Recensione: American Monster #1

Editore SaldaPress
Autori Brian Azzarello e Juan Doe
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana Settembre 2017
Formato 16,8 x 25,6 cm cartonato
Numero pagine 120 a colori

Prezzo 14,90 euro

Fanculo la vittoria. Siamo qui per diventare ricchi

Noia e provincia. Fede e sangue. Abuso e vendetta. Credo che siano queste le tre coppie portanti del primo volume di American Monster di Brian Azzarello e Juan Doe, edito nel nostro Paese da saldaPress in un cartonato fuori collana, una storia torbidissima e vorticosa che pone le sue fondamenta su peccati di verso tipo, passando dalla violenza al disgusto.

MOSTRI AMERICANI

Theodore Montclare, reduce di guerra in Medio Oriente: un vero patriota, dicono. Peccato che di Patria, Fede e Giustizia si riempiano tutti la bocca, tranne lui. Lui sa che non fu per il Paese, ma per arricchirsi che andò a combattere. Il prezzo è l’essere diventato il mostro sfigurato che oggi è, temuto e emarginato da tutti. Siamo dalle parti di L’uomo senza volto di Mel Gibson, i cui toni emotivi e di riscatto oltre le apparenze sfociano però nel disgusto e nel ribrezzo per una società americana abbietta, insulsa, viscida. Theodore vuole punire. E vuole i soldi, certo. Si pone quindi come mina vagante fra le fazioni malavitose e non della cittadina in cui vive, fatta di gente ottusa con piccoli segreti e vizietti. Azzarello non risparmia nessuna cartuccia del suo revolver narrativo: violenza fisica e verbale, spaccio, regolamenti di conti, pedofilia, droga. C’è Felix, il capobanda sadico, Snow sua figlia (che è tutt’altro che candore e zucchero), Jimmy il reverendo fascista e l’uomo dell’altalena.

NARRAZIONE E COLORE

La storia di questo primo volume, devo ammetterlo, è lenta. Lenta e a tratti non chiarissima, con dialoghi a volte poco utili o stranianti, che fanno perdere la bussola al lettore (si vedano proprio le prime tavole, o le battute fra Snow e compagni di scuola). Lo storytelling, la scelta di ciò che viene rappresentato su carta, forse non riesce ad essere pienamente vincente all’inizio, ma comincia ad attirare nella sua rete solo dopo la metà del cartonato, quando si comincia a comprendere i motivi che spingono i personaggi ad agire. Nonostante questo, l’atmosfera da provincia malata statunitense è garantita da disegni e colore di Juan Doe, con questi toni languidi e caldi da tramonto per il giorno, e un verdastro mai abbastanza freddo per la notte. Su tutti poi spicca Theodore, l’American Monster, l’uomo dal cromatismo rosso lava che pulsa di rabbia e rancore, e che domina la scena con la sua fisicità. Un buon inizio, ora aspettiamo il seguito.

C4 MATITE:

Andrea Tondi

Filologo romanzo, vive nel suo mondo fatto di cavalieri e avventure mistiche nella foresta. Quando torna nel mondo reale, scrive di fumetti.

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