Recensione: Black Screen

Editore Shockdom
Autori Lucio Staiano, Giuseppe Andreozzi e Giovanni “Fubi” Guida
Prima pubblicazione 22 gennaio 2017
Prima edizione italiana 22 gennaio 2017
Formato 16 x 23 cm
Numero pagine 112

Prezzo 12,00 euro

Cosa accadrebbe all’umanità se una macchina fosse in grado di prevedere il destino di tutti? È la domanda che ossessiona Garret O’Daniel creatore dell’algoritmo alla base della tecnologia in grado di prevedere il proprio domani. E cosa accadrebbe alla nostra esistenza, se questa macchina ci rivelasse con esattezza il giorno della propria morte? È ciò che deve affrontare Frank Rosenthal quando riceve il proprio avviso di morte. Il Black Screen. Le strade di Frank e Garret si incroceranno con quelle di Brian e Amanda: lui, in possesso di una backdoor all’interno del sistema che gli permette di conoscere i destini di tutti; lei, sopravvissuta ad un terribile incidente stradale in cui ha perso la vita tutta la sua famiglia e ossessionata dall’idea della morte. Tutti nel tentativo disperato di cambiare il proprio futuro o forse di accettarlo. Ma lo Spoiler è solo una macchina e la macchina non è malvagia, non prevede perfettamente il futuro, sono gli uomini, suggestionati dalle previsioni, a renderlo ineluttabile. Da un’idea di Lucio Staiano, sceneggiato da Giuseppe Andreozzi e magistralmente illustrato da Giovanni Fubi Guida. Un graphic novel intenso, un viaggio nella psiche dei personaggi, con gli splendidi disegni di Fubi, grande nuovo talento del racconto per immagini.

BLACK SCREEN

Un tempo le domande esistenziali giravano intorno al passato della nostra specie. Chi siamo, da dove veniamo… dove stiamo andando! Oggi, il passato ha sempre meno rilevanza, il presente lo viviamo e siamo in grado di gestirlo; è il futuro la chiave di ogni cosa. Spaventoso, affascinante, ignoto futuro. Nero futuro. Black, come la schermata che ti annuncia che la tua vita sta per giungere al termine.

Black Screen, il graphic novel di Staiano, Andreozzi e Fubi, è una delle opere più positivamente inquietanti che abbia letto negli ultimi tempi. La trama, strutturata in maniera non lineare, è quanto di più simile a una riflessione filosofica che incontra la distopia del genere fantascientifico. Eppure, Black Screen, in un arco narrativo di poco più di cento pagine, presenta un mondo non lontano idealmente dal nostro. Garret, Frank, Brian e Amanda – i quattro protagonisti della storia – rappresentano la fragilità, la paura, gli interrogativi, la ribellione di un mondo che riscontriamo anche nella nostra vita.

Ognuno di noi, almeno una volta nel corso della propria esistenza, ha pensato al momento della propria morte. Nel mondo creato da Staiano/Andreozzi è possibile prevedere il proprio futuro. Attenzione! Non ci troviamo un un mondo perfetto, dove gli essere umani sono diventati una sottospecie di automi e accettano di buon grado la propria morte. No! Il momento cruciale di abbandono alla vita è presentato con una schermata nera, di cui accennavo poco sopra. Garret, figlio di un prete, è il vero motore della storia, sin dalle prime pagine.

Garret metaforicamente è la coscienza di ogni essere umano, è la figura che s’interroga sul cosa sia giusto e su cosa sia sbagliato. Per l’intera durata della storia, vedremo l’evoluzione del suo rapporto con la fede e con la figura paterna. Un dualismo che sarà il fulcro della trama senza mai diventare preponderante. Al termine della lettura, garantisco che i dialoghi (e le inquadrature, ma ci torneremo dopo) delle scene incentrate su Garret e suo padre sono le migliori sequenze dell’albo. Garret modella la sua fede e le sue credenze sulla volontà di eliminare l’imprevedibilità del fato, e plasma le sue idee attraverso letture come Dick e Asimov.

THE DAY THE WHOLE WORLD WENT AWAY

Black Screen è una buona storia in cui tutto il contorno tecnologico, e tutte le dinamiche di Spoiler (il sistema che rivela il futuro), personalmente passano in secondo piano. La bellezza della trama è l’attenzione riservata ai personaggi, alle loro reazioni e le interrelazioni. Partiamo da tav. 23/24 in cui l’incomunicabilità di Frank, docente universitario che avrà una spiacevole rivelazione da Spoiler, è narrata attraverso il silenzio e le inquadrature, che sono perfette. Ecco, se ricercate un motivo per leggere davvero Black Screen, quello è la regia sia da parte dello sceneggiatore sia del disegnatore. A dimostrazione di ciò, troverete una sequenza ambientata in un Diner in cui il posizionamento della camera diventa il ritmo di un dialogo che svela alcuni particolari della trama. I movimento non sono mai casuali, ben ponderati, e il risultato è una sequenza perfettamente cinematografica. Fluida, dinamica e d’aiuto per i testi.

Arriviamo alla sequenza di tav 56-59 in cui la morte prende letteralmente forma nella realtà. L’abbandono progressivo della vita è reso visivamente come corpi sani che camminano per strada e diventano cadaveri putrescenti. La morte, anche in un modo in cui si riesce a prevedere ogni singola azione, resta la grande incognita, il grande salto nel buio, e proprio attraverso la consapevolezza della morte che troveremo diversi punti di vista su di essa. Vi racconterei tanti particolari ma finirei per rovinarvi la lettura, vi lancio soltanto un piccolo amo: e se la morte diventasse una droga, una dipendenza adrenalinica da sfidare costantemente? Pensateci!

I disegni di Fubi sono l’altro surplus della storia. Il tratto frastagliato, nervoso, costantemente in bilico tra la definizione e la mancanza di uniformità si sposa gradevolmente con il senso di disagio che trasuda dalle pagine. Buona la doppia splash page di tav 12/13, e incredibile l’intensità delle sequenze discusse poco sopra; tav 23, con i suoi silenzi diventa la parte più dialogata dell’intera storia.

Black Screen, di sicuro, non stonerebbe come un lungo episodio della serie Netflix Black Mirror, ma Giuseppe Andreozzi, nella sua sceneggiatura, non manca di mostrare anche alcuni aspetti della cultura mainstream, partendo da How I met your Mother, passando per i Nine Inch Nails, e arrivando a Minority Report e The Matrix. E infine ci sono loro, gli intrecci, i diversi plot che sembrano – erroneamente – scorrere in direzioni diverse e poi confluiscono in una sola direzione. Quale direzione? Nel vero segreto della vita, e secondo Garret consiste nel pensare sempre come un bambino: è la meraviglia che allontana la morte e fa creare il futuro, e anche Spoiler.


Black screen
Noumeno. Un thriller quantistico
Paperi – Volume: 1
Le cose così
Blue: 1



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.