Recensione: Crows

Editore Akita Shonen
Autori Hiroshi Takahashi
Prima pubblicazione 1990
Prima edizione italiana 2014
Formato 21 x 15 cm
Numero pagine 220 circa

Prezzo 8,90 euro

L’istituto Suzuran non gode affatto di una buona reputazione, dal momento che i suoi studenti amano trascorrere il proprio tempo in risse. Per questo ha il soprannome di scuola di corvi.

BOTTE DA ORBI

crows-3306197Se avete in qualche modo apprezzato Worst non potrete fare a meno di leggere il suo prequel: Crows. Le notizie che è giusto che conosciate subito sono di diversa natura: la prima è che l’opera originale di 26 volumi in Giappone è conclusa e che da noi purtroppo è stata interrotta al volume numero 9, per ragioni che Panini definisce fuori dalla propria volontà; la seconda è che è un vero peccato perché la storia traccia una perfetta parabola narrativa a cucitura del manga successivo. Crows racconta le accidentate avventure del giovane Harumichi Bouya, studente appena trasferitosi al Suzuran, il famoso quanto terrificante istituto maschile noto per i suoi frequentatori poco raccomandabili. Sarà l’eccezionale forza del protagonista il collante che ridistribuisce i valori in campo e le cariche in un continuo susseguirsi di zuffe, risse, combattimenti agghiaccianti ma mai completamente votati alla sola violenza, perché pervasi sempre da un alone di vena ironica che restituisce al lettore personaggi amabili e al limite della simpatia. Il progetto “Crows” non è solo una lettura spensierata di botte e sfide all’ultimo cazzotto, ma piuttosto l’incarnazione provocatoria di una società ristretta, costruita per un numero limitato di persone, intorno alle quali annaspano alla meglio milioni di disgraziati che non riescono ad emergere dai compartimenti stagni nei quali sono capitati. L’alienazione giovanile viene vissuta come un dato di fatto dal quale è impossibile risalire e pare che l’unica soluzione sia quella di vivere alla meglio la propria condizione surclassando altri simili, limitati o dalla paura o da una minor forza espressa dalla violenza dei muscoli. Per fortuna il tono ironico di Hiroshi Takahashi smorza questo senso negativo sparpagliando un pizzico di umanità nei personaggi, lasciandoli emergere, anche se per qualche istante, nello scorrere di una vita normale. La continua mancanza di risorse economiche, la scarsità di prospettive e il dovere di sopraffare gli altri sono i temi che affogano la ragionevolezza di questa fetta di società, che preferisce ripiegare su sé stessa invece di coalizzarsi per progettarsi un futuro diverso. Ci sono punti di contatto con le storie che sentiamo ogni giorno, imbevuti però da quella cultura lontana e spesso incomprensibile che stiamo poco a poco valutando, venuta dal più estremo punto del mondo orientale.

UNO STILE DA RAFFORZARE

Accade ancora come con Worst, Takahashi ha bisogno di spazio narrativo, il suo segno migliora alla distanza, come un diesel ad inchiostro. I suoi disegni migliorano e convincono dopo un apparente periodo di riscaldamento nel quale prende le misure, posizionandosi su un buon livello. Lo stile infatti si affina amalgamandosi meglio dopo qualche numero. Crows nel complesso rimane un buon prodotto nel senso generale, anche Panini dal canto suo aggiunge una gradevole operazione grafica, non solo orientata da grossi volumi di  molte pagine ma anche attenta ad una veste grafica semplice ma accattivante. Ancora peccato per la repentina interruzione che vedeva già lanciato il numero dieci e che per adesso si ferma qui.

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Crows: 1
Crows: 2
Crows: 3
Crows 4
Crows 5



LA NOSTRA PAGELLA: 6.6/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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