Recensione Cinecomic: Oltre le nuvole, il luogo promessoci

Regia Makoto Shinkai
Paese – Anno – Durata Giappone, 2004, 91 minuti
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura Makoto Shinkai
Produzione ADV Films, CoMix Wave
Genere Fantascientifico, drammatico

Dynit e Nexo Digital offrono agli spettatori italiani l’opportunità di fare la conoscenza di “Oltre le nuvole”, film d’esordio del sempre più celebre regista nipponico Makoto Shinkai. Inserito nel filone “Nexo Anime” affiancato ad opere dal sapore decisamente più commerciale e di ritorno dal successo mondiale riscosso dal recente lungometraggio animato “your name”, in questo film il creativo giapponese fa qualche ovvio passo indietro incontrando la volontà di sperimentazione – e, in alcuni frangenti, la sfacciataggine – tipica delle opere prime.

UN GIAPPONE ALTERNATIVO E UNA PROMESSA

Iniziamo col dire che probabilmente questo è il lungometraggio di Shinkai che più di tutti soffre di eccessi di ingenuità sia sul lato prettamente narrativo che su quello più propriamente estetico, ma se non altro dimostra anche come l’autore sia riuscito a migliorarsi negli anni successivi. Datato 2004, ma arrivato in Italia solamente oggi per un evento cinematografico limitato ai soli 11 e 12 Aprile 2017, la pellicola danza con qualche difficoltà tra un’ambientazione fantascientifica e l’attenzione per introspezione tipica del cinema d’Oriente, allontanando con forza la giocosità e il ritmo narrativo incalzante dell’ultimo successo dell’autore. “Oltre le nuvole” è una storia di matrice quasi distopica che sullo sfondo di un Giappone diviso e di un’amicizia fra giovani studenti inscena il più classico dei cliché romantici parlandoci di un triangolo lui/lei/lui che, (s)fortunatamente, funge solamente da veicolo per proporre psicodrammi fatti di frasi stucchevoli, carrellate su panorami mozzafiato (ma caratterizzati da un gelo quasi sintetico) e un comparto tecnico che paga, al giorno d’oggi, ogni singolo anno che lo separa dai successivi lavori dello stesso autore. Diviene chiaro fin da subito che i lunghi dialoghi atti a spiegare le circostanze e a tratteggiare gli elementi futuristici infilati qua e là non sono altro che riempitivi fra le (poche) scene emozionanti che approfondiscono la fragilità e l’estrema solitudine che attanaglia i giovanissimi protagonisti; frame di una pellicola che, da soli, riescono a risultare evocativi e a tenere alto l’interesse, grazie anche ad un commento musicale all’altezza della fama del regista, ma che paradossalmente faticano a coinvolgere veramente lo spettatore nelle vicende narrate o a fargli provare il bruciore di quei sentimenti urlati dai protagonisti, perennemente in preda ad un malessere adolescenziale che non viene meno nemmeno durante l’età adulta, quando i nodi sembrano venire al pettine solamente riunendo il trio e riportando lo status quo.

Dimenticando per un attimo il fascino quasi sospeso degli scorci di vita rurale contrapposti all’elemento onirico, presente anche nella stravagante minaccia rappresentata da improbabili torri capaci di bucare il cielo, ci si accorge che le dinamiche relazionali e i sentimenti rimangono i veri e unici attori di una pièce di ispirazione fiabesca (sarà impossibile non pensare a La Bella Addormentata) a tratti fin troppo sfacciatamente autoriale, e che proprio a causa della sua lentezza e del ritmo scostante potrebbe finire per deludere coloro che si recheranno al cinema ricercando la freschezza giovanile e la sofisticatezza tecnica del film trainante.
Proporre il lungometraggio d’esordio di Makoto Shinkai allo stesso pubblico che solamente qualche settimana prima ne apprezzava l’ultima opera potrebbe essere considerata una mossa azzardata, se non addirittura controproducente, ma evidentemente i distributori italiani hanno voluto battere ferro finché caldo, ed è praticamente scontata la riproposizione dello stesso nel ben più remunerativo formato home video nei prossimi mesi, sempre a cura del distributore bolognese Dynit. Da segnalare, inoltre, un doppiaggio italiano caratterizzato da interpretazioni generalmente troppo enfatiche (specie per quanto riguarda i ruoli femminili) e poco incisive, decisamente al di sotto della qualità media a cui questo distributore ci ha abituato, in particolare guardando alle numerose serie d’animazione giapponese destinate alla televisione curate proprio dal medesimo staff tecnico.

LA NOSTRA PAGELLA: 6.5/10

Majkol "Zaru" Robuschi

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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