Recensione Cinecomic: Lo chiamavano Jeeg Robot

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Regia Gabriele Mainetti
Paese – Anno – Durata Italia – 2015 – 118 minuti
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura Nicola Guaglianone e Roberto Marchionni
Produzione Goon Film e Rai Cinema
Genere Azione, fantascienza, drammatico e supereroi

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LO CHIAMAVANO CINECOMIC

Perchè Lo chiamavano Jeeg Robot dovrebbe definirsi un cinecomic? Non prende spunto da un fumetto esistente, è vero, ma è stato già realizzato un albo ispirato e la sua struttura appartiene al filone di film con protagonisti i super eroi che sono divenuti le nuove icone generazionali. È una produzione tutta italiana, con regista e cast nostrani, ambientato nella città di Roma.

12509023_2484939235126844_591813331300123134_nLo chiamavano Jeeg Robot è un film di Gabriele Mainetti, già attivo con due cortometraggi ispirati a fumetti: Basette e Tiger boy rispettivamente riferiti a Lupin III e a L’uomo tigre. Soggetto e sceneggiatura sono stati scritti già nel 2010 ma si è dovuto aspettare il 2015 perchè il film vedesse la luce, reo di essere una novità nel panorama italiano ancorato alle commedie e ai volti dei comici, al cinema degli autori velleitari e alle produzioni televisive.

Proprio in questo florido periodo per le figure degli eroi in costume al cinema, sorge l’alba di un super eroe anche nel nostro paese: Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), un ladruncolo di Tor Bella Monaca in fuga dalle forze dell’ordine dopo aver rubato un orologio di valore nella zona di Trastevere. Messo alle strette, si getta nel fiume per mettersi in salvo; scampato alla cattura entra per sbaglio in contatto con una sostanza radioattiva. La melma nera gli conferirà dei super poteri e la vita di Enzo cambierà per sempre.

Er buio. Quello doveva esse il mio destino. E invece no.
“Enzo Ceccotti”

DA UN GRANDE POTERE…

12717277_2492621724358595_3884739312965518680_n…derivano grandi guadagni! Il film non racconta la parabola di un uomo maldestro ma di buon cuore bensì di un asociale squattrinato, sessualmente frustrato che, non appena si rende conto di avere una forza sovrumana, rapina un Bancomat. Il suo cammino verso l’eroismo verrà guidato da Alessia (Ilenia Pastorelli), giovane vicina di casa con un passato di terribili abusi subiti che tenta di rimuovere chiudendosi in una realtà immaginaria, legata all’anime di Jeeg Robot d’acciaio.
Proprio il manga di Go Nagai diviene motore dell’azione, a partire dal richiamo nel titolo. Gli appassionati troveranno in molti momenti della pellicola omaggi all’opera originale. Come ogni eroe che si rispetti, anche Enzo dovrà vedersela con la sua nemesi: lo Zingaro (Luca Marinelli) un criminale di periferia che sogna di uscire dall’anonimato e diventare una celebrità, rispettato dai piani alti della criminalità e temuto dal popolo. Un uomo sofisticato, appassionato di canzoni italiane anni ’80 ma capace di imprevedibili scatti di violenza estrema. Lo chiamavano Jeeg Robot segue il canone della nascita del super uomo con un’evidente citazione alle origini di Spider-Man: inizialmente il protagonista sfrutta le sue capacità per il proprio tornaconto e solo in seguito capisce di doverle utilizzare al servizio della comunità. Per questo motivo, molti esperti lettori del filone superomistico proveranno un senso di già visto nella scansione delle fasi della storia, ma il film è tutt’altro che banale.

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Ma te sei un super eroe, mica poi andà a rubà. C’è un sacco de gente da salvà.
“Alessia”

UNA STORIA D’AMORE

I personaggi raccontati vivono ai margini della società e agiscono in un contesto esasperato, si muovono al di fuori delle convenzioni collettive e si allontanano da forme stereotipate. Quello che nasce tra Enzo e Alessia è un sentimento profondo, raccontato con pennellate delicate. All’inizio è la ragazza a seguire Enzo, ad essere dipendente da lui, ma col prosieguo degli eventi la situazione si ribalterà e sarà il super uomo a essere determinato dalla sensibilità di Alessia. Lo chiamavano Jeeg Robot non è solo un film d’azione, ricco di momenti di puro pathos tra sparatorie, risse e vicende da gangster story che non hanno nulla da invidiare a Martin Scorsese, ma soprattutto un’indagine sul rapporto che l’individuo stabilisce con gli altri e di come cerchi di essere accettato.

