Recensione Game: Resident Evil 7 – Biohazard

Editore/Distributore Halifax
Autore/Sviluppatore Capcom
Genere Survival horror in prima persona
Anno di pubblicazione 2017
Numero giocatori 1
Durata media
Contenuto della confezione
Prezzo 60,00 euro

Parlare di Resident Evil 7: Biohazard è un po’ come discutere dei reboot delle storiche serie TV di cui basta solamente il nome per far immeditatamente riaffiorare i ricordi di un passato giudicato (spesso ingiustamente) migliore. Ah, la nostalgia che ci attanaglia quando ritornano alla mente battute storiche come “You were almost a Jill Sandwich!”! Eppure oggi ci tocca scuotervi dal torpore dell’infanzia o semplicemente degli ingenui anni ’90 all’insegna “della playstation” per parlarvi del seguito diretto di quel Resident Evil 6 che solamente qualche anno fa ci trasportò in universo sull’orlo del baratro, in una tripletta di episodi dedicati ad altrettanti patinati eroi, protagonisti di epidemie zombi, improbabili scene d’azione e testimoni di apparizioni di parenti spuntati dal nulla, da buon canovaccio da telenovela brasileira di quarta categoria. Insomma, bisogna dirlo: dal lato prettamente qualitativo, la serie, non se la stava passando benissimo. Anche al netto dell’ottimo successo commerciale trainato dal nome del sesto episodio. L’unica soluzione avvallata dagli sviluppatori di casa Capcom sembrava quella di diramare l’immaginario del franchise verso direzioni differenti, creando spin-off come Resident Evil Revelations, per gli amanti delle atmosfere horror, e Umbrella Corps. per coloro più interessati alla cooperazione online in conflitti bellici a base di mostruosità assortite. E la serie principale?

Ci pensa, insomma, Resident Evil 7: Biohazard a buttare le fondamenta per creare qualcosa di nuovo (e soprattutto ancora credibile), abbracciando gli stilemi e la tradizione dei primi episodi per console a 32bit e filtrando il tutto attraverso gli occhi della prima persona, una scelta che ha fatto gridare allo scandalo quelle stesse persone che, indignate, rimasero a bocca aperta nel constatare che Resident Evil 4 aveva abbandonato le telecamera fisse e gli sfondi pre-renderizzati. E sapete una cosa? Il tutto funziona dannatamente bene. E qualcuno dovrebbe fare i compiti e giocarsi Gun Survivor.

Resident Evil 7: Biohazard si avvale, infatti, di un gameplay in grado di strizzare l’occhio sia ai giocatori più giovani, magari abituati a formule ludiche come quelle viste in Outlast o Amnesia, sia agli appassionati della prima ora, quelli che ancora sognano di poter giocare nei panni di Elza Walker in quel prototipo di Resident Evil 1.5 mai giunto alla luce (almeno per vie ufficiali). Può sembrare strano, ma nonostante il tutto proceda su binari tutto sommato figli delle tendenze videoludiche degli ultimi anni – nonché dell’avanguardia tecnica -, questa settima iterazione dimostra di avere le radici ben piantate in un familiare immaginario dove il numero di porte da aprire con chiavi tematiche e la tensione che si prova a girare ad ogni angolo buio è incredibilmente simile a quella che provammo nel lontano 1996. La narrazione curata da Richard Pearsey (Spec. Ops: The Line, F.E.A.R.) sembra slegata dal convoluto avvicendarsi di misteri e intrighi fantascientifici a cui la serie ci ha abituato, proponendo un intreccio con nuovi volti e situazioni pescate un po’ dai Raimi e Jackson di una volta, un po’ dall’estetica marcescente di The Texas Chainsaw Massacre e The Blair Witch Project, il tutto senza dimenticarsi di trattare anche il lato umano della vicenda: dietro una mattanza si cela comunque un’intenzione, e questa non può che aver avuto origine dall’animo di una persona. Cosa o chi può aver spinto la famiglia Baker a rapire Mia e a inseguire Ethan, il protagonista, proiettandolo in una spirale di visioni sempre più bizzarre e truculente? Un quesito che accompagna le prime ore di gioco, ma che viene fortunatamente svelato in tutta la sua tragica drammaticità nelle ultime ore di gioco, senza indugiare in facili pietismi e senza avvalersi di lunghe cinematiche messe lì a spezzare l’azione. Praticamente l’anti-videogioco contemporaneo. Certo, alcuni passaggi della sceneggiatura in qualche modo stridono tra loro, d’altronde le fonti d’ispirazione sono davvero tante, ma alla fine il tutto viene equilibrato da delle atmosfere e da un impianto ludico che non ha bisogno di presentazioni: questo è il survival horror di Capcom. Questo è chiaramente un Resident Evil. La software house giapponese ha inoltre già in serbo per noi un numero importante di contenuti addizionali a pagamento (e alcuni addirittura gratuiti!) che verranno distribuiti nei prossimi mesi, quindi chiunque non fosse rimasto del tutto convinto una volta giunto ai titoli di coda avrà pane per i suoi denti. Per chi si “accontenta”, invece, rimane fin da oggi un videogioco dal ritmo sostenuto, con una prima parte votata all’esplorazione e un climax che culmina nel più classico scontro ad arma da fuoco, senza fortunatamente toccare gli scenari di masturbazione “Hollywoodiana” visti in alcuni frangenti di Resident Evil 6 (qualcuno ha detto campagna di Chris Redfield?) o i sempre meno credibili capitoli della saga cinematografica, che a breve terminerà con l’ultimo lungometraggio diretto sempre da Paul W. S. Anderson. Si tratta in ogni caso di azione ragionata, anche se estremamente mortificata dalla scarsa varietà di nemici che ci si troverà ad affrontare fra un corridoio e l’altro di location fatiscenti, domestiche e paludose. E ovviamente la lista finisce qui, perché sarebbe davvero ingiusto cadere nello spoiler. Sappiate solo che i cliché della saga sono tutti rispettati.


