Recensione Cinecomic: Rogue One – A Star Wars Story

Regia Gareth Edwards
Paese – Anno – Durata USA – 2016 – 133
Stagioni/Episodi
Sceneggiatura Chris Weitz – Tony Gilroy
Produzione LucasFilm
Genere Avventura/Fantascienza

[NO SPOILER]

TANTO TEMPO FA IN UN CINEMA LONTANO LONTANO…

Quando la Disney acquistò la proprietà di una delle 3515celeberrime saghe, ma che dico, la più celebre saga della storia del cinema, a qualcuno prese un coccolone: “Vuoi vedere che adesso Star Wars continuerà?” ci dicemmo davanti al focolare, accarezzando i manici delle nostre spade laser con lama di plastica illuminata al neon. Così avvenne. Episodio VII: il risveglio della Forza, al comando di JJ Abrams, fece ritornare Luke Skywalker, Han Solo e Rey. una nuova eroina prescelta dalla Forza, tutti schierati contro il Lato Oscuro, alleato di un bimbominkia bruttino e di un Signore Oscuro ancora celato dietro un depistante ologramma. Fu una pappardella di buoni sfigati ma belli contro malvagi schiacciati da un senso di inadeguatezza nei confronti di chi li ha preceduti, come del resto l’intero film. Ma Disney non si fermò ad un nuovo triello; per incollare gli spettatori alle poltrone diede alla luce uno spin-off, ambientato tra la seconda e la prima trilogia. Rogue One: a Star Wars Story di cui appunto vi vado a parlare. Perché merita qualcosa da dire.

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SIAMO A CASA

Se Episodio VII riusciva a cavarsela puntando sul fattore nostalgia, Rogue One vince a mani basse trasportandoci nella galassia ancora sotto il giogo dell’Impero. I soldati cloni pattugliano le strade, gli Star Destroyer oscurano le lune dei pianeti e le voci su una terribile arma finale si fanno sempre più certe. I Jedi sono scomparsi, la Forza è appannaggio di pochi sacerdoti ritenuti degli ingenui fanatici, la Ribellione non riesce ad essere decisiva nella guerra contro gli oppressori. In questo scenario gli eroi non nascono, lo diventano per necessità, per vendetta o per ideale. Così accade a Jyn, Cassian e a tutti gli altri protagonisti del film, sopravvissuti al dolore che l’Impero ha portato nelle loro vite per agire all’ombra di un bene più grande. La loro missione sarà quella di espugnare le difese imperiali per venire in possesso dei piani di progettazione della temibile Morte Nera. Una storia narrata in poche righe nel prologo de Una Nuova Speranza oggi sviscerata nei dettagli.

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LA VERA ALLEANZA RIBELLE

I film canonici ci hanno abituato a simpatizzare per eroi carismatici come Luke, eletto portatore di speranza dal destino, il pirata dal cuore d’oro Han che conquista l’amore della principessa Leila, tutti personaggi dorati, graziati dalla bianca luce della sceneggiatura. Rogue One ci racconta di quelli che passano in secondo piano nello svolgersi di una guerra, quelli che si sporcano le mani, coloro che esitano lì dove gli eroi trovano sempre la soluzione migliore. E lo fa usando il tono del war movie sporco e tumefatto, con scene di guerriglia e sparatorie anche piuttosto dure per un film di Star Wars.

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L’Alleanza Ribelle esce dal contesto favolistico e diventa pragmatica, disposta a giocare con gli stessi mezzi dei propri avversari, conscia di quello che c’è da perdere e da sacrificare. I protagonisti sono reietti, isolati nelle loro caratteristiche che gli impediscono di divenire leggende anche in un ottica narrativa. Sono i mediani della galassia, ma trovano vigore nel gruppo unito. Nell’idea di rivalsa che rappresentano.

Rogue One riesce quindi nell’impresa di farci tornare al glorioso passato della serie senza doverci soffocare con fan service forzati, e ne troverete di spettacolari, con la ciliegina dell’immenso Darth Vader capace, in pochi minuti, di confermarsi l’icona immortale che conosciamo. La storia ha i suoi punti deboli di gestione: una prima parte che fatica a ingranare, qualche dialogo frettoloso e alcuni personaggi tiepidi, ma il risultato finale, con una battaglia tra le più epiche mai viste nella storia della serie, rimane impresso a fuoco nella mente dello spettatore.

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Anche se non apprezzerete la pellicola, non potrete rimanere indifferenti al suo fascino alternativo. Meritevole l’aver saputo spiegare alcuni punti morti della trama della prima trilogia, impresa che fa di Rogue One un vero e proprio episodio canone. Che la Disney e i fan militanti lo vogliano o no.

GLI EROI LASCIATI INDIETRO

Le invenzioni artistiche di Rogue One non sono rilevanti data l’ambientazione in un periodo storico già approfondito. I pianeti selezionati per far scorrere le vicende non sono nulla di nuovo e si uniscono al tran tran dell’alternarsi di stagioni e variazioni atmosferiche che abbiamo già visto. Tuttavia alcune sequenze colpiscono l’occhio, come la dimostrazione di potere della Morte Nera, carica di potenza visiva tale da far combaciare iconografia e nuove tecnologie digitali. Rogue One è un film bellico e di fantascienza in cui la Forza scorre flebile, perlopiù sembra un’invenzione mistica arrugginita.

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L’eroismo è nelle mani di Gareth Edwards, regista rigoroso che dirige una visione compatta, nient’affatto scanzonata dell’universo di Lucas e di Micheal Giacchino, professionista di colonne sonore in grado di imporre una sensibilità drammatica all’azione su schermo. Niente di indimenticabile, ma con Star Wars sarà sempre così. Tutto quello che sfiora il mito è pulviscolo, mai all’altezza, così come i personaggi che animano Rogue One, impotenti di fronte alle sculture marmoree di Darth Vader e Leila Organa, ma fautori di un’impresa cruciale per il destino di coloro che verranno ricordati in eterno. Nel mio cuore di fan ho trovato uno spazio per i meravigliosi occhi di Felicity Jones.

La grande storia si è dimenticata degli eroi lasciati indietro. Noi non lo faremo.

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Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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