Recensione: Cestus

Editore Hakusensha
Autori Shizuya Wazarai
Prima pubblicazione 1997 ottobre
Prima edizione italiana 1999 Panini Comics
Formato
Numero pagine
Prezzo € 7,00

MORITURI TE SALUTANT

Cestus 1Morituri te salutant, il saluto che dall’arena era rivolto dai gladiatori verso il palco presieduto dal nobile di turno e spesso dall’imperatore in persona, sibilava dal basso suonando come la devozione di un ultimo riguardo nei confronti di un futuro incerto quasi sempre brevissimo. Molti autori nel tempo hanno provato a raccontarci, evocando quella romanità che abbiamo spesso immaginato, di gladiatori schiavi prestati al pubblico ludibrio; basta ricordarci i films come “Spartacus” (eccellente anche l’omonima serie assai più recente) o appunto “Il gladiatore“. Anche la letteratura e quindi i fumetti si sono aperti verso il suggestivo scenario di ispirazione storica. Il tema, delicatissimo per molteplici aspetti, porge il fianco a moltissimi livelli interpretativi, poiché l’universo della Roma antica è ben conosciuto e cadere in contraddizione è veramente questione di un attimo. Shizuya Wazarai ci prova con un’opera incentrata su un personaggio relegato alla durissima scuola dei gladiatori. Cestus è il suo nome, nome derivato appunto da un tipo di guanto di cuoio rifinito con borchie metalliche indossato durante i combattimenti nell’arena. Cestus è un ragazzo, dotato di un corpo esile e supportato da una statura media, ma la sua rapidità non ha pari almeno come il senso di abnegazione che prova nei confronti del suo mentore, l’ex eroe degli stadi Zafar. Cestus vive ai tempi dell’incoronazione di un giovanissimo Nerone, verso il trono di imperatore di una Roma a capo del mondo intero.

ROMA O L’IDEA DI ROMA?

Prima di calarci nell’analisi di questo manga storico è doveroso prendere in considerazione quello che incestus10-01 Europa è considerato da sempre un genere assai importante e ben realizzato. Gli esempi di lavori eccellenti sono distribuiti nei decenni e con risultati eclatanti, come non citare il veterano “Olac” o “Alix il figlio di Spartaco“, o i più recenti “Murena” o “Le aquile di Roma“. Quando ho avvicinato il manga di Shizuya Wazarai ero pervaso da molto scetticismo, sentimento peraltro confermato dalla lettura, così dopo molti anni di indecisione ho affrontato il manga sospendendo fino alla fine dall’astenermi dal dare un giudizio acerbo. Adesso giunto alla fine sono moltissimi i dubbi che mi assalgono voraci. Realizzare e strutturate un fumetto storico in un periodo preciso e ben documentato equivale a correre un rischio coscientemente, consapevoli del fatto che cadere nel ridicolo o inciampare in stridenti contraddizioni è un battere di ciglia. Consapevole del fatto che mi porrò contro molte critiche favorevoli lette in internet per rendermi conto di come viene accolto dalla comunità, sono comunque costretto a trarre fuori delle constatazioni doverose. Purtroppo rappresentare un’opera che culturalmente appartiene ad un paese profondamente diverso dal proprio è di per sé un’impresa complicata, se questa poi è di carattere storico i riflettori si fanno più nitidi e l’attenzione al dettaglio pignola e serrata. Ciò che traspare con immediatezza fino dalle primissime pagine è che della romanità, intesa come atmosfera, si ricerchi giusto l’impressione, come se il contesto servisse giusto a corredo invece di essere vero palco scenico sul quale alimentare le vicende. Devo sottolineare inoltre che anche le scenografie non corrispondono con esattezza a quel genere di architettura portentosa e grandiosa che la Roma imperiale aveva in seno alla capitale, di sovente infatti gli stralci prospettici indugiano su panorami assai scarichi di credibilità, apparecchiando tessuti urbani non appartenenti ai dettami basilari del modus operandi dei costruttori romani. Anche gli interni soffrono di quella puntualità descrittiva che un lettore curioso e desideroso di essere stupito si aspetta. Gli episodi storici si limitano a brevissime note che puntualizzano una data o un nome, apportando una didascalica spiegazione, troppo poco rispetto ad un disegno che rimane comunque distante dalla fisionomia italica (operazione che avviene benissimo con Asterix pur essendo un fumetto spesso grottesco e caricaturale).

ASSECONDARE COME ESERCIZIO

CestusNon tutto è perduto comunque, se si è capace di scendere a patti come spesso richiede qualsiasi tipo di letteratura, allora ci si può tranquillamente abbandonare all’idea che un quindicenne possa iniziare la carriera di gladiatore con semplicità disarmante. In fondo il plot è fin troppo scarno, l’espiazione, il desiderio di rivincita, la libertà da conquistare, la ribalta sono alla base di moltissime opere di successo. Per rendere la lettura scorrevole e piacevole si deve necessariamente abbassare l’asticella delle pretese; i rapporti che legano i personaggi sono spesso leggeri, poco strutturati, psicologicamente labili, caratteristica che irriducibilmente si mantiene costante, e che comunque cattura una nicchia di pubblico tutta sua. Ci sarebbe da dire molto ancora su quello che non è, rispetto a quello che vorrebbe essere, ma accontentiamoci di avere in fumetteria un’opera che si sforza di omaggiare l’immaginario fastoso e incomparabile che l’estinto Impero di casa nostra ha lasciato nelle teste di tutti quanti.


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C4 MATITE:

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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