le tubature e le fottute pareti siamo sempre sul punto di tifare per loro, indecisi tra dare ragione al nostro istinto di conservazione o andare contro la ragione e seguire quella pulsione, quel brivido che ci spinge verso l’ignoto, quel desiderio di osservare, celati nell’oscurità della sala, ciò che non si conosce e che ci terrorizza. Questo era Alien, una lotta per la sopravvivenza contro una natura irrazionale, misteriosa e schiacciante. Forse solo a quel punto patteggiavamo per la nostra specie, nel momento in cui avevamo bisogno di tranquillizzarci. Il film stesso ci doveva offrire una consolazione, una speranza di salvezza.

Ecco, Alien: Covenant detronizza totalmente il mistero. Cancella l’empatia. Prende la paura per i piedi e la sbatte con furia contro le fottute pareti. Non c’è speranza, ma un destino di morte.

COVENANT

La nave da trasporto Covenant porta con sè migliaia di embrioni umani per fecondare nuovi pianeti abitabili. Durante una tempesta spaziale l’equipaggio viene risvegliato bruscamente e deve sbarcare da qualche parte per effettuare riparazioni. Il solito radiofaro li spingerà nelle fauci del pericolo. Se Prometheus, con tutti i suoi difetti oggettivi, era stato perlomeno in grado di fornire motivazioni diverse ai protagonisti per morire, AlienCovenant replica le sequenze della serie, soprattutto del primissimo film, in nome del citazionismo più ridondante. Gli umani che compaiono in Alien: Covenant sono utili alla saga di Alien come i fazzoletti sporchi, alcuni meritano persino di morire per le scelte inaccurate che compiono. A farla da padrone sono le nuove forme aliene nate dalla nociva melma nera, ammirabili per la loro pallida purezza maculata di rosso sangue.

SCIO ERGO SUM

Questo film è un nuovo ingranaggio che sta nel mezzo di un grande meccanismo già collaudato, una rifinitura, più una miglioria fine a sè stessa che un upgrade vero e proprio. Un po’ come il .5 degli smartphone. Ridley Scott, da Creatore qual’è, ha espanso i temi della saga sul versante delle grandi domande esistenziali, facendoli diventare non solo ambientati nell’universo ma anche universali con Prometheus, che di buono aveva proprio lo spaesamento dato dal cambio di rotta. La sua decisione è stata quella di giocarsi le carte…scoprendole.

Alien: Covenant vuole essere sia un seguito di Prometheus che una toppa da mettere sullo stesso. La sua campagna d’annuncio è stata tutta incentrata sul filone de “vi faremo rivedere gli Xenomorfi, tranquilli e state buoni“. La premessa è stata mantenuta, gli Xenomorfi ci sono e finalmente scopriamo per filo e per segno la loro origine. Ma non è che ce ne fosse bisogno.

Mano a mano che le domande trovano risposte, e nuove domande vengono poste, il fascino per il noumeno viene riposto. E’ come se Scott, immedesimandosi negli obiettivi dei protagonisti di Prometheus che volevano scoprire la verità sulla nostra origine, abbia voluto rimediare alla loro malaugurata sorte, fornendo a noi tutte le spiegazioni. Neanche troppo chiare e un po’ raffazzonate.

Nessuno dovrebbe conoscere del tutto i propri idoli.

DIO È MORTO

Mentre nei vecchi episodi di Alien Ellen Ripley era la protagonista attorno alla quale ruotavano gli eventi, nella nuova saga il personaggio più inspessito è il sintetico David, interpretato da un glaciale Micheal Fassbender. Ammaliante nei modi, sadico e malvagio nelle azioni. Ridley Scott sugli intenti della pellicola ci ha visto giusto: se l’umanità è una piaga senza scopo e futuro, rifiutata dai propri creatori e incapace di eguagliarli,  perchè una creazione dell’uomo, immortale come il Dio che essi venerano, dovrebbe sottostare ai loro voleri? Su tutte le storture di Alien: Covenant, David giganteggia nel ruolo di distruttore e divinità; la razza superiore che scaglia i suoi fulmini oscuri per sterminare le specie più deboli. Un personaggio che fa da filo conduttore, il vero colpo d’horror del film.

VERDE COME LA FINZIONE

Se a livello di sceneggiatura siamo allo stato confusionale, il resto del film raggiunge uno delle vette più elevate della saga. La regia è solida come un macigno e il montaggio (del nostro Premio Oscar Pietro Scalia) è rigoroso, stiamo pur sempre parlando di Ridley Scott, mentre il comparto artistico di luci, scenografie, suoni e musiche ci lascia incollati davanti allo schermo. Tutto è dominato dal verde alieno, alienante. Solo due sequenze di Alien: Covenant sono veramente memorabili. Una è sublime per la sua compostezza e messa in scena, con due mostri di bravura come Guy Pierce nei panni di Weyland e lo stesso Fassbender a cimentarsi in un’asettica dialettica. L’altra è tra lo splatter e il terrore tangibile: un susseguirsi di azioni e splatter al cardiopalma. Da quel momento in poi troppi dislivelli che fanno di Alien: Covenant nient’altro che un film accessorio. Ma proprio per questo destinato ad avere un seguito.



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LA NOSTRA PAGELLA: 7/10

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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3 Risposte

  1. Orzo Nimai ha detto:

    *Cacata
    anche se, non essendo una cacata senz’appello, forse boiata ci sta meglio

  2. luciano rizzi ha detto:

    riecheggia tagliente, risolutiva e , pur se datata e inflazionata, la ancora insuperata battuta del Rag. Fantozzi: “una Boiata pazzesca!”

  1. 16 giugno 2017

    […] il grande successo in tutto il mondo di Alien: Covenant – il nuovo film di Ridley Scott che getta nuova luce sulla genesi degli xenomorfi – e la […]

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