Recensione: Come quando eravamo piccoli

come-quando-eravamo-piccoli

Editore Bao Publishing
Autori Jacopo Paliaga e French Carlomagno
Prima pubblicazione 19 maggio 2016
Prima edizione italiana 19 maggio 2016
Formato 17 x 23 cm in brossurato
Numero pagine 124 a colori
Prezzo 16,00 a colori

Nei film sembra facile. Un ragazzo incontra una ragazza. Il ragazzo parla alla ragazza. La ragazza s’innamora del ragazzo. E poi parte un pezzo acustico, o una ballata, qualcosa tipo “With or without you” degli U2 che, per inciso, è forse la miglior canzone d’amore mai scritta. Nella realtà, invece: divento goffo, balbuziente, impacciato. Più impacciato di Hugh Grant quella volta in cui si è visto entrare Julia Roberts nella sua piccola libreria di Notthing Hill. L’ideale sarebbe una via di mezzo. Non puoi pretendere di cavartela come Billy Crystal in “Harry ti presento Sally”, ma è anche vero che sfoggiare un sex appeal degno del gobbo di Notre Dame potrebbe non giocare a tuo favore. Una via di mezzo. Basta trovare le parole giuste. State a vedere. 

COME QUANDO ERAVAMO PICCOLI

Come-quando-eravamo-BaoMettetevi comodi. Avete spiumacciato il cuscino sul divano? Avete scelto l’hashtag da usare per il livetweeting? Avete al vostro fianco birra fresca e stuzzichini uno tira l’altro? Il telecomando? Bene. Lasciate pure che parta la sigla di questo nuovo episodio de Le città viste dall’alto. Produttore Esecutivo Bao Publishing, creato dal duo “Aqualung“, Jacopo Paliaga e French Carlomagno. Pronti? Via.

Esistono storie che sono tue ancor prima di leggerne l’incipit, ancor prima di capire in quale direzione vuole portare il lettore e quali sensazioni vuole suscitare. Come quando eravamo piccoli è uno di questi strani casi di legame emotivo che si crea solo con il titolo. Probabilmente perché fa leva su quella gamma di aspettative che mettiamo in gioco quando qualcuno parla del passato. Che sia tuo, di un’altra persona, di un personaggio di fantasia, è sempre una carta vincente. Paradossalmente conoscere il passato affascina più delle aspettative future. Non è importante cosa succederà, ma in che modo accadrà sulla base di ciò che è avvenuto in passato.

Eppure in Come quando eravamo piccoli, il passato – quello remoto – non è preponderante, non è un’ombra che aleggia costantemente sui personaggi mutandoli e facendo compiere scelte assurde. Il passato è presentato attraverso i personaggi stessi, con i loro comportamenti e soprattutto le loro relazioni. Pietro, protagonista della storia, mostra la sua infanzia attraverso il rapporto con la sorella Rebecca, la quale – a sua volta – ha ricreato un’oasi felice nella propria casa con il suo compagno Lucas. Anche Alice, controparte femminile della storia, mostra il suo legame con cosa significa essere come quando eravamo piccoli; la tristezza ha reso grigio il suo ricordo migliore – un vecchio cinema gestito in passato dal padre – aiutandola a restare ancorata alla corsia riservata ai sognatori.

Pietro e Alice, restando in tema musicale – uno dei fil rouge della storia – sono due lati dello stesso vinile. Pietro è il lato A; ha sfondato nell’edulcorato mondo di Hollywood creando una serie tv di successo che però, stagione dopo stagione, si è allontanata dalla sua idea originale. Perdere la propria identità: questa è la figura di Pietro come ci è presentata dagli autori. Un giovane uomo che ha raggiunto i suoi sogni e nel momento in cui doveva saltare sulla nuova curva del ciclo di vita, si è trovato a essere una Cash cow. Complice anche Sophie, la regina del suo cuore e del suo show. Alice è il lato B; sogna la musica dal retro di un bancone di un bar e, tra i granelli di polvere che fluttuano sul fascio di luce del proiettore, tiene aperta la porta dei sogni.

PIETRO E ALICE. 

bao-come-quando-eravamo-piccoli-2Perché dilungarsi così tanto sulla caratterizzazione dei personaggi? Perché non sono funzionali alla storia. Sono loro stessi la storia! Tutto ciò che avviene è dettato dalla loro inconsapevolezza di essere così ben formati come persone. Pietro è perfettamente calato nel suo viaggio dello scrittore in cerca di personaggi, smarrito, disilluso, e vuoto. Alice è la co-star presentata nell’episodio successivo al pilot e che lentamente conquista sempre più spazio nel minutaggio dell’episodio e porta a compimento il viaggio del nostro eroe.

Quindi Come quando eravamo piccoli ha una struttura filmica? Si e no. Sì, è scritto come se fosse un film; tutto accade al punto giusto e – facendo il maestrino perfettino – sono rispettati i tre atti e tutti i “colpi di scena” e le svolte. No, la storia è strutturata in modo che possa essere fruita anche a episodi, complice anche la suddivisione interna dei capitoli che accentuano questo aspetto.

MONDAY’S BLUE…

bao-come-quando-eravamo-piccoli-3E poi ci sono loro. True Detective, Dylan Dog, Who, Back to the future, Cameron Diaz, Breaking Bad, Fringe, I Cure e tanto altro ancora. Loro, i riferimenti. Quando racconto cosa ricerco in una storia affinché possa colpirmi al cuore e catturare la mia totale attenzione, è esattamente ciò che è presente in Come quando eravamo piccoli. Gli autori – e qui mi autocito con il nome delle mie lezioni universitarie – raccontano il mondo partendo dal mondo che li circonda. Paliaga e Carlomagno calano il lettore in un mondo contemporaneo, riconoscibile, in cui ognuno può rivedere se stesso. Io mi sono rivisto. Partendo dalla musica (chi non adora i Mumford & Sons?) passando per il cinema (gli autori sono solo invidiosi di Jake Gyllenhaal) e arrivando alle cazzate che fanno gli amici alle feste (Helicopter dick is real!). Il sunto perfetto di ciò che ho detto è pagina 39, di cui trovate il testo nella citazione in apertura poco sopra.

In definitiva – taglio prima che la recensione diventi una pessima stagione, peggio dell’ottava di Dexter – promuovo Come quando eravamo piccoli a pieni voti, anzi a 8.7 stelline di IMDb, e come direbbe Jack Sheppard di Lost “We have to go back“, e leggo nuovamente tutto dall’inizio. Oh take me back to the start!


Come quando eravamo piccoli
Il settimo splendore
Un lavoro vero
Al sole come i gatti
Ogni piccolo pezzo




LA NOSTRA PAGELLA: 8.7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.