Recensione: Baby Death #1

Editore Prankster Comics
Autori Stefano Stanzione e Lorenzo Nicoletti
Prima pubblicazione 2017
Prima edizione italiana 2017
Formato
Numero pagine 28

Prezzo 5,00 euro

LA TRAMA

Un viadotto che serpeggia tra casupole di mattoni e comignoli fumanti. Due ruote sfrecciano sull’asfalto e in sella ad una moto, che sembra un Harley Davidson con il cupolino a forma di Unicorno, c’è una rockettara dall’aspetto aggressivo e dalle orecchie a punta, come quelle degli elfi. È Beatrix Dust, nata a Vallemuschio e figlia di un poliziotto corrotto e una madre tossico dipendente. Beatrix si è trasferita a Sputomarcio a 16 anni, con l’intento di sfondare nella musica Rock. In un locale conosce Steven, un ragazzo che si spaccia per un agente di una casa discografica. Steven inizia Beatrix all’uso dell’elodia, una droga raffinata dagli Elfi e presto il ragazzo si mette a spacciare per un criminale di nome Pedro Blanco. Tuttavia, dopo qualche tempo, Pedro accusa Steven di fare il doppio gioco con la polizia e lo uccide. Beatrix a questo punto viene a sapere che Steven era diventato davvero un informatore della polizia ed è decisa a vendicare la sua morte. Entra dunque in un’associazione di mercenari, “Il rospo giallo”, composta per lo più da reietti della società, decisi a far guerra alla Spirale, una task force criminale dove era inclusa anche la banda di Blanco. Con l’entrata nel Rospo Giallo, Beatrix diventerà Baby Death, una spietata guerriera dark rocker. Riuscirà Baby a vendicare Steven? Quali avventure aspettano la protagonista e il suo gruppo?

UNA STORIA DI RISCATTO E VENDETTA

Il primo numero di Baby Death, scritto da Stefano Stanzione, illustrato da Lorenzo Nicoletti e edito da Prankster, ci accompagna in universo oscuro e variegato, dove si incrociano creature fantasy, atmosfere dark e tematiche noir. L’albo è estremamente breve e rappresenta poco più che un introduzione. In poche pagine ci viene  raccontata la storia della protagonista e i motivi che l’hanno portata ad unirsi ai mercenari del Rospo Giallo. La vicenda che porta Beatrix a diventare Baby death è quella di una ragazza in fuga da un passato doloroso nel tentativo di realizzare i propri sogni, ma che ben presto si scontrerà con un evento tragico che la costringerà, addirittura, a rinascere sotto nuova forma, ormai svuotata, cinica e vogliosa di vendetta. Dal punto di vista del contenuto non c’è molto altro da dire di questo primo numero, che parte velocissimo ( forse anche troppo) e dispiega avvenimenti, idee e tematiche in modo molto rapido e sbrigativo. Proprio questa estrema contrazione della narrazione, se da una parte permette una  lettura davvero scorrevole e incalzante, dall’altra parte rende il tutto molto semplicistico e i personaggi appaiono un po’ piatti e poco caratterizzati.

FANTASY E HARD BOILED

Dal punto di vista grafico, il tratto di Nicoletti è aggressivo e dinamico, i personaggi e le ambientazione sono cupe e spigolose, i giochi di luce danno profondità alle scene e  tra le pagine si respira un’aria singolare tra l’urban fantasy e l’hard boiled. Il tentativo di mixare influenze e generi diversi risulta fortemente esplicito dalle scelte grafiche e dal design dei personaggi. Troviamo, infatti: elfi in giacca e cravatta, hobbit imprenditori, orchi poliziotti, mutanti cannibali con le sembianze di rottweiler, armi bianche, pistole e mitragliatori. Insomma, un vero melting pot che certamente esprime una gran voglia di sperimentare, stupire e divertirsi, ma che a volte può sembrare un po’ forzato e derivativo nei suoi riferimenti.

CONCLUSIONI

In conclusione, Baby Death è un albo introduttivo di due giovani autori, con una trama semplice e un po’ sbrigativa che cerca di coniugare influenze e riferimenti differenti, accompagnata da un comparto grafico dal tratto underground, spigoloso e dinamico.


Baby Death
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LA NOSTRA PAGELLA: 6/10



Matteo Marchetti

Filosofo per formazione ed educatore per professione, cresce a Dragonball, Final Fantasy e calcio di strada nella campagna piacentina. Appassionato di fumetti, cinema, videogiochi, letteratura e arte è sempre a caccia di nuovi stimoli su cui riflettere, dialogare e scrivere.

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