12140713_2457905677830200_94492499698042590_nEnzo rifiuta gli affetti ma la sua si rivela più una goffa timidezza che una vera e propria misantropia. Anche il malvagio Zingaro è un egocentrico in cerca di attenzioni, una vittima del sistema, certamente folle, che agisce in modo barbaro ma, nel profondo, rispecchia quell’eterna insoddisfazione di ognuno di noi. Tutti abbiamo sempre desiderato ricevere dei super poteri e spiccare tra la massa. Il film ci spinge a chiederci cosa farebbe una persona qualsiasi se si trovasse in possesso di un simile dono.

T’ha mozzicato un ragno? Un pipistrello? Sei cascato da n’altro pianeta?
“Lo Zingaro”

CORRI, RAGAZZO LAGGIÙ

Il film riprende i canoni del genere americano e li fonde nel nostro entroterra culturale.12662629_2490005094620258_2167488262305639108_n Ideale la scelta di mantenere un marcato dialetto romanesco senza nulla togliere alla comprensione dei dialoghi, liberi dal bisogno di sottotitoli alla Gomorra e quindi accessibili anche ai non romani. A tal proposito c’è da segnalare la presenza di Salvatore “Genny” Esposito, qui ridimensionato a guardaspalle della boss camorrista (no, non lo dice “Sta senz pensier”) in una sorta di simbolico riappropriazione dello scettro del comando da parte dei “buoni”. Dopo il successo clamoroso e meritato delle serie dedicate a criminali incalliti, specchio del male che ci circonda e che accettiamo, è il momento di tornare a parlare degli eroi. Un ruolo difficile da interpretare. Come lo è resistere al fascino sinistro di Marinelli, un villain che entra di diritto nella storia dei cattivi. Il bello del film è che può adattarsi a qualunque tipo di pubblico: italiano o estero.

Lo chiamavano Jeeg Robot è un prodotto che non rinnega di provenire da un passato stratificato di storie e di trame. Il rischio in cui incorre è di risultare prevedibile in alcuni punti. Un altro difetto è il non poter competere a livello di effetti digitali con le mega produzioni americane e qualche combattimento è squilibrato (Enzo è in grado di sfondare un muro di pietra a pugni ma quando colpisce uno scagnozzo dello Zingaro gli fa uscire solo un po’ di sangue) ma è veramente cercare un pelo in un uovo. Le scene in cui il sangue schizza ce ne sono eccome e hanno una potenza visiva efficace.

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Personalmente ho scelto di lasciarmi coinvolgere dalla trama e dall’ambientazione che vivo da vicino, essendo della periferia est di Roma, e ammetto che è uno spasso far caso anche a piccoli dettagli appartenenti alla nostra realtà italiana inseriti in un contesto con persone dotate di super poteri, come le divise degli agenti o le opere dei writer sui muri delle borgate. Ora possiamo godercela anche noi come gli spettatori americani.

Il film riesce a crearsi una propria identità e si ritaglia il proprio posto nella cinematografia, oltre che nel cuore degli spettatori. Per quello che rappresenta, per il momento storico in cui è uscito, per come è stato diretto e interpretato è un film ben oltre la media e possiede molte chiavi di lettura, riuscendo allo stesso tempo a divertire per tutta la sua durata. Ne avevamo proprio bisogno.

– Qua se arriva er giorno delle tenebre succede n’macello.
– Il giorno de che?
“Alessia e Enzo”

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Fonte immagini: Facebook

LA NOSTRA PAGELLA: 8.5/10

Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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2 Risposte

  1. 13 aprile 2016

    […] Lo chiamavano Jeeg Robot, il film di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli, torna al cinema dal 21 aprile con Lucky Red. […]

  2. 14 aprile 2016

    […] uomo che riceve dei super poteri e si trova a combattere contro una banda di criminali di borgata. Qui trovate la nostra […]

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