Universi paralleli: dalle pagine DC Comics alla pellicola cinematografica!

Per quanto Resident Evil possa vantare diverse pubblicazioni sotto etichetta Wildstorm, sussidiaria di DC Comics, nel momento in cui scriviamo l’universo espanso della serie Capcom non sembra essere interessato a farsi valere nell’ambito fumettistico. L’ultima incarnazione arrivata proprio nelle fumetterie statunitensi è datata 2011 e seguiva gli eventi raccontati in Resident Evil 5, ma con protagonisti personaggi originali. Allo stesso modo, la serie cinematografica ispirata al marchio Resident Evil si è evoluta parallelamente al videogioco in sei lungometraggi interpretati dall’iconica Milla Jovovich, ritrovando al suo interno alcuni dei volti principali della serie videoludica. I produttori giapponesi hanno comunque proposto agli appassionati più sfegatati diversi film realizzati in computer grafica con protagonisti proprio gli eroi dei videogiochi, nelle loro vesti più fedeli possibili all’aspetto sfoggiato nelle avventure guidate dallo stick scattante del joypad, culminando in Resident Evil: Vendetta, lungometraggio in arrivo nelle sale cinematografiche nipponiche la prossima primavera. Secondo Capcom questo film avvicinerà il marchio agli appassionati di animazione tradizionale grazie all’apporto di Makoto Fukami, già sceneggiatore di Psycho-Pass, serie animata di grande successo prodotta da Production I.G., arrivata in Italia grazie all’editore bolognese Dynit.


Infine una veloce analisi del comparto tecnico, sorretto in questo caso da un nuovo motore grafico chiamato (con molta originalità) RE Engine. L’estetica scelta per promuovere il titolo è inedita e figlia di un gusto per il realismo praticamente irrintracciabile nella storia recente della serie, da anni legata a stilemi e cifre cosmetiche da fumetto americano a tema super eroistico. Basta dare un’occhiata alla sobrietà del cast principale per accorgersi dell’estrema differenza che intercorre fra i canoni estetici utilizzati per raccontare quello stesso universo narrativo; Capcom ha voluto in ogni caso donare alla sua nuova “generazione di survival horror” una mise grafica assolutamente competente, apprezzabile soprattutto accoppiata ad una PlayStation 4 Pro, dove il gioco dà il meglio di sé in quanto a definizione e pulizia visiva. Il vero protagonista di questo capitolo di Resident Evil, tuttavia, è sicuramente il casco per la realtà virtuale di Sony, PlayStation VR, che nelle (dis)avventure di Ethan trova nuova linfa vitale e soprattutto un motivo di acquisto giustificatissimo: nulla è paragonabile a giocare a Resident Evil 7: biohazard in questo modo. Dimenticate qualsiasi altro videogioco horror abbiate mai giocato in precedenza, perché la sensazione di alienazione e claustrofobia provata in fase di testing semplicemente stando in piedi, da soli, nel soggiorno dei Baker, ascoltando il ticchettio dell’orologio e gli altri rumori ambientali, è una delle esperienze più agghiaccianti (e sorprendenti) che ci sia mai capitato di provare.


Resident Evil VII: Biohazard [PlayStation VR ready] – PlayStation 4
RESIDENT EVIL 7 BIOHAZARD PACK LENTICOLARE PS4
RESIDENT EVIL 7 BIOHAZARD PACK LENTICOLARE X-Box One
Resident Evil Origins Collection – PlayStation 4
Resident Evil Origins Collection X-Box One



LA NOSTRA PAGELLA: 8.5/10



Majkol "Zaru" Robuschi

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.