Collezionismo: La donna fatale

LA FATALE 41!

album figurine 36-600x600Da qualche anno il brillante mondo del collezionismo di alto profilo ha trovato il suo giusto riferimento. Come per ogni cosa preziosa che si aggira su questo bel pianeta, c’è un’istituzione pronta a valorizzare al massimo i gioielli della quale arte sovrintende, fumetti e affini inclusi. La casa d’aste Little Nemo (nome di per sé già fortemente evocativo), ubicata nel centro di Torino, è il faro sempre acceso per ogni collezionista che navigando a vista rischia di essere spazzato fuori rotta dalla marea nera di furbastri o cattivi affari. Da oltre 20 anni si distinguono per l’eccellenza del materiale selezionato, per l’esperienza dimostrata, per la serietà e professionalità indiscutibile. La 32° asta, tenutasi sabato 21 marzo 2015, ha nuovamente messo in evidenza l’eccezionalità del materiale proposto, non limitandosi ai fumetti o alle tavole originali, ma piuttosto ha riportato alla luce quell’arte dove noi italiani abbiamo primeggiato per decenni, quella troppo spesso relegata ad una fascia minore, quella che volgarmente abbiamo chiamato pubblicità o illustrazione. Questo settore, prolifico di veri geni, ha lasciato un trascorso grafico senza pari, dai caroselli, ai libri per bambini, alle copertine di dischi, alle locandine dei film, alla comunicazione pubblicitaria, al packaging e alle care figurine. Le figurine appunto. Forse non è proprio la spazio giusto dove parlarne, ma certi segni ho imparato a non trascurarli, specialmente se hanno quel brillio speciale che illumina i ricordi. Sono un collezionista da molti anni, uno di quelli che se potesse li vorrebbe tutti, uno di quelli che cuce i due grossi periodi in cui le figurine sono passate dalla colla ad essere autoadesive, uno di quelli che soffre se vede un album dove mancano dueimages figurine. Ma lasciatemi perdere, un giorno sarà catalogata pure questa fobia tra i libroni degli psicologi che tutto sanno degli altri (e che lo crediate o no me ne starò in grande compagnia). Districarsi nella giungla del collezionismo degli album di figurine è un’avventura divertente, allucinante, misteriosa, altalenante, intrisa di stupore e spontaneità stupefacente. Da giovane, alle prime armi, forte solo dei pochi album ereditati dall’infanzia e dall’adolescenza ho conosciuto un caro amico, che adesso non c’è più, una persona squisita, paziente, appassionata, onesta e molto più grande di me. Abbiamo discusso interi pomeriggi a proposito del nostro comune interesse, ho imparato a distinguere un bel po’ di cose, soprattutto quelle che solo l’esperienza diretta riesce a selezionare. Inizi col tempo a vedere che non tutte le raccolte sono uguali, che all’interno delle raccolte stesse esistono figurine difficili, poi ci sono quelle rare, quelle impossibili e per ultimo quelle che trovano la collocazione direttamente tra leggenda e fantasia. Sì, esistono pure figurine così, delle quali non è autenticata neppure l’esistenza, ma che un album o una raccolta le menziona con un numero o uno spazio vuoto. Vi chiederete qual è questo santo Graal dei rettangoli di carta, così come ingenuamente ho fatto io, la risposta non potrà che essere una, lei, la numero 41.

 UN BACIO PER TOPOLINO

La figurina in questione campeggia prepotente sulla copertina del catalogo della mostra, (catalogo ordinabile o scaricabile gratuitamente dal sito www.littlenemo.it) come fosse una cosa normale, un vessillo dal quale si ordina il rispetto, un codice internazionale che perentorio urla “Sono arrivata!”. Eccola finalmente, se da una parte se ne metteva addirittura in discussione l’esistenza, dall’altra la tenebrosa via dei conservatori ce la restituisce piena di vita e calda nella sua rappresentazione. La figurina è la numero 41, denominata “La donna fatale”, apparteneva al Concorso figurine premio Topolino Elah, del 1936, quando era consuetudine trovarne dentro i prodotti marchiati Elah, Pernigotti, Combi, Galbani, Mondadori. La consegna di 200 di questi albi completi dava diritto al premio più ambito: una Fiat 500 ribattezzata “Topolino”. La leggenda vuole che all’interno della raccolta fossero state inserite delle figurine più rare di altre come la 7 Timmy, la 10 Paolino, la 18 Il gigante, 21 La chioccia, la 51 le figurine di Bisquit, la 95 l’avvocato difensore e naturalmente lei, “la donna fatale”. Pensata sulle straordinarie fattezze dell’attrice Greta Garbo, l’illustrazione si focalizza sul tenero scambio di un affettuoso bacio nei confronti di un imbarazzato e estatico Topolino. Da tempo la collezione viene considerata completa anche senza di lei, ma ora tutto deve essere ridisegnato. Se vi state chiedendo alla fine di tutto questo discorso quanto vale, eccovi accontentati, valore stimato con una forbice che oscilla tra € 3800 e € 6000. Avete letto bene. E ho controllato le aggiudicazioni d’asta: è stata venduta.

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Topolino [MiniFumetto]: 1
Topolino. 80 anni insieme
Topolino nella valle infernale
In giallo
Le più belle storie horror

Editore Elah
Autori Vari autori
Prima pubblicazione 1936
Prima edizione italiana 1936
Formato cm 4 x cm 6,5
Numero pagine nessuna
Poster nessuno
Adesivi nessuno
Gadget nessuno
Reperibilità
Quotazione € 3800/6000

COSA DEVI SAPERE:

Escludete la possibilità di ritrovare questo rettangolino tra le cose della nonna o in qualche mercatino di quartiere o periferia. La celebre figurina, famosa almeno al pari del "feroce saladino", è ricercata dagli appassionati già nel periodo ante guerra. La sua leggenda è cresciuta a dismisura creando la convinzione che fosse solo una favola. Da anni si vocifera nell'ambiente che lo stesso signor Panini (uno dei tre fratelli), quello delle più famose figurine e grandissimo collezionista, ne avesse due. Lascio a voi sognare il colpo della vita, la scoperta del tesoro di carta, la libertà di immaginarlo solamente. Ora siete avvertiti.

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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